La Regione Sicilia da tempo ha intrapreso un piano di azioni risolutive per uscire dall’annosa questione della crisi idrica, che attanaglia le provincie con maggiore siccità. Possiamo dividere le azioni intraprese per tipologia di intervento e per tempistica di risoluzione, evidenziandone le politiche a breve e a medio lungo termine.
Per quanto riguarda gli obiettivi a breve termine delle azioni risolutive, il Governo della Regione Sicilia sta sopperendo alla siccità sia con il potenziamento delle autobotti pubbliche sia tramite ordinanze e provvedimenti. Questi sono atti ad agevolare il risparmio idrico con priorità all’uso potabile ed agli allevamenti. Per quanto riguarda i piani con effetti nel medio lungo periodo sono stati proposti diversi interventi. Ad esempio, utilizzare le talpe escavatrici presenti sull’isola per la costruzione di gallerie autostradali o anche per la trivellazioni di nuovi pozzi.
Il riuso dei dissalatori esistenti sia fissi che mobili specialmente per i siti di Trapani, Gela e Porto Empedocle. Forti interventi sulle dighe allo scopo di potenziare e costruire grandi strutture idriche e reti che possano convogliare l’acqua in modo più efficiente agli ATO provinciali. Per il potenziamento della rete idrica sembrerebbe che la scelta sia caduta su Siciliacque. Fino al 2044 gestirà circa 1.705 kilometri di rete di adduzione riguardanti 13 sistemi di acquedottisti interconnessi, 56 impianti di sollevamento, 7 invasi artificiali, 7 campi pozzi, 9 gruppo sorgenti, 5 impianti di potabilizzazione.
Gli aspetti più problematici
Gli aspetti più problematici della gestione economico finanziaria dei gestori privati sono da attribuire alla struttura organizzativa. La criticità più importante è la mancanza di un “ufficio gare” all’interno del DAR per gli affidamenti dei servizi tecnici. Di conseguenza il personale dell’ente è sovraccaricato sia del lavoro operativo quotidiano che dei procedimenti di gare e bandi, rallentando di molto entrambe le attività. Causa ritardi nell’approvazione dei bilanci della Regione Sicilia si assiste a rallentamenti dei processi amministrativo-contabili. In questo caso la principale conseguenza è il ritardo dei pagamenti dei fornitori che a loro volta rallentano le esecuzioni delle opere.
Si notano anche tempi delle istruttorie molto lunghi dovuti principalmente alla pluralità di enti e soggetti coinvolti. Sia con contratti ed accordi privati, sia con le conferenze di servizi, gestiscono i procedimenti con i tempi tecnici di legge e allungano di molto le esecuzioni delle obbligazioni contrattuali. Inoltre la dotazione finanziaria allocata non risulta sufficiente per far fronte alle spese necessarie per il funzionamento della filiera. Questo è dovuto alle frequenti impennate di prezzi di costruzione. I soggetti vincitori dei bandi cercano di rinegoziare l’ammontare dei lavori lamentando cause di forza maggiore dovuti ai contesti macroeconomici. In ultimo, la commistione pubblico-privato nella gestione dei progetti e delle relazioni fra enti ed operatori, causa innumerevoli sovrapposizioni di competenze rallentando ulteriormente le azioni da mettere in campo.
I canoni di concessione
In ultimo le concessioni con i gestori idrici sono state fatte in media 50 anni fa. Spesso non sono state aggiornate le tariffe dei canoni di concessione, ossia gli importi che gli operatori privati pagano alla regione Sicilia per la gestione delle fonti idriche. Si stima che il canone attualizzato (aumentato del tasso di inflazione dei vari anni) sarebbe da rivalutare del 500%. Quindi vuol dire che le società private versano un canone di circa 500.000 euro, ma dovrebbero versarne 2.500.000.
A parte l’aggiornamento delle tariffe non si sono riviste le condizioni contrattuali per la valutazione di una apertura al mercato e alla concorrenza. Anche la Commissione Europea, infatti, ha più volte richiamato l’Italia ad allinearsi alla Direttiva Bolkestein in ambito di libertà e concorrenza sul mercato. Ha spinto gare ad evidenza pubblica con durata della concessione inferiore rispetto alle attuali e all’adeguamento dei canoni concessori.
Gianfranco Castro
