Aci Platani / Autonomia sacramentale della chiesa Madre

In questi ultimi mesi del 2021, la comunità di Aci Platani sarà chiamata a ricordare due eventi molto significativi della sua intensa vita pastorale, ricca di anni e di storia.
Cioè il 450° anno da quando la chiesa Madre, dedicata alla Vergine Santissima del Monte Carmelo è stata resa sacramentale (1571-2021). E il centenario della sua elevazione a dignità di parrocchia, fatto avvenuto il 19 dicembre 1921.
Il primo dei due eventi ricorre il 27 settembre prossimo. Pertanto, grazie ad alcuni documenti custoditi nell’archivio della parrocchia, cercheremo di ricostruire il cammino che portò alla concessione dell’autonomia sacramentale.autonomia sacramentale chiesa maria del monte carmelo

Il cammino verso l’autonomia sacramentale

Il 27 settembre 1571 mons. Faraone, vescovo della Diocesi di Catania, dopo aver visitato, un anno prima, la chiesa Madre di S. Filippo, volle visitare anche le filiali. Dopo la visita pastorale, tenendo conto delle distanze che intercorrevano tra di esse, concesse soltanto a quelle di Santa Lucia e Santa Maria del Carmine alli Patanei, la possibilità di amministrare i sacramenti. Al fine di adempiere, nel migliore dei modi, a questo delicato compito il vescovo ordinò che le due chiese si munissero del necessario. E cioè: del fonte battesimale, di un bussolotto per portare la SS. Eucaristia agli infermi e di due bussolotti d’argento per gli oli sacri.

Bisogna dire però che le disposizioni del vescovo rimasero prive di efficacia. A distanza di tre anni ancora non s’era provveduto a dotare la chiesa delle cose strettamente necessarie. Infatti negli anni 1574, 1575 e successivi, il vicario generale era costretto a rinnovare le ordinazioni.

Nel 1576 finalmente l’autonomia sacramentale

Ma la disposizione ultima per la nostra chiesa a gestire autonomamente la propria sacramentalità venne soltanto nel 1576. Allorché il reverendo Pietro de Gullo «beneficiale della chiesa di S. Filippo di Carcina e di quella di S. Maria del Monte Carmelo della contrada delli Patanei» cedette tutti i diritti sulla chiesa.
Dietro regolare atto di fitto, infatti, i mastri d’opera della chiesa di Aci Platani ottennero che la «Ecclesia Sancta Marie del Monte Carmelo contratae Pataneorum territorij Acis esset divisa et segregata dalla chiesa di San Filippo di Carcina ex modo et forma prout et quemadmodum fuit divisa et segregata ab Ecclesia predicta Sancti Philippi de Carcina Ecclesia Sanctae Mariae Annunciatae contratae Aquiliae».

E’ chiaro che il beneficiale concedeva alla nostra chiesa, come aveva già fatto per quella di Santa Maria Annunziata di Aquilia, l’autonomia sacramentale non gratuitamente ma dietro compenso annuo. Che per i platanesi consisteva in onze cinque e cento uova che i mastri d’opera «si obbligano a dare, a pagare, a corrispondere allo stesso Rev. Beneficiale».

Ottenuta la concessione di celebrare i sacramenti, per Aci Platani inizia un periodo di grande fermento religioso, grazie ad una serie di eventi e di scelte che segneranno per sempre la vita della comunità. Un tempo di grande impegno su tanti fronti nel tentativo di aggregare persone e risorse economiche per dare una nuova e più dignitosa identità religiosa alla contrada.

Dopo l’autonomia sacramentale, l’ampliamento della chiesa Madre

A distanza di dieci anni, nel 1581, mons. Sinopoli, Vicario Generale della Diocesi di Catania, autorizzava gli abitanti della nostra comunità a celebrare con solennità la tanto sospirata festa del Corpus Domini senza più recarsi a San Filippo. All’inizio del 1600, grazie alla generosa disponibilità degli abitanti del luogo, ebbero inizio i lavori di ampliamento della chiesa Madre.

Successivamente si pensò ad introdurre il culto di diversi santi, soprattutto in seguito all’acquisizione di tante reliquie. Il 19 settembre 1627, i cappellani, insieme ai mastri d’opera della locale chiesa delli Patanej, commissionarono agli artisti Francesco Firrito e Antonio Platania, per conto del signor Josefh Pennese, della città di Acireale, la statua lignea della Madonna del Monte Carmelo. Subito dopo, mentre procedevano i lavori di ampliamento del sacro luogo, venne chiesta alla curia vescovile di Catania la concessione a poter festeggiare, in forma solenne, l’amata Patrona l’ottava di Pasqua. L’autorizzazione definitiva venne accordata nel 1634.

Ci auguriamo che il ricordo di questi eventi così importanti, possa suscitare, nei tanti giovani di Aci Platani, l’amore per la propria comunità. Insieme al desiderio di avventurarsi in ulteriori percorsi di ricerca e di approfondimento della sua storia.

                                                                                                         Giovanni Centamore

 

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