Cultura / Vincenzo Auria, lo storico di Palermo che diede voce anche alla lingua siciliana

0
118
Vincenzo Auria ritratto

Ci sono figure che il tempo relega ai margini della memoria collettiva, pur avendo contribuito in modo decisivo a costruire l’identità culturale di un territorio. È il caso di Vincenzo Auria, nato a Palermo il 5 agosto 1625, di cui ricorrono quest’anno i 401 anni dalla nascita.
Storico, giurista, archivista, poeta e raffinato uomo di cultura, fu tra gli intellettuali più fecondi della Sicilia barocca, lasciando un patrimonio di opere che ancora oggi rappresenta una fonte preziosa per conoscere il volto dell’Isola tra Sei e Settecento.

La sua vita si svolse quasi interamente a Palermo. Dopo la formazione presso i Gesuiti e la laurea in Giurisprudenza all’Università di Catania, esercitò la professione forense fino alla nomina ad archivista reale. Fu proprio il contatto quotidiano con documenti e carte d’archivio a orientare definitivamente la sua vocazione di studioso.
Ne nacquero opere che ancora oggi gli storici consultano per ricostruire le vicende politiche, civili e religiose del Regno di Sicilia. Come l’Historia cronologica delli Signori Viceré del Regno di Sicilia e i suoi Diari, autentico affresco della Palermo seicentesca.
Accanto allo storico, però, emerge un Auria meno noto ma altrettanto significativo. Mentre il siciliano veniva progressivamente escluso dalla produzione letteraria più colta, egli continuò a realizzarlo nella sua poesia. Convinto che quella lingua possedesse tutte le risorse necessarie per esprimere la ricchezza dell’animo umano.Vincenzo Auria ritratto

Nelle Canzoni siciliane amorose, nelle burlesche e nelle sacre, pubblicate nella raccolta Le Muse Siciliane, il dialetto diventa lingua letteraria, capace di parlare d’amore, di sorridere con ironia e di elevarsi fino alla preghiera. Non è un dettaglio secondario. La lingua è memoria, appartenenza, identità. Custodirla significa preservare una visione del mondo e una tradizione che attraversa i secoli.
Anche per questo la scelta di Auria conserva una sorprendente attualità: valorizzare il patrimonio linguistico non significa chiudersi nel passato ma riconoscere le proprie radici per dialogare con il presente.

Come molti studiosi del suo tempo, Auria interpretò la storia secondo la sensibilità del Seicento, esaltando il ruolo di Palermo e della Sicilia nel Mediterraneo. Alcune sue valutazioni risentono inevitabilmente del contesto culturale dell’epoca, ma non diminuiscono il valore del suo instancabile lavoro di ricerca. Senza la sua opera, una parte importante della memoria storica dell’Isola sarebbe andata perduta.

Il quattrocentesimo anniversario della sua nascita, celebrato nel 2025, è trascorso quasi nel silenzio. A distanza di un anno, ricordare Vincenzo Auria non è soltanto un doveroso omaggio a uno studioso del passato. E’ un invito a riscoprire il valore della memoria storica e della cultura come strumenti attraverso i quali una comunità continua a riconoscersi, custodendo le proprie radici senza rinunciare a guardare avanti.

 

 Caterina Maria Torrisi