Interviste / Cecilia Sala al Monastero dei Benedettini di Catania: “il giornalismo preoccupa il potere”

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Cecilia Sala al Monastero dei Benedettini

Si è tenuto giovedì 30 ottobre 2025 l’incontro tra la giornalista e inviata di guerra Cecilia Sala e i giovani dell’Università di Catania al Monastero dei Benedettini. La conferenza, svoltasi all’interno dell’Auditorium “G. De Carlo”, aveva come tema “raccontare il mondo, capire se stessi”. Due tematiche apparentemente distinte, però funzionali per capire noi stessi. Come ricordava Socrate nei dialoghi di Platone: “Ora, caro Alcibiade, anche l’anima, se vuole conoscere sé stessa, dovrà fissare un’anima, e soprattutto quel tratto di questa in cui si trova la virtù dell’anima, la sapienza“.

Cecilia Sala al Monastero dei Benedettini di Catania: “vi racconto il mio lavoro”

È stato bello poter cogliere una certa sensibilità, una timidezza che traspariva dalla giornalista. Dei sentimenti che, a mio parere, rappresentano un punto forte che si intreccia perfettamente con il lavoro di ricerca e racconto che svolge. Con lei abbiamo avuto modo di conoscere storie di persone che altrimenti non avremmo conosciuto. Riuscendo a renderci più sensibili su ciò che accade nel resto del mondo.
Non ho potuto fare a meno di notare l’aspetto umano dei temi; lo si evince dai i suoi racconti -nel suo podcast “stories” raccontare il “chi è questa persona” diventa importante- e lo si è notato anche nella conferenza.

Cecilia Sala al Monastero dei Benedettini di Catania / Di cosa si è parlato?

Di Sudan, Afghanistan, Palestina. La conferenza si è svolta attraverso le domande delle due presentatrici. Parlando delle donne afghane: “È una zona molto sismica, quando si verifica un terremoto molti di quelli che muoiono sono donne, perché non possono essere toccate dai soccorritori uomini“.

Il giornalismo è in pericolo in occidente?

Alla domanda della presentatrice sul perché il giornalismo occidentale sia in crisi: “È un’orrenda notizia il fatto che molti giornalisti siano in pericolo in questo periodo storico.
In Iran sapevo bene della legge che vietava la cattiva pubblicità al regime.
Se oggi viaggi in Iran vedi centinaia di ragazze senza velo, molti concerti in giro, dopo la morte di Masha Amini. Il monopolio della forza è saldamente tenuto dal regime, ma viste il numero di proteste, non possono mettere in prigioni tutti quanti“.
Dice Sala: “Il giornalismo preoccupa il potere e continua nonostante le trasformazioni che sta attraversando, anche col sangue. Sono girate quelle immagini di quel giornalista, che si vedeva perfettamente che era disarmato e che aveva la scritta ‘press’ dietro la schiena, e comunque è stato ucciso da un cecchino israeliano“.

Ha senso parlare ancora del 7 ottobre?

L’occupazione della Palestina, il motivo “ufficiale”? “Perché quando arriverà il Messia (per chi non ha creduto alla figura di Gesù Cristo, ndr) gli arabi non ci devono essere“. La prima colonia: “la storia della prima colonia inizia dall’occupazione di un hotel in Cisgiordania. Non vengono lì per convivere con i palestinesi, ma per espellerli. Questi estremisti ci sono sempre stati ma non erano mai stati al governo. I coloni sono arrabbiati con i soldati perché non li fanno espandere militarmente. Gli estremisti israeliani qualche mese fa occuparono le basi militari israeliane. Un colono lanciò delle pietre ai militari, e uno rispose sparando a un 14enne. Il ministro delle finanze israeliano Smotrich disse: ‘Non si spara a un 14enne ebreo” sottolineando la differenza tra l’uccisione di un ragazzino ebreo e uno palestinese.

È possibile la soluzione due popoli due Stati? e la ricostruzione di Gaza?

Aspetteremo forse dei secoli se aspettiamo la volontà dei due popoli.Il divorzio’ è un libro che lo spiega benissimo: l’odio è troppo grande tra i due popoli“.
E La ricostruzione di Gaza? “Interessa per lo più a Donald Trump“.

Giorgio Trombetta