AC Acireale / L’enciclica “Magnifica humanitas” tema dell’incontro formativo a Linguaglossa

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Dal 28 al 30 di agosto, si è tenuto nei locali della casa di spiritualità San Tommaso di Linguaglossa, il week end di formazione e spiritualità dell’ACI della diocesi di Acireale che quest’anno ha avuto come tema: “Custodire l’umano – riflessioni sull’Enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas”.

I contenuti sono stati proposti dall’ équipe adulti diocesana di ACI e introdotti da Alessandra Prestipino e Michele Cristaudo, responsabili del settore adulti, che hanno seguito un percorso molto ricco che ha coinvolto tutti i partecipanti.
Punto di partenza dell’itinerario formativo è stata la riflessione del professor Santo Toscano che ha trattato il tema “Magnifica Humanitas tra fondamenti dottrinali e prospettive socio pastorali”.

Al centro dell’enciclica “Magnifica humanitas” la persona umana

In via preliminare è stata sottolineata la linearità e la coerenza delle argomentazioni dell’enciclica che ha la struttura di un vero e proprio trattato e affronta le sfide legate alla res novae della contemporaneità con sapienza e lungimiranza. Al centro di tutto il documento, la persona umana con la sua dignità e i suoi diritti inalienabili. L’umanità magnifica che fa e può fare cose grandi è quella creata da Dio e redenta da Cristo. Il filo rosso, la pietra angolare su cui è costruito tutto il discorso è la logica dell’incarnazione – vincolante per tutti i cristiani – luogo e storia in cui il Vangelo interpella e accompagna l’esperienza umana. E dove la Chiesa si lascia istruire dallo Spirito sulla portata umanizzante del Vangelo.

Le fonti dell’enciclica partono naturalmente dalla Parola di Dio con le due icone bibliche di Babele e di Neemia e riprendono la storia del magistero sociale della Chiesa a partire dai primi secoli, e in età moderna dalla Rerum Novarum di Leone XIII. Particolare attenzione va data al magistero più vicino a noi, da Giovanni XXIII a papa Francesco e al Concilio Ecumenico Vaticano II. Santo Toscano evidenzia il motivo del dialogo della Chiesa con il mondo che non è un’opzione tattica ma una forma concreta della sua missione.

Un intero capitolo della Magnifica Humanitas (MH) è dedicato ai fondamenti e ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa. Ed è definito un cammino di discernimento comunitario che nasce dall’incontro tra la verità eterna del Vangelo e le domande della storia. Alla cultura della potenza il Papa oppone la civiltà dell’amore e la speranza di un mondo nuovo come quello cantato dalla Vergine nel Magnificat.

Come custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale?

Don Enzo Smriglio, assistente unitario regionale dell’ACI, ha invitato i partecipanti a non dire sbrigativamente che la Magnifica Humanitas è “l’enciclica sull’intelligenza artificiale”. Piuttosto viene subito messo in evidenza il sottotitolo,  che di fatto ne definisce lo scopo: “la custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.

Muovendo dalle Icone bibliche proposte dal testo – veri “Punti luce” presenti nell’enciclica (MH) – la torre di Babele (Gen. 11, 1-9) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme (Ne 2, 17-18, 3; 4; 6), un vero e proprio cantiere di umanità – la riflessione si snoda partendo dalla considerazione iniziale dell’enciclica, in cui il Pontefice afferma che “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova Torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme” (MH, n1).

A Babele il centro è l’uomo che si fa Dio, “Costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo” (Gen 11, 4) non certo per incontrare Dio. Ma piuttosto per diventare come Dio, per acquistare fama e rendersi autosufficienti. Dio non è nel progetto: è piuttosto completamente assente, rimosso e dimenticato. E’ interessante notare nel testo una sorta di ironia potente; mentre l’uomo cerca di salire, Dio, invece, scende per vedere cosa sta succedendo (cfr Gen. 11, 7).Azione cattolica diocesana incontro di formazione

La confusione delle lingue, che chiude il passo biblico, non va intesa come punizione crudele, ma piuttosto come il disvelamento di una verità: l’unità costruita senza Dio, fondata sull’omologazione e l’orgoglio, è un’unità fragile che si spezza. La dispersione è la conseguenza inevitabile dell’aver scelto la “potenza” contro la “comunione”.

A Gerusalemme il centro è Dio, che Neemia invoca nella preghiera prima ancora di parlare al re: “Narrai loro della mano di Dio, che era benefica su di me” (Ne 2, 18). L’opera non è frutto dell’iniziativa di un uomo potente ma di una responsabilità condivisa che riconosce la propria forza venire dal Signore.
Mettere Dio al centro (MH al n. 8) significa rinunciare all’individualismo e all’illusione di bastare a se stessi, riconoscendo che la vita è dono. Che la dignità di ogni persona viene da Lui, che il vero “più che umano” non è quello della tecnica, ma quello della Grazia.

Come può rinascere la città di Gerusalemme distrutta?

A questo momento di Lectio ha fatto seguito il momento dell’actio cioè l’assunzione di un impegno concreto. Per attuare ciò, i presenti hanno partecipato a uno specifico laboratorio che attraverso la riflessione, il confronto e l’uso di mattoncini Lego ha impegnato i partecipanti a lavorare insieme nella progettazione e ricostruzione metaforica del muro precedentemente distrutto. D’altronde, come riportato in MH, 8, don Smriglio conclude sottolineando che “La città rinasce non attraverso l’iniziativa di un unico individuo potente, bensì attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo”.

Come costruire una coscienza responsabile nell’era della Intelligenza Artificiale?

Francesco Pio Leonardi, collaboratore di Filosofia morale all’Università di Catania, affronta il tema “Per una coscienza responsabile: Etica e Cristianesimo nelle sfide dell’automazione” in un percorso affascinante che, oltre a definire che cos’è l’intelligenza artificiale (IA), ne illustra le implicazioni morali, come funziona e quali sono i punti di forza e i punti di debolezza con gli annessi potenziali rischi. Attraverso alcune importanti osservazioni tecniche e concettuali sull’IA, il relatore invita i presenti a considerare i pro e i contro di questa importante innovazione tecnologica, sottolineando la necessità di “Custodire l’umano dall’impossibilità di un AlgorEtica”.
Ciò perché i modelli, per quanto si offrano in modo formalmente ineccepibile, non sono qualcosa di totalmente compreso su cui l’uomo può esercitare una totale potestà decisionale. Ciò solleva dubbi e interrogativi da un punto di vista etico, sociale e normativo. In particolare, l’avvento dell’IA ha mostrato che l’etica – forse mai come ora – ha bisogno di uscire dal proprio guscio normativo e recuperare una coscienza morale capace, appunto, di custodire l’umano.

Si può porre l’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo?

Mario Agostino, responsabile dell’Ufficio cultura della diocesi di Acireale, ha presentato alcune possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale al servizio dell’uomo, proprio a partire dalla propria esperienza lavorativa nel campo della comunicazione con la Ricca.IT, azienda siciliana con sede a Ragusa che si occupa di infrastrutture IT e Data Center, Cybersicurezza, Supercalcolo e IA.

Vengono presentate alcune grandi potenzialità che l’IA offre in termini di moltiplicazione di capacità umane e soluzione di problemi complessi a una velocità mai vista prima e apportando contributi positivi in svariati campi. Tra i tanti, nell’ambito della Salute e della Medicina favorendo le diagnosi precoci, riducendo drasticamente il tempo necessario per progettare e mettere a disposizione dei malati nuove opzioni terapeutiche, sviluppare a partire dal DNA terapie specifiche per il singolo paziente e facilitare il percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale. (Ne è un esempio il “caso” Teseo a supporto dei pazienti autistici). Nell’ambito dello studio e del lavoro, lo svolgimento di mansioni noiose o burocratiche da parte dell’IA consente di liberare tempo per la creatività e le relazioni umane. (Il “caso” di Arianna segretaria di azienda).

Un sistema IA può essere impiegato per diagnosticare una malattia o per identificare un bersaglio. Un drone può monitorare un territorio agricolo oppure diventare uno strumento di guerra.

Quale volto dell’umano desideriamo custodire?

Gli interventi e le osservazioni emerse nel dibattito con i presenti evidenziano che una autentica “rivoluzione digitale” come quella in atto deve partire da una domanda che deve precedere ogni discussione tecnica sull’ IA: “quale volto dell’umano desideriamo custodire?”.
Quando emergono trasformazioni che incidono sull’esistenza delle persone e sull’ordine della società, la Chiesa è chiamata a comprendere e giudicare alla luce del Vangelo e indicare criteri operativi di giustizia.

Come rimanere magnificamente umani nell’era dell’intelligenza artificiale?

Alberto Randazzo, professore di diritto costituzionale e pubblico presso l’università di Messina, presidente dell’Azione Cattolica della diocesi di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela, chiude la tre giorni formativa degli adulti di AC della diocesi di Acireale, ponendo la dignità della persona e il bene comune come criteri di lettura e di indirizzo per vivere il tempo dell’IA.
In tal senso, egli ha ripreso i principi essenziali della dottrina sociale – presenti anche nella Costituzione Italiana – quali il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà, la giustizia sociale come criteri per valutare l’innovazione. Andando oltre la sola efficacia dei sistemi e ponendo “la persona oltre il modello della macchina”.

Per fare ciò, occorrono persone formate a un solido senso critico, in grado di prevenire il rischio più grave sottolineato da papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas, per cui “la tecnica separata dall’etica e dalla responsabilità, rende più rapida e impersonale la decisione sulla vita e sulla morte e di fare ricorso alla forza come opzione immediata e praticabile”.

 

Carmelo Agostino