Aci Platani / Illustrato in conferenza il restauro del dipinto della Vergine del Monte Carmelo

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Nell’ambito delle iniziative collaterali alla festa in onore della Vergine SS. del Monte Carmelo, domenica 7 luglio, nella splendida chiesa Madre di Aci Platani, ha avuto luogo una conferenza aperta alla cittadinanza dal titolo Il dipinto della Vergine SS. del Monte Carmelo e il suo restauro”.
Presenti, oltre alla restauratrice Giovanna Comes, don Salvatore Coco, parroco di Aci Platani, Davide Sorace, presidente dell’Ass. “Santa Maria del Monte Carmelo” e Giovanni Centamore, docente di Religione Cattolica e autore del libro La Comunità di Aci Platani. Itinerario di ricerca tra fede arte e storia. A coordinare l’incontro, Roberta Licciardello.

Quella presa in considerazione, grazie ai recenti lavori di restauro, è un’opera di inestimabile valore artistico che, durante alcuni periodi dell’anno liturgico, è possibile ammirare sul tronetto dell’altare maggiore. Il restauro è stato autorizzato dall’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Acireale e dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania. E voluto dall’associazione “Santa Maria del Monte Carmelo”, che da anni opera in parrocchia.parroco don Salvatore Coco

Nel saluto iniziale don Salvatore Coco ha voluto sottolineare come l’importante restauro può essere visto come un segnale tangibile delle attività di tutela che la parrocchia desidera portare avanti per la salvaguardia dell’enorme patrimonio artistico presente nella chiesa Madre.

Illustrato il restauro del dipinto della Vergine del Monte Carmelo

La conferenza è stata l’ occasione per presentare i particolari del restauro e per fare un’attenta lettura iconografica dell’opera. La restauratrice Giovanna Comes ha illustrato gli aspetti storico-artistici dell’opera, le problematiche determinate dallo stato di conservazione, la scelta dei materiali e delle metodologie utilizzate durante il delicato lavoro di restauro.

Nella seconda parte dell’incontro l’insegnante Giovanni Centamore ha presentato una approfondita lettura iconografica del dipinto. In maniera particolare ha voluto sottolineare che si tratta di un’opera di inestimabile valore artistico e di rara bellezza. La figura di Maria conserva una somiglianza impressionante con “La Madonna dell’uva” (1650) di Pierre Mignard, ubicata nel museo del Louvre di Parigi. Anche se è stata dipinta da una prospettiva diversa. Tuttavia i particolari iconografici sono simili. Un raro soggetto che sembra presentare Maria come vite feconda per eccellenza. Vite feconda perché è lei che nel suo grembo di Madre, attraverso l’azione dello Spirito, è chiamata a fecondare il Verbo divino.

il dipinto restaurato
Il dipinto restaurato

Un particolare assai significativo è dato dal fatto che, come nell’opera francese, il bambino Gesù, in braccio alla Vergine, con la mano destra si copre il capo con il manto, mentre con la mano sinistra accoglie da Maria un grappolo d’uva, chiaro riferimento al banchetto eucaristico nel quale Gesù offre il suo corpo ed il suo sangue.
Il gesto di Gesù di trovare riparo sotto il velo è espressione della tenerezza del Messia, che guardando verso di noi, suo popolo, già intuisce il mistero della passione a cui andrà incontro offrendo il suo sangue. E vuole quasi suggerirci: nei momenti di tribolazione cercate riparo nella mia Madre celeste. Cioè ci indica la Vergine Santissima come protezione e rifugio.

E’ fin troppo evidente che la preziosa immagine ha poco o niente dell’iconografia carmelitana. L’effige della Vergine dipinta, diventa Madonna del Carmelo, solo perché l’autore avvolge nelle braccia della Vergine un semplice abitino.

L.V.

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