Acitrezza / Un incantevole borgo marinaro sospeso tra leggenda e letteratura

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Acitrezza Vista Panoramica

Ad Acitrezza, un incantevole borgo marinaro a pochi chilometri da Catania, si fondono la mitologia classica e quella verista, due grandi anime che rendono il paese un luogo sospeso tra leggenda e letteratura.

Il paesaggio costiero è dominato da imponenti Faraglioni (Isole dei Ciclopi) e dall’Isola Lachea, al centro di due leggende millenarie. L’ira di Polifemo, descritta nel IX canto dell’Odissea di Omero. Dove gli scogli rappresentano gli enormi massi scagliati dal Ciclope contro Ulisse in fuga.  Mentre ad Aci e Galatea, secondo Ovidio, si rifanno i faraglioni nati dal sangue del pastorello Aci, ucciso per gelosia dal Ciclope Polifemo, innamorato della ninfa Galatea.Cantiere Rodolico

Il borgo marinaro di Acitrezza fu scelto dallo scrittore Giovanni Verga, come ambientazione per una delle sue opere più importanti, “I Malavoglia(1881). Caposaldo del verismo e parte del suo “Ciclo dei vinti”.
I protagonisti dell’opera sono dei pescatori trezzoti appartenenti alla famiglia Toscano, ed il paese di Acitrezza resta al centro dell’opera.

La cittadina è stata anche il set del film di Luchino Visconti la “La terra trema”. Capolavoro del neorealismo italiano e libero adattamento del romanzo verghiano. Acitrezza fu anche meta di Johann Wolfgang von Goethe, che visitò le isole dei Ciclopi per il loro interesse geologico. E dell’artista Jean-Pierre Houël che la dipinse e raccontò nei volumi del Voyage pittoresque des isles de Sicilie, de Malta et de Lipari.

Visconti con la sua pellicola cinematografica in bianco e nero, ha prodotto un capolavoro  rendendo il paesino famoso nel mondo. Grazie anche all’interpretazione di personaggi, veri pescatori con un linguaggio parlato in dialetto siciliano, a volte di non facile comprensione.

Un piccolo paese, abitato da povera gente che vive con l’attività quotidiana della pesca, fonte di vita, di una vita grama. E’ dura la vita dei pescatori, che approdano con le loro barche all’alba, dopo una notte di intenso e faticoso lavoro, attesi dai grossisti, ai quali sono costretti a vendere il pesce appena pescato.
Il ricavo è misero ed i grossisti approfittano, comprando il pesce a prezzi ridicoli, per rivenderlo sul mercato ed arricchirsi a loro spese.

Salvatore Martino Rodolico
Salvatore Martino Rodolico

Gli attori, pur non essedo professionisti, riescono a far rivivere la vita di quella gente sfruttata, sempre in lotta con la miseria e con gli sfruttatori. Ma oltre ai racconti letterari e cinematografici, ci sono storie vere che meritano di essere raccontate. Come quella della famiglia Rodolico, che ha vissuto quell’era sino a cinque generazioni.

Imbarcazioni nate dalle sapienti mani di Salvatore Martino Rodolico oggi, 88 enne, di cui 65 in cantiere, che ha ereditato il mestiere dal padre nel costruire pescherecci e piccole barche da pesca. Barche come le sardare, nello storico cantiere navale nel porto trezzoto con vista sull’Isola Lachea.

Oggi, l’attività è portata avanti dai figli, Nuccio e Gianni. Un’eredità che ha il compito di raccogliere e proseguire un’autentica arte.  La famiglia, infatti, ora si dedica quasi esclusivamente al rimessaggio di piccole imbarcazioni in legno e alla costruzione di piccoli modelli in scala con altri oggetti d’artigianato.
Nel 2014, ha rischiato davvero di scomparire. Ma con l’aiuto dell’Associazione  culturale Centro Studi Acitrezza e l’intervento di Alice Valenti, figura artistica nel panorama internazionale, si è riusciti a fare riconoscere le barche in legno trezzote e il maestro d’ascia Salvatore Martino Rodolico, nel Registro delle eredità immateriali della Regione Siciliana. Atti propedeutici alla promulgazione del regolamento del porto di Acitrezza, che destina in maniera principale l’area comunale alle barche in legno, e all’iscrizione di Acitrezza nel Reimar.SPIRANZA Barca da pesca in legno

La figura della pittrice catanese Alice Valenti, ha svolto un ruolo importante e decisivo per la salvaguardia del Cantiere Navale Rodolico di Acitrezza, mobilitandosi per difendere questo patrimonio millenario minacciato dalla burocrazia, dai debiti e dai modelli di sviluppo moderni. Con il progetto “Spiranza”, l’artista è riuscita ad intervenire attivamente, acquistando un antico gozzo in legno a remi. Affidandone il restauro ai maestri d’ascia del cantiere e ottenendo riconoscimenti nazionali e internazionali.

Un’esperienza esaltante intraprendere un viaggio su una barca a remi per visitare in maniera green, le isole dei Malavoglia, senza dover sentire rumori di navi. O, peggio, inquinare il mare.
Un turismo sostenibile che attira molti turisti ed un mestiere che va tutelato. Perché il pescatore, il migrante, attraverso il mare, cerca una vita migliore, a cui si aggiungono le emozioni di chi rimane a terra.

                                                                                                   Giusy Giacone