Il territorio acese è ricco di numerose edicole votive: piccoli luoghi di culto che costituiscono la testimonianza di una civiltà agricola e rurale oggi quasi del tutto scomparsa. Alcune di esse, però, meritano una particolare attenzione, perché affondano le loro radici in un passato lontano e sono giunte fino a noi, resistendo alle intemperie e alle calamità naturali. Sono piccoli tesori della nostra memoria, che i nostri padri hanno saputo custodire e proteggere nel corso dei secoli.
Tra queste merita particolare attenzione l’edicola votiva dedicata alla Madonna della Consolazione, che si trova nella parte alta di via Cappelluzza, ai piedi del torrente Lavinaio-Platani. Proprio al confine tra il territorio parrocchiale di Aci Platani e quello di Acicatena.
Un luogo che, nel corso del tempo, è stato teatro anche di momenti drammatici. Proprio in questo punto, infatti, il torrente ha più volte superato gli argini, straripando e seminando morte e distruzione.
Eppure, nonostante la furia delle acque e il susseguirsi delle calamità, la piccola edicola votiva è rimasta lì, quasi a vegliare sul territorio e sulla sua gente. Una presenza carica di storia e devozione, che ha attraversato il tempo e le avversità, conservando intatto il suo significato per la comunità.
Il piccolo tempio votivo fu visitato nel lontano 1571 dal vescovo della Diocesi di Catania, mons. Antonio Faraone. Successivamente, il 27 giugno 1594, si concesse licenza alla signora Antonella, vedova di Antonio Tomasello, di sostituire la suddetta cappella con una piccola chiesetta. La donna si impegnava a far celebrare periodicamente la messa dal cappellano della chiesa delli Patanej, volendo così, insieme agli abitanti del luogo, invocare la protezione della Vergine Santissima dalle insidie del torrente.
La chiesetta della Madonna della Consolazione la più antica del territorio
La chiesetta può essere considerata la più antica della parrocchia di Aci Platani, dopo la chiesa Madre. Infatti, a parte l’edificio legato alla presenza dell’antichissima Confraternita del SS. Sacramento (1554), le chiese di San Giuseppe, della Madonna della Pietà e di Porto Salvo nacquero successivamente, solo nella prima metà del Seicento.
In più occasioni la chiesetta fu minacciata e pesantemente danneggiata dalle piene del torrente, ma fu sempre ricostruita grazie alla devozione e alla generosa disponibilità degli abitanti. Non andò così, purtroppo, in occasione dell’alluvione del 4 settembre 1761, un evento catastrofico di enormi proporzioni. In quella sciagura molti furono i morti nel territorio catenoto, in particolare nel quartiere di Santa Lucia.
I danni ad Aci Platani furono enormi. La furia del torrente distrusse dalle fondamenta la chiesetta della Consolazione, per poi abbattersi sul centro abitato demolendo case e inondando giardini. La chiesa parrocchiale rimase sommersa dal fango fino alla mensa dell’altare maggiore e la piazza coperta di sabbia fino a sei palmi (1,5 metri). In quella spaventosa tragedia la sola Aci Platani pianse 11 vittime. L’odierna intitolazione della piazza principale del paese, denominata “IV Settembre”, ricorda questo luttuoso evento. Poiché in quel caso non si ebbe la forza economica per affrontare le spese di ricostruzione, l’antico luogo di culto venne sostituito dall’attuale cappella.
Dopo l’alluvione del 1908 una ricostruzione dell’edicola con una nuova immagine della Madonna della Consolazione

Un altro evento calamitoso che mise a rischio la sopravvivenza dell’edicola fu la spaventosa alluvione del 1908. In quell’occasione,si evitò la tragedia grazie alla tempestiva evacuazione del quartiere di via Cappelluzza. Da lì a poco, infatti, con l’aumento della pioggia, l’acqua del torrente cominciò a straripare. Ruppe gli argini e i piccoli e pochi ostacoli che si frapponevano al suo passaggio. Distrusse completamente la cappella della Madonna e si riversò con furia terribile su tutto il paese. I danni furono incalcolabili.
Sarebbero stati maggiori, con grave perdita di vite umane, come detto, se le case non fossero state sgombrate in tempo utile. Tuttavia, la popolazione del luogo non volle rassegnarsi all’ennesima distruzione e si adoperò prontamente per ricostruire il piccolo luogo di culto, affidandogli una nuova immagine della Madonna. Che, con ogni probabilità, è quella che ancora oggi possiamo ammirare.
I fedeli nei secoli hanno utilizzato la piccola cappelletta come luogo sacro dove riunirsi per la preghiera. Anche perché la chiesa Madre di Aci Platani si trova parecchio distante. Fino a quando le strade non erano ancora eccessivamente trafficate, i parroci che si sono succeduti alla guida della comunità platanese, allo scopo di animare la vita religiosa degli abitanti del luogo, più volte, sono andati a celebrarvi la Santa Messa in occasione del mese di maggio.
Possiamo essere contenti, quindi, se a distanza di così tanto tempo, la bellissima immagine sacra è ancora lì a proteggere quanti, animati da sincera devozione, si rivolgono a lei con fiducia.
Giovanni Centamore
