Comunicazione / Tendenze e limiti dei podcast in Italia

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Il podcast può davvero essere considerato come un mezzo consolidato all’interno del palcoscenico mediale della nostra Penisola? Scopriamo insieme quali sono le ultime tendenze ma anche i limiti dei podcast che, in Italia, restano comunque in forte espansione.

Quali sono le ultime tendenze dei podcast in Italia

Secondo i dati presentati in occasione dell’ultima edizione del Festival del Podcasting, nel 2025 gli ascoltatori di podcast in Italia hanno toccato quota 18 milioni, segnando un aumento del 5% rispetto all’anno precedente e un incremento del 75% rispetto al 2018. Il pubblico più costante e “fedele” è costituito prevalentemente da uomini tra i 25 e i 34 anni, con una distribuzione abbastanza omogenea su tutto il territorio nazionale.

I fruitori di podcast, inoltre, sono spesso studenti e giovani professionisti, un target impegnativo da raggiungere per i media mainstream. A tal riguardo, i podcast rappresentano una straordinaria opportunità per i brand di raggiungere il proprio pubblico: si stima che l’81% degli utenti ricorda le pubblicità ascoltate durante la fruizione dei podcast e che il 53% abbia compiuto un’azione concreta successiva all’ascolto, relativa ad esempio alla ricerca di ulteriori informazioni o all’acquisto effettivo di un prodotto.

tendenze podcast italiaIl fenomeno della “podcastizzazione” della politica

Negli ultimi anni sempre più personalità politiche scelgono i podcast per creare una narrazione personale e intima, in maniera tale da raggiungere i nuovi pubblici che, generalmente, tendono a manifestare un certo disinteresse nei confronti della politica tradizionale.

In Italia, Pulp Podcast, video-podcast ideato e condotto dal rapper Fedez e da Davide Marra, ha dato vita a molteplici contenuti a sfondo politico: dal confronto tra il segretario di Azione Carlo Calenda e il leader di Sinistra Italiana e di Alleanza Verdi e Sinistra Nicola Fratoianni all’intervista all’ex magistrato Antonio Di Pietro sul Referendum della Giustizia, passando per la tanto discussa puntata con la premier Giorgia Meloni. Un fenomeno analogo era già avvenuto negli Stati Uniti prima delle elezioni presidenziali del 2024, quando Joe Rogan, ideatore del podcast PowerfulJRE, ospitò l’attuale Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump in una puntata che raggiunse quasi le tre ore di durata.

In realtà questa “narrazione personale” ha da sempre un peso notevole sulle decisioni degli elettori, basti pensare all’esempio tristemente famoso del “Mein Kampf” di Adolf Hitler. Secondo la storica dei media e conduttrice del podcast settimanale di comunicazione politica Passato Presente Nicole Hemmer: “Sia un libro di memorie, sia un podcast riguardano la creazione di una politica di intimità, invitando lettori e ascoltatori a entrare in una storia che il politico sta creando. Ciò che è diverso è che le memorie politiche scritte sono una storia finita, una narrazione ordinata stampata e pubblicata che i lettori possono acquistare e leggere. Un podcast è invece un insieme continuo di conversazioni con persone diverse. Non si tratta tanto di raccontare una storia, quanto di creare un personaggio e un marchio, che potrebbe avere potenziali usi anche oltre la carriera politica.”

I limiti dei podcast in Italia

Nonostante il grande successo confermato dalle ultime tendenze che abbiamo analizzato fin qui, i podcast in Italia presentano ancora alcuni limiti. Innanzitutto, bisogna considerare la soglia di attenzione e il tempo medio di fruizione che in Italia si attesta tra gli 8 e i 23 minuti, mentre negli USA si stima una durata dai 22 ai 40 minuti. Inoltre, anche la “saltuarietà” degli ascoltatori gioca un ruolo fondamentale: il fatto che il pubblico non sia così assiduo e numeroso non sembra dare garanzie sulla creazione di un mercato pubblicitario specifico, rendendo il modello di business piuttosto precario.

Altro fattore da prendere in considerazione è quello che riguarda il target anagrafico: sebbene il pubblico sia in crescita, specialmente tra i giovani, i podcast faticano a raggiungere gli ascoltatori al di sopra dei 45 anni, mettendo in evidenza una fascia d’età piuttosto ridotta. Va segnalata anche una certa polarizzazione dei generi, con il “true crime” e i reportage che dominano il mercato lasciando poco spazio ad altri generi, come ad esempio la fantascienza che fatica ad imporsi.

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Insomma, se è vero che i podcast ambiscono ad essere considerati come la “nuova TV” in Italia grazie all’evoluzione del mercato e delle abitudini di fruizione, è anche vero che vi sono delle criticità che non possono essere ignorate. La sfida futura dei podcast, dunque, sarà quella di risolvere tali problematiche, in maniera tale da candidarsi a tutti gli effetti nel ruolo di nuova TV, non soltanto per il pubblico più giovane.

Alessandro Puglisi