Chiesa / Pier Giorgio Frassati sarà canonizzato il sette settembre

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pier giorgio frassati

Il prossimo 7 settembre Pier Giorgio Frassati sarà canonizzato. La Chiesa cattolica lo proclamerà Santo, e  formalizzerà il riconoscimento delle sue virtù eroiche.
Ma chi era Pier Giorgio Frassati? Cogliamo il ricordo che di lui ha espresso un suo coetaneo, l’ing. Rosario Caltabiano, che lo conobbe a Torino quando entrambi studiavano al regio Politecnico per conseguire la laurea in Ingegneria.

Il racconto che l’ing. Caltabiano un tempo ha fatto a chi scrive, era soffuso di spiritualità. Il ricordo era vivo e  fortemente incisivo. Ed era riportato nell’estratto da Memorie e Rendiconti dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale, pubblicato nel 1975, dal titolo “Pier Giorgio Frassati nel ricordo dei compagni di fede”.

Pier Giorgio Frassati nel ricordo di Caltabiano

“Ho conosciuto Pier Giorgio il primo anno di studi universitari – ricorda Caltabiano – durante una escursione sulle Prealpi della Valle dell’Orco, organizzata dal Club Apino Italiano.
Era, presumibilmente, l’anno 1911, e la brigata era composta da una ventina di giovani alpinisti tutti robusti, ad eccezione di una signorina esile, che saliva faticosamente l’erta ripida della montagna, portandosi dietro un pesante sacco di montagna che la affaticava distanziandola dal resto della comitiva. Pier Giorgio Frassati, accortosi della fatica di lei, tornò indietro, le chiese di porgergli il sacco da montagna, che caricò sopra il proprio, e la tirò per mano aiutandola a salire.
Chiesi ad una compagna di gita chi fosse quel giovane, e lei rispose: come non lo conosce? E’ Frassati. In quell’episodio egli mi si è rivelato
”.FRASSATI

Dal racconto traspare la stima, l’affetto, la valenza dell’essergli stato a fianco. Ambedue amarono la montagna e la natura, ambedue furono accomunati degli stessi interessi. Li ritroviamo insieme al circolo universitario Cesare Balbo di Torino aderente alla Fuci, la Federazione universitari cattolici italiani.

Le affinità tra Frassati e Caltabiano

Ragazzi appena adolescenti provenienti da due regioni agli antipodi del regno. L’uno dalla Sicilia alle falde dell’Etna, l’altro dal Piemonte, cresciuto a Pollone nella casa familiare e poi trasferitosi a Torino. Ambedue accomunati dall’amore per la montagna, dagli stessi interessi culturali. Ambedue educati secondo principi e valori cristiani. L’uno, completati gli studi liceali in Sicilia, proseguirà scrivendosi alla facoltà di ingegneria, come allora si chiamava, del regio Politecnico di Torino. L’altro, frequentato prima il liceo classico D’Azeglio, poi l’Istituto sociale dei Padri Gesuiti, si scriverà alla stessa facoltà di Ingegneria per seguire il corso di Ingegneria meccanica a indirizzo minerario.

Nel contempo Pier Giorgio Frassati  non si stancherà di occuparsi di opere di carità, frequenterà le opere della Conferenza di San Vincenzo, sarà terziario domenicano col nome di Gerolamo, in ricordo del Savonarola, e parteciperà a numerose associazioni cattoliche.

Pier Giorgio Frassati è animato da una gioiosa goliadia, compie numerosi escursioni in montagna. Fonda con gli amici dell’Azione cattolica l’associazione Gioventù italiana di Azione cattolica.

Erano gli anni del fascismo che il Frassati avversò. Nel 1920 si iscrisse al Partito popolare italiano di don Sturzo. Poi la morte prematura che lasciò tutti attoniti.Frassati e amici

Dopo la morte del giovane Frassati, se ne riconobbe il valore

Il padre che fu giolittiano liberale, senatore del regno nel 1913, ambasciatore in Germania , ricco esponente del mondo imprenditoriale del tempo e proprietario del quotidiano La Stampa, che aveva educato i figli secondo i rigori del suo tempo, scoprì alla  morte del figlio la dimensione delle  opere di lui. E nel corale dolore esclamò “io non conosco mio figlio”.

La figura di Pier Giorgio Frassati, morto il 4 luglio 1925, a soli ventiquattro anni, si ingigantisce. Allo sgomento subentra la consapevolezza del suo operato. Sorgono nuove associazioni che portano il suo nome, a Torino gli si dedicherà una strada, gli si intitoleranno sentieri di montagna. Innumerevoli iniziative sociali prenderanno il suo nome. Si riconoscerà il valore fondamentale che egli dava alla libertà e alla democrazia e come si adoperasse per esaltarne gli ideali superando gli interessi di classe fra studenti e lavoratori.

Egli portò ai poveri la sua gioiosa speranza, non li lasciò soli. La Corona del Rosario, che sempre teneva in tasca, diede un’impronta alla sua vita che fu messaggio di fede, condivisione, immedesimazione nelle sofferenze degli altri.

Don Coiazzi ne tracciò la biografia

Don Antonio Cojazzi, sacerdote salesiano che lo conobbe da bambino, ne tracciò una biografia fatta di testimonianze di quanti lo conobbero. Essi ne raccontarono l’opera svolta senza clamori ma assidua e determinata. Ne pubblicò le foto che furono fatte, ricordò gli avvenimenti che li avevano accompagnate.

Il libro fu pubblicato in varie edizioni  che raggiunsero oltre centoventimila copie, e fu tradotto in diciannove lingue straniere. L’ultima edizione è della Sei Società editrice Internazionale ed è del  1990. Ora il libro non è più disponibile. Esso fu il primo libro che fece conoscere al mondo la figura di Pier Giorgio Frassati,
Una sua ristampa sarebbe auspicabile, ci darebbe uno spaccato della vita del tempo e ci farebbe conoscere le emozioni di chi gli è vissuto accanto.

La sorella di lui, Luciana, di un anno più piccola, finchè visse, lo ricordò riempiendo di fiori una chiesa di Torino che a lui fu cara. I  ricordi si spengono nel tempo. Noi vediamo nella sua azione il preludio della santità.

 

Rosanna Marchese