Cammino sinodale / Natale, festa di incontro, ascolto e discernimento

Nell’incedere inesorabile del ritmo del tempo, ci ritroviamo a festeggiare il Natale del Signore Gesù, seppur con tutti i limiti imposti dalla pandemia.
Alla luce del cammino sinodale, che da qualche mese abbiamo iniziato, possiamo fare del Natale una occasione di incontro,  ascolto e discernimento.

Natale è festa di un incontro tra il Creatore e la creatura. Dio, eterno ed onnipotente, si rivela nella fragilità della natura umana, perché ogni uomo possa incontrarlo ed ottenere quel mirabile scambio che il mistero dell’incarnazione offre. Dio comunica agli uomini, attraverso l’umanità che assume, la sua natura divina.

L’incontro con Gesù si deve tradurre nell’incontro, sincero, con i fratelli. Alla grotta di Betlemme non si va da soli, ci si va in gruppo come i pastori. Il cristiano non è un camminatore solitario, ma un compagno di cordata. Cammina insieme agli altri, nella gioia dell’incontro fraterno e nella condivisione della propria esperienza di fede.Natività

Natale è festa di ascolto. Innanzitutto dobbiamo ascoltare i vagiti di quel Bambino che ci svela il volto di Dio. Dobbiamo ascoltarlo con il cuore. “ Fare Sinodo è porsi sulla stessa via del Verbo fatto uomo: è seguire le sue tracce, ascoltando la sua Parola insieme alle parole degli altri. È scoprire con stupore che lo Spirito Santo soffia in modo sempre sorprendente, per suggerire percorsi e linguaggi nuovi” (Papa Francesco, 10.10.2021).

Dobbiamo imparare ad ascoltarci vicendevolmente. “È un esercizio lento, forse faticoso,  imparare ad ascoltarci a vicenda evitando risposte artificiali e superficiali, risposte prêt-à-porter, no. Lo Spirito ci chiede di metterci in ascolto delle domande, degli affanni, delle speranze di ogni Chiesa, di ogni popolo e nazione. E anche in ascolto del mondo, delle sfide e dei cambiamenti che ci mette davanti. Non insonorizziamo il cuore, non blindiamoci dentro le nostre certezze. Le certezze tante volte ci chiudono. Ascoltiamoci” (Ibidem).

Natale è festa di discernimento. Davanti al Bambino siamo chiamati a discernere ciò che realmente vale e conta per la nostra vita e ciò che risulta essere superficiale o addirittura dannoso. “L’incontro e l’ascolto reciproco non sono qualcosa di fine a sé stesso, che lascia le cose come stanno. Al contrario, quando entriamo in dialogo, ci mettiamo in discussione, in cammino, e alla fine non siamo gli stessi di prima, siamo cambiati” (ibidem).
Per questo motivo, il Pontefice sottolinea: “Il Sinodo è un cammino di discernimento spirituale, di discernimento ecclesiale, che si fa nell’adorazione, nella preghiera, a contatto con la Parola di Dio … La Parola ci apre al discernimento e lo illumina. Essa orienta il Sinodo perché non sia una “convention” ecclesiale, un convegno di studi o un congresso politico, perché non sia un parlamento, ma un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito” (Ibidem).

Viviamolo con questi tre atteggiamenti il Natale del Signore Gesù. Andiamo anche noi alla grotta di Betlemme per vedere “questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere” (Lc 2,15). “E se, invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, con tutte le connotazioni della miseria, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Perché, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi della onnipotenza di Dio. Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita” (Don Tonino Bello).

Don Roberto Strano

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