Più Uno è un movimento politico, formalmente non ancora partito, nato dall’ex direttore dell’agenzia dell’entrate, Ernesto Maria Ruffini. Ha come obbiettivo un progetto ambizioso, quello di coinvolgere di più la partecipazione politica dei cittadini. E’ un partito? Dopo una serie di insoddisfazioni e ostilità verso quella classe politica che il cittadino comune non si riconosce più. Più Uno cerca di convergere le idee comuni del cittadino dove l’attuale classe politica non è più in grado di rappresentare. Dove l’organizzazione si collochi nell’arco parlamentare non è ancora chiaro, ma da diverse posizioni che ha preso è possibile presumere tra il centro e centro-sinistra, secondo un’ispirazione legata al primo Ulivo.
Chi è Ernesto Maria Ruffini, il fondatore di Più Uno
Ernesto Maria Ruffini è un avvocato ed ex dirigente pubblico. Ha una certa notorietà soprattutto per il suo ruolo alla guida dell’amministrazione fiscale italiana. È nato il 19 agosto 1969 a Palermo. Ruffini proviene da una famiglia molto conosciuta nel mondo della politica, soprattutto per suo padre: Attilio Ruffini. Il padre è stato anche lui avvocato, storico esponente della Democrazia Cristiana, ricomprendo il ruolo di ministro della Difesa e degli Affari esteri negli anni Settanta e Ottanta.
Dopo gli studi superiori, Ruffini si trasferisce a Roma dove si laurea in Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza. Qui inizia la sua carriera come avvocato, specializzandosi in diritto tributario e amministrativo. Dopo la laurea ha incominciato ad occuparsi nel campo delle politiche fiscali. Ruffini ha avuto un grande ruolo nella digitalizzazione del sistema contributivo italiano, riuscendo a facilitare di molto le operazioni fiscali.
Ha lavorato assieme presidenza del consiglio nel governo Renzi, nel Tavolo permanente per l’innovazione e l’agenda digitale italiana. È stato direttore di Equitalia dal 2015 al 2017, che ai tempi era proprietaria dell’agenzia dell’entrate e dell’INPS. Nel 2017 viene nominato come direttore dell’Agenzia dell’entrate e dell’agenzia dell’entrate-riscossione che nel frattempo aveva preso il posto di Equitalia.
Il libro “Più uno: la politica dell’uguaglianza”
Dal 2012 fino al 2025 trova spazio nella scrittura. Diversi suoi manuali hanno come obbiettivo quello di rendere più facile il diritto e il diritto tributario, alcuni hanno una natura più politica. Nel 2025 Ruffini pubblica “Più uno. La politica dell’uguaglianza”, un libro dallo sfondo decisamente più politico, che invita le persone a essere più partecipi alla vita pubblica, con un “più uno” alla volta. Dopo essere stato riconfermato più volte come direttore dell’agenzia dell’entrate, nel governo Conte II, poi in quello di Draghi e di Meloni nel 2024, spinto dal successo del suo libro e dalla richiesta da parte dei suoi lettori di mettere in pratica gli obbiettivi che vi erano prefissati, Ruffini, da che era amministratore, entra nel campo della vita politica fondando Più Uno.
Perché Ruffini è entrato nella vita poltica
È da tenere in considerazione che chi è sceso in campo, non è un funzionario qualsiasi, ma è l’ex direttore dell’agenzia delle Entrate, ricoprendo questo ruolo per più di dieci anni. Si tratta pur sempre di dirigente che ha visto gli effetti delle disuguaglianze economiche. Chi paga di più di tasse rispetto al reddito e chi di meno, rispetto alla reale situazione tributaria italiana. Che sia stato anche questo a spingerlo in politica? Anche se, c’è da dire, con gli attuali mezzi di comunicazione, e se si ha alle spalle un’ottima carriera come la sua, può essere un buon punto di partenza se si vuole creare un partito politico. Tuttavia, Più Uno non è di fatto ancora un partito politico. Vedremo più avanti nella lettura come Ruffini ha motivato questa scelta.
Cos’è Più Uno, il progetto politico di Ruffini: un nuovo partito?
Più Uno non risulta iscritto nel registro nazionale dei partiti politici – registro dove sono raccolti tutti i partiti riconosciuti in Italia – e quindi, non è formalmente ancora un partito. Perché Più Uno? In una in intervista a febbraio 2024, al programma Che tempo che fa, Ruffini parla del suo impegno politico e del suo libro assieme a Fabio Fazio: “Il mio desiderio è quello di entrare in un dibattito, di poter accogliere ascoltare le domande”. E riguardo alla rappresentanza politica? I partiti di oggi sono in grado di rappresentare i cittadini? “Questa politica è una politica che si fa le domande e si dà le risposte da sola, è un modo per non portare la gente a votare”. E perché non candidarsi o creare un partito politico? “Con tutti i partiti che ci sono credo che non si senta l’esigenza di far nascere qualcos’altro, o almeno, per adesso”.

Siamo tutti diversi, ma è possibile comunque costruire una comunità
Ruffini dice che è possibile costruire una comunità anche quando le persone che la compongono hanno caratteristiche differenti. In un intervento organizzato dalla fondazione Mirafiore dice: “cos’è il principio di uguaglianza? Il diritto di essere diversi gli uni dagli altri, sembra controintuitivo. Rivendicare la propria diversità perché con essa si può arricchire un patrimonio comune”. Fa anche riferimento alla costituzione, dove dice che la legge fondamentale dello Stato sancisce col principio di uguaglianza il “diritto ad essere diverso dagli altri”.
Un altro Movimento 5 Stelle?
La sua idea non sembra molto distante da quella promossa da Beppe Grillo con il Movimento 5 Stelle. Per certi versi, le similitudini si trovano, come quello di riuscire ad unire le istanze comuni e di portarle all‘interno della politica e chiederle di risolverle, usando come strumenti anche i canali digitali. Il Movimento 5 Stelle non era nato come un partito politico e lo è diventato solo successivamente, per quanto riguarda Più Uno invece, Ruffini non smentisce del tutto la possibilità.
Il Movimento 5 Stelle ha portato delle domande costruttive all’interno del dibattito pubblico. Temi come Corruzione e disuguaglianze, accusando la classe politica di quel tempo di non essere in grado di dare risposte efficaci. Pur non avendo tutti i torti, quando il M5S è diventato partito e vinse le elezioni del 2018, le politiche adottate sono state alquanto dubbie nella loro efficacia, molte delle quali hanno portato a un forte aumento del deficit pubblico, come nel caso del superbonus.
La discesa in campo del Movimento 5 Stelle nell’area progressista ha messo ancora più in crisi, di quanto già non lo fosse, la sinistra in Italia. La nascita di un nuovo partito come Più Uno all’interno dell’arena politica, potrebbe stravolgere nuovamente tutto il sistema dei partiti. Ancora oggi il “campo largo” non riesce a trovare dei punti di incontro su diversi temi, soprattutto in politica estera. Un ulteriore partito finirebbe per peggiorare ancora le cose o unirebbe?
Ernesto Ruffini e lo scopo di Più Uno
Lo scopo di Piu Uno è quello di mobilitare i cittadini alla partecipazione politica – I 5 stelle fecero lo stesso, anche se i motivi erano diversi –, per far fronte agli attacchi che sta subendo la democrazia e l’Europa “che non sarà possibile fronteggiare senza un’alleanza costituzionale. Una alleanza contro tutti i sovranismi, contro tutti i populismi, per contrastare la polarizzazione che sta corrodendo il Paese”, come è scritto nel sito ufficiale. Con una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica, un passo alla volta, da qui il nome “Più Uno”. Ruffini ospite a Che tempo che fa ha spiegato perché ha creato Più Uno: “È in questo modo. È un paese dove abitiamo tutti e perché non prendersene cura, ciascuno come può”.
Un compito arduo
Il compito che si da Più Uno è molto arduo, ma la preoccupazione è che possa nuovamente stravolgere il sistema dei partiti. L’istaurazione di un nuovo partito renderebbe ancora più difficile la creazione di nuove coalizioni, soprattutto a sinistra, e più difficile la governabilità. Un fatto che non coinvolge solo l’Italia ma tutti i paesi in Europa. Il declino dei partiti socialdemocratici e la nascita di sempre più partiti di destra radicale in Europa è ormai un fatto noto ai politologi e ancora al centro di numerosi studi sui suoi possibili effetti. La preoccupazione di Più Uno per cui le democrazie siano in pericolo non è infondata.
Da diverso tempo in Europa si stanno formando partiti populisti di destra radicale che stanno portando in crisi i sistemi parlamentari e le democrazie. Non tanto perché siano di destra o di sinistra, ma tanto perché usando una retorica di tipo populista come principale strategia per ottenere voti ingannano i propri elettori. E nel caso riescano ad ottenere il potere, il rischio è che possano cambiare quegli assetti istituzionali che hanno il compito di mantenere il sistema di tripartizione di poteri sacrosanto in una democrazia liberale che i nostri nonni e antenati hanno conquistato con molta fatica, come è successo con Orban in Ungheria. C’è da vedere quali saranno le proposte e come deciderà di agire questa organizzazione, in un momento dove ora più che mai si sente la necessità di fare politica.
Giorgio Trombetta
