Nel novecentesimo anniversario del ritorno in patria delle reliquie di S. Agata, Patrona di Catania, l’ arcivescovo metropolita della Diocesi catanese, mons.Luigi Renna ha avviato, lo scorso 11 gennaio, l’Anno giubilare Agatino.
Come ha sottolineato il presule, esso non è una commemorazione, non è una festa, ma un anno di rinnovamento.
Nella domenica che ricorda il Battesimo del Signore è iniziata, pertanto, la Peregrinatio del Velo di Sant’Agata. Muovendo dalla Basilica Cattedrale, il corteo di automobili, capeggiato da quella che accompagnava mons. Renna con il parroco del Duomo, padre Barbaro Scionti, e il maestro del fercolo, Claudio Consoli, ha raggiunto la rotonda di via Del Rotolo a ridosso del lungomare.
Ad attenderlo ed accoglierlo, alle ore 9,30 esatte, vi era il clero del 5° vicariato e la comunità parrocchiale Maris Stella.
Incontrarsi proprio lì, dinanzi al monumento che ricorda il ritorno a Catania delle Reliquie della Martire catanese, ha suscitato nei presenti una grande emozione.
Comincia la peregrinatio del velo di Sant’Agata
Dopo una breve sosta di preghiera, la processione si è snodata per raggiungere la parrocchia in via Plutone, dove è stata celebrata la santa messa solenne.
Successivamente, secondo apposito calendario e programma, le Sacre Reliquie raggiungeranno i punti nevralgici del territorio diocesano. Questo segno è la dimostrazione della vicinanza della Chiesa a tutto il popolo di Dio. Nella testimonianza dei Santi, la stessa Chiesa ha scelto il canale privilegiato per condividerne la quotidianità facendosi carico delle sue ansie e preoccupazioni.
Nove secoli fa le reliquie di Sant’Agata ritornarono a Catania. Ora, in devoto pellegrinaggio, lasciano la cammaredda che le custodisce all’ interno del Duomo, per abbracciare le periferie, le scuole, gli ospedali, le carceri.
Intervenire contro la povertá educativa, la violenza, la mafia ed altra tematica ad esse collegata, sono riflessioni che, su invito dell’Arcivescovo, ogni devoto dovrebbe tradurre nel personale stile di vita.
Commissariate le associazioni agatine
Soprattutto esse sono piaghe da curare e che sono incompatibili con la condotta del devoto e dell’aderente ad una delle associazioni agatine. E in ogni caso è innegabile l’impegno di ogni buon cristiano a rieducare chiunque tolleri, o persino supporti, la criminalità. Da qui la scelta di commissariare tutte le aggregazioni laicali ispirate all’eroicità di Sant’ Agata e ripartire.
“Io vorrei che chi ha lodato questa mia iniziativa – ha spiegato mons. Renna – si mettesse in gioco. E vorrei che chi è nelle associazioni agatine soprattutto da lungo tempo, apra le porte agli altri, perché ci sia un vero rinnovamento”.
Nel giubileo agatino l’uscita delle sacre reliquie simbolo di condivisione
Il giubileo agatino durerà tutto l’anno ed è fondamentale precisare che è stato concesso, in via straordinaria, dal Papa. Nel contesto delle varie iniziative, rimane un forte simbolo di condivisione, l’ uscita dal sacello delle sacre reliquie. Come se volessero toccare materialmente le criticità di una città complessa come Catania.
Al centro di tutto ciò ci stanno sempre le problematiche giovanili. E in questo senso è inevitabile il riferimento al recente violento caso di bullismo che ha visto un ragazzo pestato in pieno centro città, senza che nessuno intervenisse.
“Se quei giovani hanno aggredito un loro coetaneo – ha dichiarato monsignor Renna –perché erano presi dalla noia o perché hanno assunto dei modelli violenti, vuol dire che si è perso il senso della nostra umanità. Le radici non risiedono nei giovani ma risiedono in noi adulti che abbiamo perso la portata della verità. E forse anche il senso di ciò che la fede ci chiede nella vita di tutti i giorni. Per questo la vera devozione a Sant’Agata non ci fa girare la testa da un’altra parte”.
Agata, una santa vicina alla gente
Agata è la giusta segnaletica che ci indica Cristo e la sua umanità accende il desiderio di sapere di chi è il volto amato da lei. La gente, uomini, donne, bambini, giovani che le si accostano, e non solo nei giorni della festa, esternano un desiderio, che sostanzialmente è anche una richiesta. Si chiede ad Agata che riveli a ciascuno la bellezza del mistico sposo che lei amò profondamente. Il suo coraggio la iscrive nei nostri cuori con la premura della madre, della sorella, dell’amica, della fidanzata.
I primi cristiani consideravano le ossa dei martiri “più preziose delle pietre di gran prezzo”.
Esse sono considerate pegni che assicurano la continuità tra la Chiesa terrena e quella celeste, sostenendo la comunità attraverso la preghiera. La loro venerazione nella pietà popolare, incoraggia i fedeli a chiedere la loro intercessione.
Come scrisse San Girolamo, “noi veneriamo le reliquie dei martiri per poter adorare meglio colui di cui sono martiri”.
La festa di Sant’Agata, non semplice intrattenimento, ma occasione
di rinnovamento interiore
Accingiamoci, dunque, a vivere l’anno giubilare agatino con atteggiamento fiducioso. Con il desiderio di intravedere nei segni, in questo caso nelle reliquie dei Martiri e dei Santi, un lembo di Paradiso e non un tramite distorto e solo taumaturgico. Siano esse un ponte tra la storia e la fede per comprendere come la grazia di Dio abbia operato prodigi, seppure nella fragilità.
La festa di Sant’ Agata, inquadrata nel contesto giubilare, diventi sempre più lo strumento capace di rafforzare i legami cristiani, sociali e personali trasformando l’ordinarietà in un’esperienza che va oltre la semplice esteriorità.
L’amata Patrona Sant’Agata ispiri la nostra volontà a concepire i festeggiamenti in suo onore non come intrattenimento, ma come un atto di rinnovamento interiore che dia senso e ragione al tempo che passa.
Marcello Distefano
