Chiesa / L’esempio della mistica Luisa Piccarreta pungolo per le nostre coscienze intorpidite

Viviamo in un’epoca benedetta da risorse senza precedenti. Utilizzando le parole dello psicologo S. Pinker “…abbiamo decifrato i segreti della vita, dipanato i circuiti della coscienza e documentato la nostra storia e diversità. Si sono applicate queste conoscenze per accrescere la nostra prosperità, alleviando i flagelli che hanno tormentato i nostri antenati per la maggior parte dell’esistenza umana. Abbiamo persino posticipato il nostro previsto appuntamento con la morte”. Pur tuttavia, aggiungo io, risulta sempre più difficile trovare quelle ragioni profonde che, come una bussola, ci diano le giuste coordinate per orientarci in questo tempo presente.

Al di sopra dei disarticolati rumori della società odierna, se sappiamo veramente ascoltare, la voce dell’esistenza ci chiede di prendere tutto con semplicità e rigore. E di intraprendere il cammino della nostra vita legandolo da una parte a quello degli altri e dall’altro a raccordarlo con le passate generazioni.

“C’è una cosa”, ci ricorda Martin Buber, “che si può trovare in un unico luogo al mondo. E’ un grande tesoro, lo si può chiamare il compimento dell’esistenza. E il luogo in cui si trova questo tesoro è il luogo in cui ci si trova”.

Leggendo “Il cammino dell’uomo”, meraviglioso anche se piccolo racconto raccomandato anche da Hermann Hesse, veniamo a sapere di un maestro del Talmud. Per lui le vie del cielo erano chiare come quelle di Nehardea, sua città natale. Il Chassidismo, di cui la vicenda narrata  è una eloquente testimonianza, rovescia questa massima. Per noi è meglio che le vie della città natale siano più chiare delle vie del cielo.

chiesa di Luisa Piccarreta
La chiesa dove è seppellita Luisa Piccarreta

Alla fine del racconto, infatti, sappiamo che il tesoro sognato e poi cercato dal maestro talmudico era sepolto sotto la stufa della sua stessa casa, in cui era nato e abitava.
È dunque nel luogo preciso in cui ci troviamo, che si tratta di far risplendere la luce della vita divina nascosta.

L’esempio della mistica Luisa Piccarreta

Il racconto chassidico di Buber mi richiama alla mente la vita della mistica Luisa Piccarreta, nata il 23 aprile 1865 a Corato, in provincia di Bari, e morta il 4 marzo 1947, a 81 anni, di cui 64 passati immobilizzata a letto.

La sua storia ha dell’incredibile. La piccola Luisa, quarta di cinque figlie, semplice e spensierata come può essere una normale ragazza di Corato, appena tredicenne, ha una visione.  È lei stessa a raccontare che, trovandosi nella casa paterna, sentì un gran chiasso sulla strada e dopo essersi affacciata dal balcone, credette di vedere una grande folla ed in mezzo ad essa Gesù, incoronato di spine, che portava la croce sulle spalle.
Poi, vide Gesù che, volgendo gli occhi verso di lei, le chiedeva aiuto e compassione. Fu quello sguardo che la attirò e la conquistò per sempre.

Da quel momento la sua vita diventa una lotta continua per restare fedele a quel misterioso patto di amicizia. Infatti, soprattutto nella fase adolescenziale Luisa ebbe a soffrire molto ad opera del diavolo subendo tentazioni, tormenti, suggestioni, difficoltà d’ogni tipo che la condussero ad uno stato di malattia permanente, di immobilità totale, tale da divenire una icona del Crocifisso.

stanza di Luisa Piccarreta
La stanza di Luisa Piccarreta nella casa paterna

Luisa Piccarreta testimone dell’amore per Cristo

Una donna malata e immobilizzata in un letto? Ebbene sì! Ma Luisa è una donna malata d’amore, vero scandalo per una cultura come la nostra che considera tutto ciò un prodotto residuale di una civiltà ormai desueta.
Mentre dentro di noi permangono molte domande alle quali non siamo in grado di trovare risposte, nondimeno non possiamo, per partito preso, rifiutare la proposta o la strada che Dio stesso ha aperto per noi, attraverso il vangelo scandaloso della vita di Luisa Piccarreta.

Luisa Piccarreta, piccola Figlia della Divina Volontà e testimone gioiosa d’amore per il Cristo morto e risorto, seppe portare nella sua carne le stigmate reali, anche se invisibili, dell’Amore Crocifisso, con un Fiat totale, leale, generoso e senza ripensamenti come lo fu quello di Maria, la Vergine Addolorata che, secondo i Vangeli, insieme al discepolo prediletto, stette sotto la Croce.

La mistica di Corato è come uno sgambetto alla nostra vita semiseria e a certe sue visioni edulcorate, dentro e fuori la Chiesa. Luisa è in completa antitesi alle nostre scelte affrettate e troppo concilianti di cristiani a metà servizio. La storia di Luisa ci chiede di rispondere seriamente alle domande di sempre: cristiano, chi stai servendo? Per chi fai le cose in cui credi? Cosa vuoi in realtà? Cosa ti aspetti? Desideri, forse, un qualche tornaconto?

Luisa Piccarreta pungolo per le coscienze intorpidite

Sulla via di Cesarea di Filippo, anche Gesù chiese ai dodici: “volete andarvene anche voi?” mentre prima aveva chiesto loro “chi dite che io sia?” Luisa sta lì, immobile, ma non assente e da una cattedra molto scomoda ed esigentissima, ci ricorda: “Dio non ci molla mai e nel suo patto d’amore, non ci delude!”

Il Santo non è uno che si fa abbindolare da un altro, fosse anche Dio, perché Dio non può ingannarci. L’uomo è chiamato a vivere sovranamente in questo mondo. E Dio che ci conosce e che sa come siamo stati fatti, vuole fare delle nostre vite delle sue opere d’arte!

Luisa Piccarreta non fu una suora né una donna sposata, ma fu una vergine sposa di Cristo crocifisso che può divenire, per centuplo evangelico, un pungolo per le nostre coscienze intorpidite e un forte appello a dare ad esse una giusta direzione d’amore. Ella ci incoraggia a non avere paura e a farci araldi del Gesù Re e dell’avvento della sua divina volontà, come in cielo, così in terra.

Don Orazio Barbarino
Arciprete di Linguaglossa

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