Bellini International Context / La musica come strumento di ricerca

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Bellini International Context

Tra gli appuntamenti centrali dell’edizione 2026 del Bellini International Context, si è svolto nell’Auditorium “E. Zappalà” di Catania il convegno di studi intitolato “Intorno a Bianca e Gernando: Bellini e l’opera italiana alle soglie del Romanticismo“, organizzato in occasione del bicentenario di questo capolavoro giovanile; promosso dal Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania in collaborazione con il conservatorio “Vincenzo Bellini” e col sostegno di Fondazione Bellini – Centro Studi Belliniani. L’evento ha visto riunirsi molteplici studiosi, musicologi e ricercatori italiani e internazionali.

L’importanza del Bellini International Context

L’incontro nasce con l’obiettivo di riportare al centro della riflessione critica “Bianca e Gernando“, che rappresenta un passaggio importante nella formazione del compositore. Si tratta della prima vera opera successiva ad “Adelson e Salvini”, e di un lavoro che, come emerso durante il convegno, necessita ancora di essere approfondito per restituirne pienamente la complessità.

L’ingombrante presenza di Rossini

Una delle finalità di quest’evento è riscostruire il percorso attraverso cui Bellini iniziò a definire la propria identità musicale. Proprio qui, emerge la presenza di Rossini. A soffermarsi sul rapporto tra i due è la musicologa Ilaria Narici, direttrice scientifica della Fondazione Bellini.
Quando Bellini arriva a Napoli, Rossini ha già alle spalle delle opere che lo fanno diventare il punto di riferimento del compositore catanese. Durante gli anni della sua formazione gli era stato vietato dal direttore del conservatorio, di ascoltare la musica di Rossini, poichè possibile fonte di distrazione per i giovani studenti. Nonostante ciò, Bellini risulta aver preso in prestito due opere di Rossini, “Otello” e “Maometto secondo”.

Le influenze e la ricerca del proprio linguaggio musicale

Egli pensa a Rossini come un punto di riferimento, ma al tempo stesso se ne distacca, cercando una propria direzione. Il tema dei cosiddetti “gesti rossiniani” presenti nella sua produzione giovanile è stato approfondito da Simone Di Crescenzo, dottorando nel Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, che ha analizzato le tracce della scrittura rossiniana all’interno dell’opera del compositore catanese.

Il convegno ha inoltre visto gli interventi di Graziella Seminara, musicologa e professoressa associata di Musicologia e Storia della musica a Catania, che ha approfondito il percorso creativo del compositore, e di Saverio Lamacchia, professore associato di Musicologia e storia della musica presso l’Università di Bologna, che si è concentrato sul soggetto di Bianca e Gernando sulle scene musicali prima e dopo Bellini. Il risultato è significativo per comprendere l’evoluzione del compositore.

A coordinare la prima sessione dell’incontro è Maria Rosa De Luca, professoressa ordinaria di Musicologia e Storia della musica nel Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania. Ha sottolineato come l’appuntamento scientifico rappresenti una costante all’interno del BIC. Le abbiamo rivolto alcune domande per capire quanto, al giorno d’oggi, la figura di Bellini sia ancora rilevante.

Cosa si può fare per avvicinare le nuove generazioni alle opere di Bellini?

Il vero avvicinamento alla musica è l’ascolto, bisognerebbe auspicare che “Bianca e Gernando” venisse messa in scena a Catania. Un incontro di questo tipo, (riferendosi al convegno), potrebbe essere un’occasione per i giovani che frequentano i contesti accademici, di ascoltare Bellini. Anche perchè è un’opera ancora tutta da scoprire e da mettere bene a fuoco per avere una maggiore consapevolezza.

Quanto conta Catania nel mantenere viva questa eredità?

Catania ha un ruolo centrale. Si può contare sia sull’attività del Teatro sia sulla continuità del convegno di oggi, giunto quest’anno alla sesta edizione. Però è importante diffonderlo anche in altre sedi, non solo qui a Catania che è la patria di Bellini. 

L’evento ha permesso di esplorare il compositore, celebrando le radici della nostra cultura attraverso uno strumento potente quale la musica.

Simona Campo