Il 3 agosto è entrato in funzione il nuovo dissalatore di Porto Empedocle, primo dei tre impianti voluti dalla Regione Siciliana per fronteggiare l’emergenza idrica. Già attivi 50 litri al secondo di acqua dissalata, destinati ad Agrigento. La portata crescerà nei prossimi giorni: 25 litri in più l’11 agosto e altri 25 tre giorni dopo, per un totale di 100 litri al secondo a regime.
Un’opera attesa da decenni, finalmente in funzione
L’annuncio, arrivato attraverso una nota diffusa da Palazzo d’Orléans, è stato accompagnato dalle parole del presidente della Regione, Renato Schifani: “Si tratta di un risultato concreto nella lotta alla crisi idrica che colpisce da tempo il nostro territorio, con una risposta immediata e tangibile ai bisogni dei cittadini e delle imprese”. Secondo il governatore, infatti, l’opera rappresenta un tassello essenziale nel piano del suo governo per garantire alla Sicilia un futuro più sicuro e sostenibile sul fronte delle risorse idriche.

L’attivazione del dissalatore arriva dopo una lunga vicenda segnata da abbandoni e sprechi. Per anni definito come un dissalatore fantasma, l’impianto di Porto Empedocle, costruito nei primi anni duemila per contrastare la carenza d’acqua ad Agrigento, fu presto lasciato al degrado. Inchieste ne denunciarono lo stato: pompe mai collaudate, ruggine e costi fuori controllo. Solo la grave crisi idrica culminata con la siccità record a cavallo degli anni 2023 e 2024 ha spinto la Regione a riattivarlo.
Un investimento da 110 milioni per cambiare rotta
Con la spinta dell’attuale governo guidato da Schifani, la Regione Sicilia ha sbloccato 110 milioni di euro per tre dissalatori. L’accordo è stato firmato nel maggio 2024 con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il dissalatore di Porto Empedocle è ora attivo, mentre quelli di Gela e Trapani sono ancora in costruzione. Dei fondi, 90 milioni arrivano dal Fondo di sviluppo e coesione mentre i restanti 20 milioni provengono dal bilancio regionale, con una parte destinata alla gestione e manutenzione degli impianti.
Nel frattempo, comunque, la situazione idrica in Sicilia resta critica. Il 2025 si sta confermando come uno degli anni con un forte deficit pluviometrico significativo. Le dighe e gli invasi, soprattutto nelle province di Agrigento, Caltanissetta e Trapani, registrano livelli d’acqua molto al di sotto della media stagionale. La mancanza di piogge, le alte temperature e le reti di distribuzione obsolete aggravano la situazione. In molte città, Agrigento compresa, i cittadini vivono da mesi con turnazioni sempre più serrate e un servizio idrico discontinuo. Le campagne soffrono e l’agricoltura annaspa. E anche se i dissalatori da soli non possono risolvere un problema strutturale, rappresentano una risposta d’urgenza che, per la prima volta, si traduce in un flusso d’acqua concreto.
Sicilia, maglia nera per dispersione idrica
La crisi idrica che ha spinto la Regione a riattivare il dissalatore di Porto Empedocle non è improvvisa ma è frutto di anni di inefficienze, cambiamenti climatici e scarsi investimenti. Nel 2022, secondo l’ISTAT, oltre il 51% dell’acqua distribuita in Sicilia si è persa prima di arrivare ai rubinetti, pari a circa 340 milioni di metri cubi. Questa enorme perdita spiega le difficoltà di cittadini e agricoltori, soprattutto nelle zone più colpite.

Il dato siciliano è il peggiore in Italia, dove la media nazionale si attesta intorno al 36%. A guidare la classifica della dispersione interna all’isola sono le province di Caltanissetta, Agrigento e Enna, dove si registrano perdite superiori al 52%. In alcuni comuni dell’Agrigentino, come evidenziato da indagini giornalistiche e da recenti rapporti delle autorità d’ambito, le perdite si avvicinano addirittura al 60%, complici le reti vetuste e la scarsissima manutenzione.
Oltre ai problemi strutturali, a peggiorare la crisi idrica in Sicilia è anche la persistente siccità, con il 2024 tra gli anni meno piovosi degli ultimi vent’anni. Le riserve si esauriscono rapidamente e in molti territori l’acqua scarseggia persino per le turnazioni. In questo contesto, l’attivazione del dissalatore di Porto Empedocle rappresenta un primo passo concreto verso l’adattamento climatico. Tuttavia, senza un serio intervento sulle reti colabrodo e una gestione più oculata delle risorse, la risposta resterà parziale. La siccità è difficile da prevedere, ma lo spreco è evitabile.
Una risposta che arriva dall’acqua del mare nonostante le critiche
Non mancano però, ovviamente, le critiche. L’impianto, parzialmente ristrutturato, solleva dubbi sull’impatto ambientale, soprattutto per lo smaltimento della salamoia. Residenti e associazioni chiedono un controllo attento su consumi energetici e efficienza. Alcuni temono che senza adeguati controlli la gestione possa restare opaca. Ma nonostante le polemiche, Porto Empedocle non è più solo un’infrastruttura incompiuta. Adesso è il punto di partenza di una nuova gestione dell’acqua in Sicilia. In un’isola dove l’acqua scarseggia, anche 50 litri al secondo sono una svolta, o almeno una promessa finalmente mantenuta
Giorgia Fichera
