Dopo dieci anni alla guida della comunità di Torre Archirafi, padre Lucio Cannavò lascia la parrocchia Maria SS. del Rosario per trasferirsi ad Acireale, nella parrocchia di Santa Maria degli Ammalati. Lo abbiamo intervistato per rivivere insieme i momenti più significativi del suo ministero.
Don Lucio Cannavò, quali ricorda tra i momenti più significativi del suo ministero nella parrocchia Maria SS. del Rosario di Torre Archirafi?
Certamente i momenti liturgici centrali per la vita di una comunità parrocchiale: il Natale e la Pasqua. Il calendario di queste celebrazioni è sempre stato occasione di riflessione e di intensa vita comunitaria. Anche le celebrazioni di ottobre legate alla festa della Madonna del Rosario sono state momenti di formazione.
In cosa sente di essere cresciuto come sacerdote e come uomo durante questi dieci anni?
Ho ancora tanto da crescere. Direi che sono cresciuto soprattutto sul piano umano: nelle relazioni, nella capacità di incontro e nell’intensità della comunicazione. Anche nel modo di presiedere e di coordinare la comunità.
C’è un episodio o una persona che porterà sempre nel cuore?
Mi viene da pensare alla testimonianza di fede di un giovane ammalato: il suo modo di affrontare la malattia, la sofferenza, la tenacia e la forza sono stati per me un esempio positivo che mi ha rimandato a grandi figure di santità.
Don Lucio Cannavò, come ha vissuto la notizia del trasferimento?
La notizia del trasferimento è stata inaspettata, tuttavia l’ho vissuta con serenità. Riporre la fiducia nel Signore e nella sua volontà, che si manifesta anche attraverso la volontà del vescovo, infonde coraggio. Credo che un trasferimento possa essere occasione di un’ondata di freschezza per la comunità: il rischio di stasi è sempre dietro l’angolo, sia per noi ministri sia per le comunità.
Cosa spera di costruire con questa nuova comunità?
Vorrei principalmente continuare il lavoro svolto dai miei predecessori. Sogno una comunità unita al Signore, capace di vivere il comandamento dell’amore. Una comunità dalle “porte aperte” che sappia riunirsi nella preghiera e nella gioia fraterna. Una comunità di giovani coppie, di giovani in cammino alla ricerca di Dio e della sua tenerezza, capaci di coltivare una vita spirituale e di ascolto della Parola. Sono consapevole, comunque, delle difficoltà nel costruire tutto ciò.
Ha già in mente delle priorità pastorali o iniziative? Come pensa di inserirsi nel tessuto sociale e spirituale del nuovo territorio?
Non conosco ancora bene il territorio. C’è bisogno di tempo per l’ascolto e per la conoscenza, per intrecciare relazioni con i diversi gruppi parrocchiali e, soprattutto, per comprendere le necessità reali della comunità e del territorio.
Don Lucio Cannavò, in che modo vive la sua vocazione oggi dopo dieci anni?
Oggi vivo la mia vocazione tra il suono della campanella a scuola e quello delle campane in chiesa; tra gli adolescenti e la comunità. Seguo alcuni movimenti ecclesiali e, ultimamente, ho scoperto anche il piacere di scrivere.
Cosa significa per lei essere prete nel mondo di oggi?
Dare testimonianza del Signore, ricordare, tenere acceso il messaggio e la proposta del Vangelo. Essere “segno” che rimanda alla salvezza di Gesù, essere “segno” che rimanda a Gesù.
Ha avuto momenti di dubbio o crisi nella fede? Se sì, come li ha affrontati?
Credo che ci sia un solo modo per affrontare i momenti difficili: la preghiera, il sostegno degli amici e della comunità.
C’è un santo o una figura spirituale che sente particolarmente vicina?
La Vergine Maria. Questa è la mia terza comunità parrocchiale, dopo Presa e Torre Archirafi, ancora al servizio di una comunità dedicata a Maria, Madre di Dio.
Che sogni ha per la sua vita sacerdotale nei prossimi dieci anni?
Mi piacerebbe essere vicino ai poveri, agli ultimi, agli esclusi. Vorrei mettermi al servizio di tutti ed essere un punto di riferimento soprattutto per i più giovani. So che questo è particolarmente difficile oggi.
Cosa direbbe a un giovane che oggi sente la chiamata al sacerdozio?
Direi di fidarsi di Gesù: Lui è fedele, non tradisce mai. Direi semplicemente che è bello mettersi al servizio del Vangelo.
Grazie padre Lucio e buon cammino!
Grazie a voi. Che il Signore vi benedica!
Caterina Maria Torrisi
