Chiamata Sicilia / Tra i giovani associati per promuovere lo sviluppo dell’isola, l’intervento di Stefano Ricca

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Chiamata Sicilia Stefano Ricca IT

Chiamata Sicilia è un’associazione costituita da un gruppo di giovani professionisti siciliani con l’ambizione di cambiare l’isola. Sul sito ufficiale, l’associazione si dà il compito di “lavorare per promuovere lo sviluppo economico e sociale della propria terra”. Un compito arduo, ma non impossibile per questi ragazzi, giovani professionisti under 30 sparsi tra Sicilia, Italia e altri continenti del mondo, in piena “età dinamica”. Le domande di fondo che ispirano la loro azione sono: come fare per tutti questi giovani che ogni hanno abbandonato la propria isola? E per lo spopolamento delle aree interne? E per il trend demografico in continuo calo? Domande giuste, ma c’è una, domanda, ancora più importate, la cui risposta può essere decisiva per un vero cambiamento. La Sicilia può diventare attrattiva per i giovani? Può diventare realmente competitiva?

Perché è qui che sta la reale questione. La Sicilia non solo deve diventare competitiva con il resto dell’Italia, ma anche (senza esagerare) con il resto del mondo. Se non sarà in grado di farlo, rischierà  di diventare ininfluente sul piano del suo sviluppo economico e sociale. Le domande complesse poste precedentemente richiedono altrettante risposte complesse. Questi ragazzi sembrano tenerle a mente e non si sono fermati ai quesiti, nel tentare di mettersi in gioco in un contesto che, fin dagli anni della nascita della Repubblica, ha sempre visto la regione come luogo di emigrazione.

I giovani organizzatori hanno come obbiettivo portare finalmente l’isola verso un cambio di rotta e così, lo scorso 27 dicembre nella splendida sede scelta di Palazzo Platamone, a Catania, si è svolto il primo evento che di fatto ha inaugurato le sessioni organizzate dall’associazione. Il primo incontro pubblico, dal titolo “L’isola che verrà: visioni e competenze per la Sicilia del futuro”, ha visto oltre 150 partecipanti tra imprenditori, docenti universitari, amministratori e giovani. Durante l’incontro sono intervenuti Rosario Faraci, Florinda Saieva, Giuseppe Spadafora e Stefano Ricca, fondatore e amministratore delegato di Ricca IT, azienda che da quest’anno si piazza al primo posto in Sicilia per volumi nel settore ICT.

L’evento di “Chiamata Sicilia” / L’isola che verrà: intervento di Stefano Ricca

Stefano Ricca non si è sottratto all’invito di promuovere una visione orientata ancora una volta alla valorizzazione delle potenzialità che offre la Sicilia ai lavoratori che vi abitano, a partire dalla sua esperienza pluridecennale di imprenditore di grande successo. Nell’intervento di Stefano Ricca (qui in video integrale), le motivazioni della sua visione, per la quale “la società si fonda su due pilastri: famiglia e impresa. Se non c’è impresa non ci può essere famiglia e viceversa”: non poteva essere più diretto. Stefano Ricca fa parte della terza generazione della sua azienda, che non è una delle tante e conduzione familiare.

Stefano Ricca IT fondatore

Per Stefano Ricca (nella foto) è molto di più. “Come si può fare ‘information technologydi altissimi livelli da Ragusa? Impossibile, sembrava. Fare un percorso inverso rispetto ai colossi… sembrava impossibile”. Secondo l’imprenditore è possibile percorrere una strada diversa. Ritornando al tema della famiglia e del futuro dei giovani, ha raccontato un episodio personale. Una dei quattro figli, quando aveva dodici anni, gli disse che per diventare “una grande donna” avrebbe dovuto lasciare l’Italia. Stefano Ricca rispose: “C’è una differenza tra essere una grande donna e una donna grande. La grande donna è quella che va fuori, torna nel suo Paese e cambia il suo Paese”. Espone anche la sua visione di impresa, dove la gestione dell’impresa non solamente in mano all’imprenditore: “in Ricca IT, esiste la leadership diffusa”.

L’importanza per Ricca di una “leadership diffusa” all’evento di “Chiamata Sicilia”

Se l’impresa cresce, possono farlo con essa anche i suoi lavoratori e il loro territorio. Non solo i lavoratori possono avere condizioni migliori se l’impresa cresce, ma anche essere coinvolti direttamente nei sistemi decisionali. “Il 30 % delle decisioni viene preso in regime di CDA e il 70% in comitato strategico”, precisa Ricca, che si distingue rispetto al comportamento di molte altre imprese. “Io ho cercato di offrire una differenza sul mercato, rispetto ad altri, investito sulle più alte competenze: pensate che ho speso 300 mila euro in formazione solo negli ultimi tre anni”.

Evidenzia anche il ruolo della comunicazione anche per chi fa impresa e riporta una sua esperienza personale. “Dopo che il mio Responsbile della comunicazione è andato a farsi intervistare ho ricevuto 100 curriculum di fascia altissima in 2 giorni: alcuni che non venivano nemmeno dall’Italia. Questo vuol dire che c’è una grande richiesta, ma c’è anche una grande emergenza”.

Emergenza giovani, le opportunità di lavoro

L’intervento di Stefano Ricca all’evento di “Chiamata Sicilia”

C’è un problema d’impresa, il covid ha stravolto tutto, ormai ai ragazzi non interessa solo lo stipendio ma anche una qualità di vita importante”. Il mondo del lavoro è cambiato, i giovani non guardano solo lo stipendio, ma anche la qualità della propria vita, Ricca ha capito qual è la necessità dei giovani d’oggi. Pone l’attenzione anche su un problema: “Ci sono aziende che vogliono assumere ma non trovano le persone”. Anche se sembra paradossale, dove in Sicilia non mancano i lavoratori, ma mancano i lavoratori specializzati, quelli che le aziende realmente cercano.

Stefano Ricca fa presente, inoltre, come i giovani non vadano via tutti con l’intento di abbandonare per sempre la propria terra, ma diversi con l’intento ritornare, presto o tardi. Con l’intento di qualificarsi fuori per poi rientrare solo successivamente, perché le opportunità nell’isola non sono riusciti a trovarle. Ci si chiede invece se quelli che decidono di non tornare non lo facciano anche per rabbia. Rabbia di non aver trovato nel territorio dove essi sono cresciuti le stesse opportunità che si sono trovate altrove. Ed è qualcosa che, anche con l’aiuto di associazioni come Chiamata Sicilia, può e deve cambiare.

Giorgio Trombetta