La santificazione del periodo estivo / Definire spazi e tempi per il rapporto con il Signore

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Con l’arrivo dell’estate, chi può concedersi un periodo di vacanza o, almeno, qualche giorno di riposo lontano dalla routine quotidiana, dovrebbe cogliere questa opportunità anche come un’occasione per “resettarsi” e per cercare di riconnettersi con la propria Fede.
Questo anzitutto perché, in condizioni normali, l’estate è un tempo di riposo per “ricrearci”, cioè per “rinnovarci completamente”. E quindi per dedicare un po’ di tempo in più, sia a livello quantitativo (qualche minuto aggiuntivo) sia qualitativo (in condizioni di minore stanchezza e, magari, di silenzio), alla preghiera e al raccoglimento.

Perché? In primo luogo per ascoltare il Signore e, insieme, per fare un esercizio molto prezioso. Ovvero cercare di vedere meglio i grandi doni che Dio ci offre.
Come avete notato, non ho detto più tempo per “parlare” con il Signore, bensì per ascoltarLo. Infatti, il fatto di parlare, di chiedere e, magari, anche di ringraziare il Signore per i doni ricevuti non è una pratica così insolita, o no? Diverso è il caso dell’ascolto e, come detto, della consapevolezza dei tanti doni che, talvolta, diamo per scontati senza dargli troppa importanza. Tranne che quando rischiamo di perderli o li perdiamo proprio.

Riposo come occasione per riqualificare il nostro rapporto con il SignoreRiposo in tenda

E allora con più tempo (e voglia!) a disposizione sarebbe il caso durante l’estate di provare a definire nuovi spazi e tempi per “riqualificare”  il nostro rapporto con il Signore. (O rigenerare come si dice per i cellulari o dispositivi di altro tipo) .
Come cercare di essere maggiormente consapevoli dei doni ricevuti dal Signore? Anzitutto coltivando la gratitudine.

Un primo invito che in questo senso mi sento di condividere è quello di sforzarsi di dare maggiore valore ai doni che Dio ci ha dato. A partire dai familiari ed amici cui vogliamo bene. Oppure ai beni materiali che ci semplificano e ci rendono piacevole la vita. Al nostro lavoro professionale o al tempo libero che abbiamo a disposizione. E, soprattutto, alla salute in cui il Signore ci mantiene e che dobbiamo curare in modo costante e responsabile.

Mi sembra opportuno, da questo punto di vista, richiamare la convenienza del riposo. Sarebbe un’imprudenza che, potendo riposare, esaurissimo le forze per mancanza di riposo. Sapendo che siamo di Dio e che non ci apparteniamo, abbiamo la responsabilità di curare la salute, di essere in condizioni di dare a Dio tutta la gloria. Tenendo allo stesso presente che il riposo è anche una necessità spirituale.

Un secondo invito sarebbe invece quello a ridimensionare e, se del caso, a non dare affatto importanza a ciò che non ne ha. Mettere cioè almeno parte delle nostre preoccupazioni, sofferenze, problematiche nella loro giusta luce. Evitare di vedere sempre tutto nero. E, soprattutto, senza prospettiva di risoluzione o alleggerimento delle preoccupazioni, sofferenze, problematiche etc. che, tanto spesso, ci creano malumori e cattivo spirito.

Per quanto riguarda l’ascolto nell’orazione della voce del Signore, credo che la via migliore per prepararsi ad esso sia la cura del piano di vita spirituale che ciascuno di noi si è posto. Si tratta in un certo senso di concimare il terreno sul quale piantare i semi della Parola di Dio.

Per San Josemaria Escrivà il riposo non come ozio, ma dedicarsi ad altra attivitàRiposo, san Josemaria Escrivà

Per san Josemaria Escrivà (1902-1975), fondatore dell’Opus Dei, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002, riposare «non è un ozioso dolce far niente, bensì cambiare occupazione e dedicarsi per un certo tempo a un’altra attività utile e che nel contempo distragga»[1]. Bisogna quindi iniziare a collocare al giusto posto tanto il lavoro quanto il riposo, cominciando da quello estivo.

Per cercare di vivere un’estate “operosa” in famiglia e, in generale, serena, sana, gioiosa e generosa con gli altri, dobbiamo puntare ai piccoli dettagli.
>A questo proposito, ancorandoci ad una dimensione molto pratica, perché non collaboriamo di più, cercando di far collaborare di più ai nostri figli e nipoti, nei piccoli compiti domestici? Quindi buttare la spazzatura, svuotare la lavastoviglie, apparecchiare la tavola, annaffiare le piante, svuotare la borsa del mare, stendere i costumi, ecc.

Riguardo specificamente ai membri della nostra famiglia con i quali trascorriamo o trascorreremo più tempo durante l’estate, mi sento di dire che dovremmo cercare di farli ricaricare per tornare alla routine quotidiana a settembre con più energia, con più ottimismo e più voglia di fare.

Come ulteriore consiglio, suggerisco senza di dubbio di contribuire a rafforzare i legami familiari. Ed a far ritornare l’“armonia” tra quei membri nei quali si fosse magari affievolita. Come? Con la preghiera ma anche con il maggior ricorso alle relazioni faccia a faccia. Con le quali ci si può comprendere e ascoltare più da vicino che tramite il cellulare o, peggio, i soliti messaggi scritti o vocali. Durante le vacanze dovremmo avere più tempo a disposizione per le relazioni vere e per quell’incontro fisico che, sappiamo bene, rimane l’unico veramente personale.

Infine, siccome in vacanza spesso ci si innervosisce per qualche contrattempo oppure per il fatto di passare più tempo insieme, lasciamo correre quando possibile, facciamo da pacieri. E, soprattutto, quando avvertiamo che ci stiamo arrabbiando oppure alzando la voce, abbandoniamo la contesa!

                                                                           Giuseppe Brienza

[1] Cit. in Pilar Urbano, Josemaría Escrivá, romano. Un ritratto del fondatore dell’Opus Dei, Leonardo da Vinci, Milano 1996, cap. XVII.