AI / Perché Cina e Stati Uniti stanno investendo così tanto in data center?

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Perché Cina e Stati Uniti stanno investendo sempre di più in data center?
Perché Cina e Stati Uniti stanno investendo sempre di più in data center? Fonte dell'immagine: Dire.it

Stati Uniti e Cina stanno investendo sempre di più in data center, ma che cosa sono? I data center sono le infrastrutture fisiche che fanno funzionare gran parte di ciò che oggi chiamiamo internet: enormi edifici, spesso grandi come capannoni industriali, che ospitano migliaia di server e apparati di rete necessari per archiviare ed elaborare enormi quantità di dati. Al loro interno si trovano anche sistemi di raffreddamento, indispensabili per garantire che le apparecchiature funzionino senza interruzioni 24 ore su 24.

Ogni volta che si invia una e-mail, si guarda un video su YouTube, si effettua un pagamento online o si usa un’app come Google Maps, i dati che rendono possibile quell’azione passano attraverso uno o più data center. Sono loro a garantire che le informazioni esistano e siano conservate in modo sicuro, rimanendo accessibili in ogni momento: senza data center, gran parte dei servizi digitali che usiamo quotidianamente — come i social media o guardare un film in streaming — semplicemente non potrebbe funzionare.

La corsa ai data center tra Cina e Stati Uniti, perché oggi se ne sta parlando molto di più?

L’intelligenza artificiale richiede una quantità enorme di potenza di calcolo e di infrastrutture di raffreddamento avanzate, perché queste macchine generano calore ad altissime temperature. I principali colossi mondiali del nuovo mercato AI, come Microsoft, Google, Amazon e Meta (ex Facebook) stanno investendo nel settore intelligenza artificiale spendendo una quantità di denaro che non si era mai vista nella storia. Gli investimenti nel settore significano, di conseguenza, investimenti in data center sempre più sofisticati e microchip, fondamentali per migliorare la potenza di calcolo e per ospitare tutti i dati necessari a far funzionare i modelli AI. Le quattro aziende prevedono di investire fino 750 miliardi entro quest’anno, una cifra enorme e la più alta in assoluto nel settore da quando esiste. Per questo oggi si sente parlare così tanto di data center, ma non solo.

L’obiettivo delle quattro aziende statunitensi e quelli di prendersi la fetta di mercato più grande possibile. Andy Jassy, l’amministratore delegato di Amazon, ha dichiarato in una lettera agli azionisti, preoccupati delle possibilità che l’AI si riveli una bolla speculativa, che gli investimenti nel settore sono necessari al fine di mantenere la leadership oltre che per aumentare le entrate dell’azienda nel futuro. Come si finanziano: gran parte della costruzione è finanziata a debito. JP Morgan stima che serviranno oltre 6.000 miliardi di dollari entro il 2030 per data center e servizi relativi all’AI.

La corsa ai data center tra Stati Uniti e Cina: chi sta vincendo?

La Corsa all’AI va a pari passo con la corsa ai data center. La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti serve anche per stabilire chi dei due otterrà la fetta più grande del nuovo mercato. L’idea fra le due grandi potenze è che chi controllerà il settore dell’AI avrà un maggiore potere d’influenza nell’economia mondiale. Gli Stati Uniti sono avanti nella corsa, ma la Cina non è tanto indietro. La corsa all’AI è fondamentale proprio per i suoi possibili risvolti geopolitici e nella globalizzazione.

Rimanere indietro per gli Stati Uniti vorrebbe dire essere superati tecnologicamente dalla Cina e significherebbe davvero vedere la fine del dominio statunitense nei mercati globali e la ricostituzione di un mondo bipolare. Significherebbe la ricostituzione di un mondo con due grandi potenze che si fronteggiano l’un l’altra, non più URSS e USA, ma Cina e Stati Uniti. Gli Stati Uniti è vero, sono avanti nella costruzione di data center: ad aprile 2026, gli Stati Uniti contavano oltre 4.000 data center, pari al 37% del totale mondiale. Ma la Cina ha un grosso vantaggio nel settore energetico.

Cosa ci dice John Power sulla corsa ai data center tra Stati Uniti e Cina

John Power, responsabile della sezione Economia e Commercio per l’Asia di Al Jazeera English Online, in un articolo dice che la Cina ha a disposizione il doppio dell’elettricità degli Stati Uniti. Questo distacco presumibilmente aumenterà ancora, per via dei grandi investimenti che la Repubblica popolare cinese sta apportando nel miglioramento della rete energetica del paese, attraverso fonti rinnovabili come quella eolica e solare. Leah Fahy, economista senior per la Cina presso Capital Economics, ha dichiarato ad Al Jazeera che per via della manodopera a basso costo —dove in Cina il lavoro non è molto regolamentato come invece lo è negli Stati Uniti e in altri paesi democratici— hanno consentito “una costruzione di data center e delle relative infrastrutture energetiche molto più rapida rispetto agli Stati Uniti“.

Nell’articolo di John Power vengono fatte anche presenti le limitazioni normative negli Stati Uniti che ostacolano la costruzione di data center, con opposizioni sia da parte degli enti locali che dagli ambientalisti. Opposizioni che in Cina sono decisamente meno presenti dovuto al forte potere dell’autorità centrale. Per questo motivo la Cina, anche se è indietro rispetto agli Stati Uniti per il numero di data center, potrebbe velocizzarne la costruzione.

Grandi leader nel settore dell’intelligenza artificiale come Elon Musk di Tesla, Jensen Huang di Nvidia e Sam Altman di OpenAI (l’azienda di ChatGpt), hanno apertamente riconosciuto il vantaggio della Cina nel settore energetico. Per la costruzione di nuovi data center serve dunque molta energia, e la Cina è di gran lunga più avanti rispetto agli Stati Uniti. La corsa ai data center è accompagnata dalla corsa verso un maggiore sviluppo energetico, che diventa fondamentale per gli Stati Uniti se vogliono diventare leader mondiali nel settore e battere la Cina.

Quali sono le materie prime necessarie per la costruzione di microchip che servono ai data center

Il 22 maggio 2026 i ministeri del Commercio e delle Finanze cinesi hanno imposto sanzioni a dieci aziende statunitensi del settore della difesa, in risposta al divieto imposto ad alcune imprese cinesi che avevano rapporti con quelle stesse aziende. Hanno una importanza rilevante i microchip avanzati che servono per alimentare i data center. I microchip non dipendono dalle terre rare per la loro composizione interna in senso stretto e vengono spesso confusi come materiali fondamentali nella la produzione di microchip poiché sono fondamentali per l’industria dei semiconduttori in generale.

Cosa sono il gallio e il germanio? Due materie prime necessarie per i microchip e, di conseguenza, per i data center

Sono invece indispensabili nella produzione di microchip degli altri materiali: il gallio e il germanio. La Cina controlla circa il 98% della produzione mondiale di gallio grezzo e tra il 67-85% del germanio, oltre a dominarne quasi completamente il processo di raffinazione. È proprio su questo terreno che si gioca una parte importante della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Pechino ha iniziato a imporre restrizioni all’export di gallio e germanio già nel 2023, fino ad arrivare, nel dicembre 2024, a un divieto totale verso gli Stati Uniti — una risposta diretta ai controlli americani sull’export dei chip avanzati verso la Cina, già in vigore dal 2022. Il divieto è stato temporaneamente sospeso a novembre 2025, ma resta valido solo fino a fine novembre 2026.

L’amministrazione Trump, dal un lato, sta cercando di investire nella raffinazione partendo quasi da zero: il Dipartimento dell’Energia ha finanziato il rilancio dell’estrazione di gallio negli Stati Uniti, qualcosa che non accadeva da quasi 40 anni. Gli analisti, però, stimano che gli Stati Uniti non avranno una produzione interna significativa di gallio prima del 2029-2030: fino a quel momento, ogni nuova restrizione cinese un può diventare leva di ricatto, con possibilità concrete di infliggere un duro colpo all’intera filiera americana dei microchip e, di conseguenza, dei data center.

La costruzione di più data center si sente anche nelle bollette

È stato proposto alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti da parte di alcuni repubblicani della commissione Energia e commercio il disegno di legge “Ratepayer protection act“. La proposta di legge promossa dagli Stessi deputati che appoggiano i presidente Trump ha trovato anche consenso nell’ala democratica. Il disegno di legge prevede che le grandi aziende dovranno prendersi carico del 100% dei costi dell’energia che viene destinata per i data center. Poiché ormai da qualche anno gran parte dei cittadini statunitensi che hanno visto aumentare le proprie bollette, hanno dato la colpa alla crescita edilizia dei data center delle proprie città.

Anche se l’aumento dei prezzi delle bollette per i cittadini statunitensi non è solamente dovuto al boom edilizio dei nuovi data center, quest’ultimi hanno giocato un ruolo significativo. I numeri reali sulle bollette residenziali tra il 2021 e il 2026 sono significativi. Secondo i dati dell’istituto di ricerca US Energy Information Administration i prezzi delle bollette in quei 5 anni sono cresciuti di una media nazionale del +42%, con picchi ancora più alti in alcune grandi città: Washington D.C, +94% con il dato più alto del paese; Maryland, +74%; Maine, +73%; New York, +58%.

I ricercatori Ike Brannon e Samuel Wolf, nel 2024, hanno elaborato uno studio sull’impatto nei prezzi di mercato dovuto alla crescente richiesta di energia. Viene stimato che se non si dovesse intervenire in generazione e trasmissione, le tariffe delle bollette in un paese come la Virginia — con quasi 600 data center, che nel 2024 hanno rappresentato circa il 40% di tutto il consumo elettrico dello stato— potrebbero salire fino al 70% nel prossimo decennio col rischio di possibili cali di tensione e black out in tutto il paese.

Un cartello con la scritta "No data center" in California, USA
Un cartello con la scritta “No data center” in California, USA.

I rischi ambientali dovuti alla crescita di data center

Seppur ancora la ricerca su come il raffreddamento dei data center influisca sulla qualità dell’acqua è limitata, è molto probabile che influisca negativamente sull’ambiente. Secondo l’istituto di ricerca MOST Policy Initiative, nei data center, attraverso l’utilizzo di una combinazione di raffreddamento ad aria e ad alto consumo energetico che serve a dissipare il calore dei computer, l85% dell’acqua che viene utilizzata evapora e non ritorna nell’approvvigionamento idrico. Mentre quando l’acqua non evapora la concentrazioni di solidi disciolti viene reimmessa nella rete idrica con un impatto sull’acqua potabile, sulle colture e sulla vita marina. Sebbene questo accada anche negli impianti industriali, come centrali elettriche e raffinerie, i data center presentano una maggiore concentrazione di solidi disciolti nell’acqua. Il numero dei data center inoltre è in forte aumento da in anno in anno, aumentando così i rischio per l’ambiente. 

Rapporto tra il numero di data center nel mondo la crescita del consumo di acqua
Distribuzione del consumo idrico registrato dai data center di Google negli Stati Uniti e in Canada nel 2024. Fonte del grafico: MOST policy initiative, data center water use.

L’azienda di Google ha comunicato il consumo idrico di 24 data center situati negli Stati Uniti e in Canada. Come è possibile vedere dal grafico, sedici di questi hanno prelevato quasi 1 milione di galloni al giorno, mentre tre sono arrivati ad utilizzare di più di 2 milioni di galloni al giorno. Nel 2024, dei 7,8 miliardi di galloni (quasi 30 miliardi di litri) d’acqua prelevati dai data center dell’azienda, il 78% è stato consumato per evaporazione durante il raffreddamento, non tornando nella rete idrica. Se il consumo idrico fosse lo stesso anche per tutte le altre big tech, i rischi ambientali sarebbe molto più concreti.

Giorgio Trombetta