Calcio Catania / Al Massimino arriva l’Inter U23, Longo: «Possiamo affrontare tutti e vincere contro chiunque»

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Dopo le prove, gli esperimenti, il mercato e un’estate nella quale non sono mancati neppure i problemi fuori dal campo, adesso si comincia davvero.

Domenica 23 agosto, alle 18, il Catania ospita l’Inter U23 al “Massimino” nella prima giornata del campionato di Serie C 2026/27. Sarà il primo vero esame per la squadra di Emilio Longo, ma anche il momento nel quale una stagione costruita attorno a molte aspettative dovrà cominciare a produrre ciò che nel calcio conta più di ogni altra cosa: i punti.

La Coppa Italia ha lasciato indicazioni utili. A Vicenza i rossazzurri avevano mostrato carattere e organizzazione, conquistando ai rigori il passaggio del turno; a Parma, contro una formazione di Serie A, il 2-0 subito aveva invece evidenziato la distanza che ancora esiste quando aumentano qualità, velocità delle giocate e capacità di punire gli errori.

Longo, però, non sembra avere alcuna intenzione di ripartire da ciò che manca.

Lo ha chiarito nella conferenza stampa alla vigilia della partita, quasi rovesciando il ragionamento sul mercato: prima di chiedersi cosa serva ancora al Catania, bisogna capire quanto valore abbia già la squadra costruita fino a questo momento.

È forse il messaggio più interessante lanciato dal tecnico.

Il gruppo lavora insieme da poco più di un mese e in questo periodo, tra il test con il Ravenna e le gare contro Vicenza e Parma, ha affrontato avversari progressivamente più impegnativi senza rinunciare all’identità tattica che Longo sta cercando di costruire.

«Sono soltanto trenta giorni a nostra disposizione», ha ricordato l’allenatore, sottolineando però come la squadra abbia accelerato nell’assimilazione dei principi di gioco grazie alla disponibilità mostrata dai calciatori.

Ed è proprio a loro che Longo vuole affidare la prima notte del Massimino.

Il Massimino e un’emozione che Longo non nasconde

Per il nuovo allenatore sarà anche il debutto in campionato davanti al pubblico rossazzurro.

E su questo Longo ha lasciato per qualche minuto da parte tattica e mercato.

Ha parlato apertamente di emozione e della volontà di godersi ogni momento della sua prima partita al Massimino, davanti a quello che ha definito “un popolo eccezionale”.

Il concetto, però, resta quello espresso fin dal giorno della presentazione.

Nessuna promessa sul risultato finale, ma una garanzia sull’impegno.

«Non posso garantire il futuro, non sono un mago – ha spiegato – ma posso garantire che per questi colori darò il massimo delle mie potenzialità».

Una frase che riporta la partita esattamente nella dimensione nella quale Longo vuole collocarla: entusiasmo sì, ambizione certamente, ma senza pensare che il peso della storia o il nome Catania possano bastare per vincere.

Anzi, proprio il tecnico ha ricordato ai propri giocatori che dal momento in cui il pallone verrà battuto al centro cambierà tutto.

Ci sarà la responsabilità di rappresentare una tifoseria e una città che, per numeri e passione, hanno poco a che vedere con la categoria. Ci sarà il peso della storia, che Longo vuole trasformare in energia piuttosto che in zavorra.

È questa probabilmente la prima grande sfida mentale del nuovo Catania.

Inter U23, attenzione soprattutto alle ripartenze

L’avversario, del resto, non è dei più semplici.

Longo ha definito l’Inter U23 una squadra da prendere “con le molle”: giovane, fisicamente strutturata, con giocatori destinati a crescere verso categorie superiori e guidata da un tecnico esperto e vincente come Stefano Vecchi.

Ma anche qui il messaggio dell’allenatore rossazzurro è stato piuttosto netto.

«Mi piacerebbe che analizzassimo più noi che gli altri».

Nessuna costruzione preventiva di alibi, dunque.

«La domenica noi come Catania possiamo affrontare tutti e poter vincere contro chiunque. Però questo lo deve dimostrare il campo».

Dal punto di vista tattico, il pericolo principale è abbastanza evidente.

Il Catania di Longo vuole avere il pallone, occupare stabilmente la metà campo avversaria e portare molti uomini sopra la linea della palla. È accaduto anche a Parma, dove secondo i dati citati dallo stesso tecnico i rossazzurri hanno prodotto una percentuale di possesso molto elevata e centinaia di passaggi anche nella metà campo avversaria.

Il problema è trasformare quel possesso in qualcosa di realmente efficace.

Contro l’Inter servirà soprattutto non concedere campo quando il pallone viene perso.

Longo ha insistito molto sul concetto di equilibrio: attaccare con tanti uomini, ma avere qualcuno capace di “ragionare con pessimismo”, cioè immaginare in anticipo la possibile perdita del pallone ed essere già pronto alla copertura.

Perché contro una squadra giovane e veloce le transizioni possono diventare l’arma più pericolosa.

Il Catania proverà comunque ad imporre immediatamente il proprio gioco. È questa l’identità scelta dall’allenatore e difficilmente verrà modificata proprio alla prima di campionato.

Russo più avanti, Masciangelo deve ritrovare il ritmo

Qualche indicazione interessante è arrivata anche sui nuovi acquisti.

Flavio Russo e Edoardo Masciangelo sono disponibili, anche se con una condizione differente. Russo arriva con più lavoro di gruppo alle spalle e, secondo Longo, è quindi più vicino a una condizione da partita; Masciangelo ha lavorato molto individualmente ma deve ancora recuperare completamente il ritmo del campo.

Il tecnico ha parlato con particolare entusiasmo proprio di Russo e Leonardi, sottolineando una caratteristica che va persino oltre l’aspetto tecnico: sono due ragazzi legati a Catania e possono portare dentro lo spogliatoio qualcosa dell’identità, del carattere e della passione di questa terra.

Con Caturano squalificato, saranno proprio loro a rappresentare le principali soluzioni centrali dell’attacco.

A centrocampo resta centrale anche il lavoro su Jiménez, dal quale Longo sembra aspettarsi una definitiva crescita nei numeri. Il tecnico ne riconosce le qualità nella rifinitura, nell’uno contro uno e nella capacità di superare l’avversario, ma gli chiede adesso gol e assist capaci di trasformare il potenziale in rendimento.

Interessante anche il giudizio su Tommaso Di Marco, definito sostanzialmente una mezzala moderna, un centrocampista box-to-box dotato di capacità di inserimento e qualità atletiche importanti.

Il mercato, quindi, continua. Ma Longo non vuole che diventi l’alibi attraverso il quale giudicare ciò che già possiede.

Coda c’è, ma domenica sarà soltanto spettatore

Inevitabile, infine, parlare di Massimo Coda, il nome che ha infiammato le ultime ore del mercato rossazzurro.

Longo ha affrontato immediatamente l’argomento, riconoscendo il curriculum e il valore del calciatore ma fissando una certezza: contro l’Inter U23 non sarà della partita.

La sua eventuale integrazione appartiene quindi al futuro prossimo.

Il presente è rappresentato dai giocatori che hanno lavorato per oltre trenta giorni e che domenica dovranno affrontare il primo appuntamento del campionato.

Quando nel finale della conferenza al tecnico sono state riferite le parole di Coda sul desiderio di ritrovare a Catania il “fuoco dentro”, Longo ha trovato forse l’immagine migliore per raccontare ciò che vuole dalla sua squadra.

Ha parlato dell’Etna, della lava rossazzurra utilizzata dallo staff anche nelle immagini motivazionali preparate per i giocatori e di una terra nella quale quel fuoco deve diventare parte dell’identità della squadra.

«Mi auguro di portarlo in campo», ha detto.

E riferendosi proprio a Coda ha aggiunto che, quando sarà dei rossazzurri, dovrà unirsi “a un gruppo che già sente il fuoco”.

Probabilmente il senso della vigilia sta tutto qui.

Il mercato continuerà ancora per qualche giorno. Arriveranno altre decisioni, partenze e forse nuovi giocatori. Ma Longo vuole che da domenica l’attenzione torni finalmente su ciò che accade dentro il rettangolo verde.

A Vicenza il Catania aveva mostrato carattere. Parma aveva evidenziato quanto ancora ci fosse da migliorare.

Ora arriva l’Inter U23.

E stavolta non serviranno soltanto indicazioni positive.

Serviranno il gioco, il carattere, quel “fuoco” invocato da Longo e soprattutto i primi punti della stagione.

Giovanni Rinzivillo