Il trunzo, ossia il cavolo nero dalle sfumature violacee caratteristico delle verdeggianti pianure e falsopiani della Timpa di Acireale è simbolo di una tradizione che affonda le radici in secoli addietro. Il trunzo è anche garanzia di qualità, di quella tanto decantata agricoltura a chilometro zero, in alternativa ai prodotti delle serre, congelati e dalla dubbia provenienza. Su questo tema, presso il Palazzo del turismo di Acireale, si è svolta una conferenza dal titolo “Le produzioni biologiche e di qualità”.
A fare gli onori di casa l’assessore Laura Toscano. “La produzione agricola acese è di grande importanza – ha detto – e il cosiddetto trunzo di Aci ne è il fiore all’occhiello. E in veste di assessore comunale alle Attività produttive, avrò il piacere di inaugurare in piazza Vigo la Fiera del bio”.
“Il trunzo di Aci, come già ricordato, è un fiore all’occhiello delle colture di questo territorio – ha scandito il relatore Salvatore Marino – ma ciò non basta. La sua produzione non è più estesa come era una volta: negli anni ’50 la zona della Reitana e del fiume Platani, senza escludere Capo Mulini, avevano enormi piantagioni di cavolo trunzo. E lì, le donne lavoravano duramente, coordinate dalla figura della capo chiumma”.

Un eccellenza del territorio da valorizzare

A concludere la conferenza l’intervento del relatore Vincenzo Pennisi. “Un quarto della biodiversità d’Europa è costituita dall’agricoltura siciliana ed è un dato che deve farci riflettere. Una natura così generosa che non viene fatta rendere al meglio. Perché non basta avere il trunzo, bisogna saperlo valorizzare – ha ribadito Pennisi. In Veneto, ripeto nel Veneto, hanno fatto un convegno proprio sul cavolo trunzo. E da noi?”.
E da noi che si fa? Il mercatino del bio è stato un buco nell’acqua: quattro bancarelle in croce disposte solo nella seconda metà della piazza.
Come si può sensibilizzare alla questione della biodiversità con una fiera di mezza giornata una volta l’anno? Non si capisce perché dall’alto – prima con la fiera dei morti, oggi col mercatino bio – si insiste con queste bandierine spacciate per cambiamento.
Giosuè Consoli
