Visitare le terre di Aci Aci significa scoprirle anche attraverso la sua inconfondibile enogastronomia, tra cibo e tradizione: dalle colazioni con granita e brioche ai pranzi di pesce fresco, dalla tavola calda siciliana ai dolci della tradizione, ogni angolo delle Aci, racconta un gusto, una storia ed un’identità. Tra tante eccellenze di cui abbiamo parlato e che affronteremo nel tempo, abbiamo immaginato uno dei tanti itinerari possibili che, grazie in particolare al grandissimo lavoro di promozione del Gal Terre di Aci, stanno incuriosendo trasmissioni televisive e turisti.
Enogastronomia doc nelle Terre di Aci, tra cibo e tradizione
Mattina: la granita, più che colazione, un rito
Soprattutto d’estate, la giornata può cominciare solo in un modo: con una granita artigianale accompagnata da brioche col tuppo. È più di una colazione: è un rito condiviso da generazioni. Mandorla e cioccolato è l’abbinamento più amato, ma non mancano i gusti come gelso nero, limone e ovviamente, caffè. La classica brioche col tuppo, soffice e profumata, prende il nome dallo chignon delle donne siciliane. Si mangia strappando prima il tuppo per inzupparlo nella granita, secondo l’uso locale. Ogni pasticceria ha la sua versione: più burrosa, più dolce, con lievitazioni lunghe o aromi di vaniglia e arancia.

Metà mattina: spizzichi e bocconi
Dopo una passeggiata tra le strade delle Aci, lasciatevi tentare dalla pasticceria locale: ogni dolce ha una storia. I cannoli di ricotta, le cassatelle, le paste di mandorla sono piccoli tesori di sapore legati a feste religiose, ricorrenze e tradizioni familiari tramandate da generazioni. Ma accanto alla tradizione, c’è anche chi ha saputo innovare con creatività e rispetto per il territorio.

È il caso del giovane pasticcere acese Andrea D’Anna, che nella sua Patisserie ha saputo elevare a simbolo locale il limone verdello, agrume tipico della zona e spesso dimenticato. Con il suo semifreddo al verdello, protagonista di un mio precedente articolo, D’Anna ha dato voce a un frutto che parla di estate, di freschezza, di Sicilia autentica. Ogni morso può diventare una scoperta, ogni sapore una porta aperta su un racconto di terra, passione e memoria.
Pranzo: “Cu mangia fa muddichi”
A mezzogiorno, le Aci ed il cibo si incontrano e si intrecciano in un racconto di gusto e identità che attraversa paesaggi, borghi e tradizioni. Infatti, offrono due anime gastronomiche ben distinte: quella marinara, tipica dei borghi sul mare, e quella contadina e conviviale del centro storico. Aci Trezza e Aci Castello sono celebri per i loro ristoranti affacciati sul mare, dove il pescato fresco del giorno è protagonista indiscusso.
Nel cuore di Acireale, invece, in via Carpinati, vale la pena fermarsi all’Antica Osteria Palamidessi. Attiva da oltre quarant’anni, con tanto di candeline di anniversario spente lo scorso 31 luglio, questa osteria è uno dei locali storici della città, sinonimo di accoglienza, cucina genuina e porzioni abbondanti. I piatti di pesce fresco, le paste caserecce e le pizze cotte a puntino ne fanno una tappa imperdibile per chi desidera assaporare sapori autentici in un’atmosfera familiare. Qui la tradizione è di casa ma preparata con gusto e cura: dagli spaghettoni alla “Pietro Palamidessi” agli involtini di pesce spada, ogni proposta racconta un pezzo di Sicilia.
Per qualcosa di un po’ più chic, presso il ristorante Alloro, lo chef Salvo Sardo, originario di Aci Sant’Antonio, si è distinto per la sua cucina territoriale, in particolare per il recupero del Cavolo Trunzo di Aci, presidio Slow Food, che interpreta in piatti raffinati e genuini. Il cavolo, dal gusto deciso e ricco di proprietà benefiche, è diventato il simbolo di una nuova consapevolezza gastronomica.

Pomeriggio: street food e arancini d’autore
Nel cuore del pomeriggio, o a qualunque ora venga fame, la risposta è una sola: tavola calda. Re indiscusso è l’arancino (nelle Aci è maschio!), ripieno di ragù, burro ma anche in varianti creative come funghi o salmone. Un esempio d’eccellenza? Quello firmato da Emanuele Sarpa, titolare della pizzeria Frumento di Acireale, che ha proposto l’arancino al cavolo trunzo come rappresentanza siciliana al G7 di Siracusa, portando in una sede internazionale un prodotto che è emblema del territorio. Accanto agli arancini, non mancano cipolline, cartocciate, pizzette e bombe salate: un vero tour del gusto in formato tascabile, che esiste solo qui in Sicilia.

Cena: esperienze culinarie tra innovazione e territorio
La sera, le Aci si accendono di cibo, luci, profumi e sapori. Tra i ristoranti di alta cucina spicca Alloro, nel centro storico di Acireale: cucina quasi stellata, ingredienti locali e visione contemporanea. Qui la tradizione incontra l’eleganza dell’impiattamento e la creatività mediterranea. Per una serata più informale, Frumento è tra le migliori pizzerie della Sicilia. Premiato per impasti a lunga lievitazione e ingredienti a km 0, propone una filosofia slow food. La pizza diventa una tela che racconta il territorio: pistacchio, timo selvatico e il cavolo trunzo sono solo alcuni dei protagonisti.

Enogastronomia doc nelle Terre di Aci / Un territorio che si racconta col buon cibo
Visitare le Aci non è solo ammirare i faraglioni o passeggiare tra i vicoli barocchi. È anche lasciarsi guidare dal palato, alla scoperta dell’anima più autentica di questo angolo di Sicilia. Dalla brioche col tuppo al semifreddo al verdello, dai profumi della tavola calda alle creazioni degli chef contemporanei, ogni sapore custodisce una storia di memoria, terra e passione.
Il consiglio, per il viaggiatore curioso, è semplice: sedersi con calma, scambiare due parole con chi cucina, farsi guidare. Qui il cibo è ancora intimo e conviviale, un invito a scoprire le tradizioni locali, la stagionalità, la creatività che sa reinventare anche un ortaggio umile come il cavolo trunzo. Mangiare nelle Aci è, in fondo, un modo per viverle davvero.
Giorgia Fichera
