In considerazione della crisi idrica e della gestione dell’acqua relativa in Sicilia, cioè la difficoltà di mancanza di approvvigionamento idrico, sia per uso umano che zootecnico e agricolo, la Sezione di controllo della Corte dei conti della Regione Siciliana ha iniziato ad analizzare il fenomeno. Ha cercato di capire le principali criticità ai fini di avere un quadro quanto più possibile completo nel quale si possa successivamente intervenire per sanare la storica questione meridionale della mancanza cronica di acqua nella nostra regione.
Gestione dell’acqua e crisi idrica in Sicilia / Indicatori ISTAT e il divario con il resto d’Italia
Partendo dall’analisi dei dati ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) relativi agli indicatori BESt (Benessere equo e sostenibile dei territori) la Sezione di Controllo della Corte dei Conti si è resa conto che la Sicilia rispetto alle altre regioni italiane è al penultimo posto riguardo al benessere relativo. Causa anche il riferimento al benessere ambientale in cui emerge una forte dispersione della rete idrica nei vari Comuni dell’Isola rispetto alla media Italiana. Ricordiamo infatti che l’accesso alle risorse idriche rappresenta un presidio basilare per i diritti fondamentali dei cittadini per la qualità di vita e la dignità della persona e in seconda battuta per le prospettive di sviluppo dei territori.
Gestione dell’acqua e crisi idrica / Il ruolo della Regione Sicilia e del DAR
Cerchiamo prima di tutto di far capire ai nostri lettori come funziona la gestione del ciclo dell’acqua in Sicilia e quali sono gli attori coinvolti. Le necessità idriche sono principalmente tre: potabile, agricolo e industriale. Ad ognuna di queste tre componenti corrisponde un differente governo della risorsa idrica con a capo la regia della Regione Siciliana tramite il Dipartimento dell’acqua e dei rifiuti (DAR). Il dipartimento ha la responsabilità di tutto il ciclo dell’acqua. Dalla programmazione progettazione e realizzazione sulle infrastrutture per l’acqua (dighe e grandi adduttori), agli interventi sul sistema idrico integrato. Alla depurazione alle gestione di acque reflue, al controllo del monitoraggio dei pagamenti e dei canoni fino all’espropriazione per pubblica utilità.
La filiera della distribuzione e il Servizio Idrico Integrato
A monte sta l’approvvigionamento idrico primario. E’ la fase di raccolta e di messa a disposizione della risorsa acqua per l’intera regione. Questa viene poi indirizzata successivamente nei tre usi principali agricoli (di competenza dei consorzi di bonifica), industriali ed energetici (gestiti da privati o enti a partecipazione mista pubblico privato), uso potabile (gestito dalle articolazioni organizzative del Servizio Idrico integrato).
A sua volta il servizio idrico integrato viene gestito dal Dipartimento dell’Acqua e rifiuti della Regione Siciliana con a valle la gestione in capo agli ATI (Assemblea Territoriale Idrica). E’ l’ente di governo locale dell’ambito Territoriale Ottimale (ATO) composto dai sindaci del raggruppamento dei comuni che ne fanno parte. L’ATI ha il compito di gestire tutto il ciclo della distribuzione dell’acqua a livello territoriale (acquedotto, fognatura, depurazione). Ma anche approvare le tariffe e bandire la gare di affidamento al gestore (pubblico, privato o misto). L’aspetto di vigilanza e controllo spetta all’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente).
Criticità gestionali e stati di emergenza (2000-2024)
Il fabbisogno di acqua per i vari usi è aumentato negli anni, specialmente per il settore agricolo. Mentre si assiste ad un aumento della indisponibilità della risorsa che via via si fa sempre maggiore. Questo a detta della Corte dei Conti è dovuto alla carenza di attività programmatoria e di gestione da parte della Regione Sicilia. La Corte infatti ha analizzato la gestione delle risorse idriche e agli stati di emergenza dichiarati nel lungo periodo (2000-2024) in relazione alla situazione di grave deficit idrico ed infrastrutturale dell’ultimo ventennio.
Una delle cause principali è la frammentazione degli ATO e di riflesso degli ATI. In genere dovrebbero coincidere con i bacini idrografici. Ma in Sicilia coincidono con le provincie. Di conseguenza ogni singolo bacino idrografico è suddiviso in più ATO, con competenze distinte e non coordinate. Queste impattano sull’efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa.
Gianfranco Castro
