Carnevale Acireale / Dario Persichino, carrista: “Conserviamo lo spirito satirico”

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Dario Persichino

Il Carnevale di Acireale non è solo una festa, ma un grande laboratorio di creatività che prende forma mesi prima delle sfilate. Dietro i carri allegorici, imponenti e spettacolari, c’è un lavoro paziente – lungo mesi – fatto di progettazione, manualità e collaborazione: dal bozzetto iniziale alla cartapesta, dai meccanismi in movimento fino alla cura minuziosa dei dettagli che rendono ogni opera unica. È una tradizione che racconta il valore del “saper fare”, tramandato e reinventato di anno in anno.

In questo stesso spirito di artigianalità e lavoro condiviso si inserisce il percorso di Dario Persichino, figlio d’arte nato nel 1981, che collabora alla loro realizzazione da più di trent’anni. In questa intervista Dario ci accompagna dietro le quinte del suo lavoro, mostrandoci come una semplice idea diventa qualcosa di concreto e vivo.Dario Persichino carrista

Il Carnevale di Acireale ha una storia lunghissima… Cosa significa per Dario Persichino far parte di una storia che dura da generazioni?

Per me è la vita stessa. E facendo parte di questo mondo fin da bambino non riuscirei a non portare avanti questa tradizione che risale ai tempi di mio padre e che fa parte del mio stesso essere.

Guardando i carri di ieri e di oggi in cosa pensa che il Carnevale di Acireale sia cambiato?

Il Carnevale è cambiato parecchio, così com’è cambiata la società e l’impostazione dei carri stessi. Negli anni ‘90 ad esempio si faceva ampio uso di scenografie danzanti, mentre adesso puntiamo sulla spettacolarità del Carro.

Ogni maestro eredita un sapere antico…Quali insegnamenti del passato continuano a guidarvi ancora oggi?

 La cosa più importante: la passione. Io ad esempio ce l’ho nel sangue grazie a mio padre che me l’ha tramandata fin da quando ero ancora un bambino.locale dove nascono i suoi carri

Il Carnevale racconta anche la società del suo tempo…Quanto è importante secondo lei mantenere la funzione satirica che storicamente appartiene ai carri acesi? 

Tantissimo, perché è proprio quella l’anima pulsante del Carnevale. Ogni nostro carro infatti racconta un messaggio che spazia da temi di attualità, a casi di cronaca e politica, sempre trattati però con il massimo garbo e leggerezza.

Se dovesse spiegare il Carnevale di Acireale a chi non lo conosce con quale particolarità lo descriverebbe?

Sicuramente parlerei dell’illuminazione elettrica di cui i nostri carri sono dotati e che li differenzia da quelli realizzati in altre parti d’Italia. I nostri carri infatti sono progettati anche per le sfilate notturne e sono muniti di centinaia di luci e di motori elettrici che ne permettono i movimenti. Questo li rende diversi da quelli che magari potete trovare al nord Italia.particolare di un carro allegorico

Qual’è la fase della realizzazione che vi mette più alla prova?

Sicuramente l’installazione dell’illuminazione elettrica. È la parte più complessa, perché ogni nostra creazione contiene migliaia di piccole luci che vanno sincronizzate con i vari movimenti che il carro effettuerà.

Un suo ricordo che la lega al Carnevale di Acireale?

Un ricordo che porto nel cuore è il mio primo premio conseguito con il cantiere “Coco Giovanni” – cantiere storico di Acireale – nell’anno 1997. Il carro si chiamava “Appuntamento con l’alba” e trattava il triste tema degli incidenti stradali tra i giovanissimi dovuti soprattutto all’utilizzo di alcol e droghe.

Insegna della cittadella del carnevale
Insegna della Cittadella del Carnevale, dove vengono costruiti i carri allegorici

Per concludere, qual’è il momento per voi più emozionante dopo tanti mesi di duro lavoro? 

Quando i carri arrivano a piazza Duomo tra le urla e gli applausi del pubblico. Il nostro intento è realizzare ogni anno un buon prodotto che venga apprezzato dalla gente.

Si conclude così la nostra intervista con Dario Persichino e grazie a lui abbiamo compreso che il Carnevale non è solo una festa, ma un’emozione che ritorna ogni anno. Quando le luci si spengono e i carri si fermano, resta infatti la magia di una comunità che ha scelto di sognare insieme. Perché il Carnevale finisce nelle strade, ma continua a vivere negli occhi, nel cuore e nell’attesa di chi sa che, presto, tutto ricomincerà.

 

Federica Leonardi