Acireale / Festa del Sacro Cuore, don Barbarino: “Piantiamo qui un seme e aspettiamo che cresca”

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sotto la stele del Sacro Cuore di Gesù

Si sono da poco conclusi ad Acireale i solenni festeggiamenti in onore del Sacratissimo Cuore di Gesù. La festa si è svolta presso l’omonimo Santuario retto da don Orazio Barbarino e sotto l’egida della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria.
Dopo il triduo di preparazione alla ricorrenza, con le celebrazioni presiedute dal vicario generale, mons. Agostino Russo, la festa è entrata nel vivo. Ci sono state due solenni celebrazioni il 6 giugno, vigilia, ed il 7 giugno, la festa, con la celebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo mons. Antonino Raspanti. Erano presenti i sacerdoti del primo Vicariato. Presenti pure il vicesindaco Valentina Pulvirenti, l’Unitalsi, la Misericordia, il popolo radunato.

Abbiamo chiesto a don Orazio Barbarino di parlarci del Sacro Cuore

La presenza redentrice di Gesù con il suo cuore spalancato sul petto a significare il suo stare con noi, le sue intenzioni di amore, di amicizia, nei nostri confronti, ci vuole dire che, se noi siamo qui, non è per caso. A cominciare da me, intanto! Non avrei potuto immaginare mai per la mia persona un esito così particolare, con un incarico in apparenza di relativa importanza, perché, è stato detto, “ il santuario non è più parrocchia“. Invece questa scelta, arrivata solamente con la mia venuta, io la ritengo saggia. E’ la cosa giusta che, forse, bisognava fare già tanto, tanto tempo fa. Di questo diciamo al nostro Vescovo il nostro grazie per averlo pensato e fatto. Per il bene della nostra vita, dal nostro popolo che siamo noi, per la nostra città di Acireale, per tutto il territorio diocesano.vescovo Antonino Raspanti

Come nasce ad Acireale la tradizione del Sacro Cuore?

Fu il primo vescovo della diocesi di Acireale, monsignor Gerlando Maria Genuardi ad avere l’idea. Anche se, però, fu il suo successore “il servo di Dio” monsignor Giambattista Arista a partorire l’idea, a decretare la nascita di un tempio al Cuore di Gesù. L’idea nacque a protezione, secondo lui, della città, della diocesi ma ancora a proteggere la grande patria nostra che è l’Italia. Un tempio votivo per la pace sorto su di un colle proprio a sostegno dall’alto della città.

Monsignor Salvatore Russo sentì l’urgenza di attuare il voto dei suoi predecessori. Nel 1940 notificò il proposito al clero tutto e all’intera diocesi. Soltanto nel 1951, grazie alla tenacia di alcuni, si arrivò concretamente a mettere mano alla costruzione del tempio che poi fu solennemente aperto per la festa del Corpus Domini del 21 giugno del 1962. Il miracolo avvenne anche per l’audacia delle suore della Visitazione.

Le suore hanno avuto un ruolo nell’edificazione del Santuario?

A loro va dato il merito di aver concepito la mirabile impresa. Oggi le suore non ci sono più, sono andate via e il monastero, come una fortezza abbandonata, aspetta di essere riaperto. Il monastero è del Sacro Cuore, è stato costruito unicamente per essere un faro di luce di protezione della città e della diocesi di Acireale, nessuno lo può dimenticare. Tutti dobbiamo impegnarci perché continui a realizzarsi il sogno, l’opera pensata e voluta dai Padri e dalle Madri del tempo passato. Dio apre sempre strade nuove: dove noi chiudiamo egli apre e dove noi apriamo egli, a volte, chiude. Il Sacro Cuore, posto sul colle in piazza Dante, chiama i cristiani della città e diocesi di Acireale a darsi una mossa. Tutto mi fa dire che stiamo andando verso questo grande progetto, verso la realizzazione di questa mirabile impresa. festa Sacro Cuore

La più grande mossa è quella di Dio descritta da San Paolo nella lettera di Paolo agli Efesini. Paolo stesso si fa annunciatore delle impenetrabili ricchezze di Cristo mediante l’attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio e ora manifestato in Cristo. E noi abbiamo la libertà di partecipare a questo mistero mediante la fede in Gesù.

Si resta meravigliati e, quindi, increduli e ammutoliti se consideriamo il momento, il luogo, il perché del dono del redentore, del suo cuore divino e umano con sangue ed acqua. Accanto ai due malfattori Dio si rivela e continua a farlo anche oggi se sapremo stare sotto la croce accanto all’ultimo, al piccolo, ai sofferenti, agli anziani, ai senzatetto, meriteremo di essere amici di Gesù. Si può venire, sotto la croce, anche con intenzioni cattive e si resta inondati di grazie. Non è consentito a nessuno avvicinarsi sotto la croce e stare con le mani in tasca.

Qual è il messaggio che vuole lanciare alla città e alla diocesi tutta?

È il tempo di ricreare un piccolo mondo nuovo, qui in questo posto della città, perché Gesù ha fatto nuovo il mondo e noi ne siamo testimoni: per poesia, per bellezza, per profezia, per impegno, per responsabilità, per partecipazione. E tutto questo è come una vite che non si può costruire ma solo piantare e attendere con pazienza che il tempo la faccia crescere.
Tuttavia, la si può coltivare, annaffiandola e concimandola, per accelerarne o irrobustire il processo di crescita, io sono la vite vera e il Padre mio é l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo taglia e ogni tralcio che porta frutto lo pota affinché porti più frutto. Facciamoci potare…

Mariella Di Mauro

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