Caso Epstein files / Report riporta gravi rivelazioni su Trump e la moglie Melania

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Sigfrido Rannucci durante la puntata di Report del 19 aprile 2026 in cui si parla di Epstein e di Melania. Fonte: Report, Rai 3
Sigfrido Rannucci durante la puntata di Report del 19 aprile 2026 in cui si parla di Epstein e di Melania. Fonte: Report, Rai 3

Il caso degli Epstein files continua a sollevare interrogativi inquietanti che arrivano pure verso i piani più alti della Casa Bianca, toccando Melania Trump. La moglie dell’attuale presidente USA, Donald Trump, avrebbe frequentato Epstein secondo diverse dichiarazioni. Le recenti rivelazioni di Report, il programma di Sigfrido Rannucci, mettono in discussione la versione ufficiale sull’incontro tra Donald e Melania, suggerendo che dietro la loro unione possa esserci stato non Paolo Zampolli, lo stretto collaboratore di Trump, ma Epstein.

Una “Bomba” sotto New York, la città dove Trump e Melania si sono conosciuti: “La vera bomba è Epstein”

Ari Ben-Menashe, ex ufficiale dell’intelligence israeliana, non usa mezzi termini: “Epstein era una agente israeliano”. Secondo Ben-Menashe, l’obiettivo di Israele è chiaro: “Spiare tutti, ricattare tutti!”. Le dichiarazioni raccolte da Sacha Biazzo, giornalista per Report aprono nuovi scenari. L’ex ufficiale sostiene infatti che Trump è spinto ad attaccare l’Iran proprio da Israele tramite queste pressioni. Alla domanda del giornalista se gli Epstein file fossero collegati all’attacco in Iran, Ben-Menashe ha risposto: “Ne sono certo, Trump stava cercando di fare pace con gli iraniani. Sembra che Netanyahu stia ricattando Trump. Netanyahu è andato a Washington almeno 5/6 volte”.

Il controllo esercitato sugli esponenti politici sarebbe capillare. Ben-Menashe conclude:

“Gli israeliani hanno moltissime informazioni riguardo ai politici americani, soprattutto grazie a Epstein. C’era una storia che circolava che diceva che c’era una possibile bomba nucleare sotto New York, ed era per questo che gli americani sostenevano così tanto Israele. La vera bomba io credo che fosse Epstein”.

Caso Epstein files / “Non è Trump il punto, è Melania”

Che ruolo aveva la First Lady? Ben-Menashe, che era in contatto con il padre di Ghislaine Maxwell (l’ex compagna di Epstein), sostiene che la leva del ricatto da parte degli israeliani è Trump attraverso Melania: “Hanno delle foto di Melania con Epstein. Non è Trump il punto, è Melania”. Melania ha smentito con forza ogni rapporto, affermando in una sua dichiarazione ufficiale del 9 aprile: “Non sono mai stata amica o in relazione con Epstein, o con la sua complice Maxwell“. Alcuni documenti però sembrano raccontare un’altra verità. Esisterebbe infatti un libro, fatto ritirare nel Regno Unito sotto forte pressioni di Melania, che indicava proprio in Epstein la figura che avrebbe presentato Melania a Donald Trump.

Una foto che ritrae Donald Trump assieme a Melania, Ghislaine Maxwell e Jeffrey Epstein
Una foto che ritrae Donald Trump assieme a Melania, Ghislaine Maxwell e Jeffrey Epstein

Il ruolo di Paolo Zampolli e le testimonianze diverse circa i files: è stato Epstein a presentare Melania a Trump?

La versione ufficiale vede in Paolo Zampolli l’uomo che scoprì Melania a New York a metà anni ’90. Zampolli conferma: “L’ho fatta conoscere io”, versione ribadita dalla stessa Melania. Tuttavia, Amanda Ungaro, ex modella ed ex compagna per più di 20 anni di Zampolli, smentisce questa ricostruzione. Ungaro racconta di essere stata reclutata giovanissima da Jean-Luc Brunel — morto suicida in carcere e accusato di fornire ragazze a Epstein —. Era minorenne quando è salita sul “Lolita Express“, l’aereo privato di Epstein: “In quell’aereo erano presenti 20 ragazze e pensavo che strano”.

Amanda Ungaro intervistata da Report per discutere dei rapporti tra Melania, Trump, Epstein e Zampolli. Fonte. Report, RAI 3
Amanda Ungaro intervistata da Report per discutere dei rapporti tra Melania, Trump, Epstein e Zampolli. Fonte. Report, RAI 3

La Ungaro afferma di aver conosciuto Melania a 18 anni: “Ci siamo viste a qualche cena, ci sedevamo assieme. Dopo che Trump ha deciso di candidarsi alla presidenza, ho incominciato a essere invitata a ogni evento, Capodanno, Pasqua”. Dei file pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli USA confermano diverse ricostruzioni: una testimonianza resa all’FBI da un ex collaboratore di Epstein, cui il nome è stato censurato, dichiara che è stato proprio Epstein a far conoscere Melania a Trump ai tempi in cui lei era una giovane modella slovena da poco arrivata a New York.

Caso Epstein files / La carriera di Melania Trump e il rapporto tra Ungaro e Zampolli

La carriera di Melania Trump iniziò in realtà in Italia. A scoprirla fu Riccardo Colao, l’editore che diede la copertina di una rivista da lui diretta proprio a Melania. Riccardo Colao: “Non era nota come adesso, si presentò assieme alle altre concorrenti, incominciarono a sfilare, quando la vidi mi convinsi che doveva vincere. Mi colpì questa ragazza e mi ricordo che ai tempi voleva lavorare come modella”. Eppure, le altre modelle della stessa agenzia dicono di non averla mai vista.

Il legame tra Zampolli e Trump è rimasto strettissimo, è stato lui a consigliargli di trasformare Gaza in una sorta di Mar-a-Lago. Amanda Ungaro racconta di Zampolli come di un violento: “Lui mi maltrattava continuamente, una volta mi diede un pugno in faccia perché non volevo fare sesso con lui. Mi picchiava continuamente, una volta mi spaccò il computer in testa”. Zampolli nega però: “Io non l’ho mai violentata, è tutta una estorsione questa. È matta”.

La Ungaro non può più tornare negli Stati Uniti perché venne deportata dall’ICE, l’agenzia statunitense anti immigrazione. Secondo il New York Times la deportazione venne effettuata sotto pressione dell’ex marito e inviato speciale di Trump, Zampolli, anche se lui dice il contrario: “io non ho mai fatto pressioni”.

Dai file dell’FBI emergerebbe anche un nuovo dettaglio tra Zampolli ed Epstein: Zampolli avrebbe partecipato a una gara per acquisire la società Elite Model proprio insieme al finanziere. Un legame d’affari che getta ulteriori ombre sui rapporti tra Epstein e l’attuale amministrazione Trump, chiamata a smentire e dimostrare la propria estraneità a gravissime accuse.

Giorgio Trombetta