Chiesa e società / Anche ad Acireale e ad Aci Bonaccorsi l’8 febbraio si celebra la “Giornata contro la tratta di persone”

L’8 febbraio 2015, voluta da Papa Francesco, si è celebrata per la prima volta la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Da allora, ogni anno, religiosi, religiose e laici di tutto il mondo si impegnano ad accendere una luce contro la tratta nel proprio Paese, per lasciare un segno visibile in memoria delle vittime e delle persone sopravvissute. La giornata – si legge in una nota della comunità Papa Giovanni XXIII –  è promossa anche quest’anno da Talitha Kum, la rete mondiale della vita consacrata impegnata contro la tratta e fondata delle Unione Internazionali delle Superiore e dei Superiori Generali. La data scelta ricorda l’anniversario della scomparsa di Giuseppina Bakhita, schiava sudanese rapita nel 1878 all’età di 9 anni.
La Comunità Papa Giovanni XXIII partecipa all’evento sin dalla prima edizione, e lo promuove in diverse città italiane in sinergia con i vescovi delle rispettive diocesi, in collaborazione con le aggregazioni ecclesiali e le realtà associative delle parrocchie.
In particolare ad Acireale  l’8 febbraio 2020, alle ore 18, si terrà l’evento “Una luce sulla tratta“, organizzato dall’Ufficio Migrantes della Diocesi di Acireale e dalle suore della Famiglia Canossiana, in collaborazione con la Comunità Papa Giovanni XXIII.
Dopo la santa Messa nell’ Istituto Canossiano Aci Bonaccorsi (Via Istituto Canossiano, 9, Aci Bonaccorsi) seguiranno le testimonianze di Suor Mary Anne Nwiboko (Figlie di Maria della Misericordia) e di Michela Lovato (Comunità Papa Giovanni XXIII).
Spiega mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale: «Il fenomeno della migrazione ci interpella tutti ad una seria riflessione. Oltre ai flussi migratori verso altri Paesi non si può nascondere la questione della tratta di migranti, che nel silenzio miete milioni di vittime tra  uomini, donne e bambini.  Necessario ed urgente favorire opportunità pastorali e politiche con un potenziamento del coordinamento a livello mondiale. Siamo chiamati ad un impegno deciso al fine di prevenire ed eliminare la tratta di esseri umani e a difendere la cultura della vita».
Don Oreste Benzi sin dal 1990 aveva a cuore il dramma della tratta, soprattutto nei riguardi delle donne e minori trafficate e sfruttate nell’industria della prostituzione. In Europa costituiscono oggi circa il 70% delle vittime della tratta.
Seguendo le sue orme la Comunità Papa Giovanni XXIII in 25 anni di attività di contrasto alla tratta ha liberato circa 5000 persone, operando attraverso Unità di strada in 12 Regioni. Considerando le persone aiutate anche attraverso la preziosa collaborazione con altri enti ed associazioni il numero di donne assistite in questi anni è salito almeno a 7000.
Per celebrare il ricordo e l’impegno del sacerdote riminese la Fondazione Don Oreste Benzi ha indetto un premio internazionale, che per l’edizione 2020 è dedicato alla tratta degli esseri umani. Chiunque può inviare attraverso il sito www.fondazionedonorestebenzi.org segnalazioni e candidature di personalità, associazioni od enti che si siano particolarmente distinti per attività e opere di contrasto alla tratta, in particolare delle donne, coerenti con l’appello di Don Benzi: «Nessuna donna nasce prostituta!» Il termine ultimo per presentare le candidature è il 15 Marzo 2020.
Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII succeduto a don Benzi, spiega: «Nella Giornata mondiale di preghiera e riflessione sulla tratta, insieme alla Chiesa vogliamo pregare in particolare per le donne, le adolescenti e le bambine trafficate e abusate ogni giorno in strada, nei night, negli appartamenti e nei centri massaggio. E non vogliamo dimenticare le schiave sessuali che hanno perso la vita: sono centinaia le giovanissime donne (184 fra il 2000 e il 2016) uccise per mano dei loro stessi clienti. Finchè non sarà adottato anche in Italia il modello nordico, sul corpo della donna continuerà ad essere esercitato un diritto di proprietà che annienta sia la dignità della donna che del cliente».
La Comunità di don Benzi promuove la Campagna di sensibilizzazione Questo è il mio Corpo per chiedere al Parlamento che anche in Italia sia approvata una legge basata sul cosiddetto modello nordico, in cui i clienti sono considerati corresponsabili dello sfruttamento della condizione di vulnerabilità della donna e pertanto vengono sanzionati.
Per maggiori informazioni sugli eventi e sulla campagna: www.questoeilmiocorpo.org
Facebook: Questo è il mio corpo.

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