Mottetti, passioni, responsori, offertori sono la musica colta italiana del cinquecento. Una musica d’élite che veniva eseguita nelle cattedrali o nelle camere dei palazzi nobiliari. Da qui, come è facilmente intuibile, deriva il nome di musica da camera.
Nella chiesa dell’Arcangelo Raffaele di Acireale, ha avuto luogo un concerto di musica sacra del gruppo vocale “Unda Maris” che ha eseguito musica rinascimentale con incursioni nel panorama moderno e contemporaneo.
A fare gli onori di casa, padre Orazio Barbarino che ha così introdotto il concerto. “ Il diavolo è il nemico della musica. La musica è un miracolo che descrive la nostra vita, l’umano è scomparso dove prevale la rinunzia alla ragione. Come recita il salmo, gli angoli della terra sono diventati covi di violenza. L’uomo ha rinunciato a cantare e a ribellarsi, siamo pieni di vocianti della pace ma pochi la desiderano. L’armonia salverà il mondo!”.
“Vi ringrazio per essere venuti nonostante l’afa e l’umidità, la volta successiva canteremo a Natale, però allora farà troppo freddo”. Con queste parole il direttore Carmelo Crinò ha presentato il suo coro. “Ascolterete, stasera, musica sacra sia antica che moderna, qualche autore è addirittura vivente. La scuola romana del cinque – seicento fino ad arrivare a Nino Rota”.
I canti eseguiti
Ecco i canti eseguiti: Cantate Domino di Pitoni, il Kyrie tratto dalla Missa Aeterna Christi Munera, Super flumina Babylonis e Sicut cervus di Palestrina. Poi Ecce quomodo moritur justus di Ingegneri, quattro Ave Maria di Rota, Heiegen, Margutti. O salutaris hostia di Horvarth e Agnus Dei di Lo Presti e Da pacem Domine di Arvo Part. A fine concerto è stato bissato, con lo sprone di padre Barbarino, l’Agnus Dei.
Nella suggestiva chiesa ricca di dipinti, il suo fascino medievale si è sposato alla perfezione con quella musica celestiale. L’esecuzione non ha superato l’accademismo: le voci maschili sono state più incisive anche sul piano dell’espressione, le donne.. sussurravano. Il gruppo vocale “Unda Maris” è pur sempre un fiore all’occhiello, solo per il fatto di portare musica ispirata, seria e polifonica, producendosi in concerti non certamente popolari. Dando alla musica il suo recondito significato: passione per la bellezza e amore per la verità.
Giosuè Consoli
