Divagazioni / Il volto specchio dell’anima, per conoscersi e rispettarsi

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Donne con burqa

Chissà perchè il mese di agosto segna le mie scadenze di rinnovo di carta d’identità e patente di guida. Mentre mi accingo a cercare residuati reperti storici di fotografie formato tessera non ancora utilizzate scorgo al pc immagini di donne coperte di nero pure sul viso, reali e non da IA, in burqa sulla battigia.

Da buon siculo e così pure un po’ arabo (ma anche greco, romano, normanno, spagnolo, francese…), in questa torrida estate non oso neppure immaginarne la temperatura corporea se si trovasse sulle rive delle nostre spiagge o ai bordi delle nostre piscine. Forse sarà proveniente da lidi ancor più roventi… Sorrido pensando di non essermi mai imbattuto in incontri del genere, pur conoscendo dei musulmani.Donna con burqa

Lungi dalle sciocchezze sul patriarcato nella nostra società, pure fra loro non si attua quel supplizio. Tuttavia mi interrogo se poi accadesse di dovermi relazionare con chi segue stilemi così integralisti. Non si tratta di indulgere a temperie ideologiche o a crociate di fede, ma garantire il rispetto di valori.

Il volto è specchio dell’anima

Nel caso, l’esposizione libera a tutti del proprio viso; non si dice che il volto è lo specchio dell’anima? Una regola della società civile, alla base del rispetto reciproco; come relazionarmi con chi non vedo? Che trova la manifestazione più frequente e persino automatica in due gesti universalmente accettati e condivisi, retaggio di un rituale comune a tutte le genti e a ogni latitudine, consolidatosi nei secoli.
Il primo, togliersi il cappello quando ci si saluta o in ogni caso quando si entra in un ambiente chiuso. Il secondo, per i militari salutare col cenno sulla visiera del berretto, per i politici pure senza berretto.

Rimontano a una regola rispettata dai cavalieri medievali quando si incrociavano: sollevare la visiera; non per riconoscere chi si incontra, consentito da una fessura, ma invece proprio per farsi riconoscere! Segno di apertura all’altro che fa pendant ad altri gesti rituali, come darsi la mano o stringere le braccia.

Guardia reale britannica
Guardia reale britannica mostra il volto ben riconoscibile. Foto Getty images

Lasciando la letteratura cavalleresca ai ricordi d’infanzia, l’esigenza rimane però pure nel XXI secolo. L’ingresso in altri consessi umani richiede un requisito ineludibile: l’accettazione dei costumi locali. Se la prevaricazione è bandita dalla nostra morale e dalla nostra fede necessita però il rispetto da tutti. Senza il quale ogni tentativo di pacifica convivenza risponderebbe ad azzardo utopistico e velleitario.

Tornando alla Sicilia, non si cada nel tranello della suggestiva ricostruzione pseudostorica di un luogo ove varie culture del mondo si siano integrate e fuse. Se è forse vero che sia avvenuto più che altrove, ogni intreccio antropologico e arricchimento culturale è susseguito a dure lotte, in esito alle quali chi ha primeggiato, prima ha imposto le proprie regole; poi ma non sempre ha lasciato spazi di autonomia.

Il regno stesso di Federico II, additato, e non a torto, quale mirabile esempio di tollerante coabitazione, promana dalla definitiva sconfitta militare degli arabi, da parte dei suoi avi normanni. Ricordiamolo! Può aversi la pacifica e proficua convivenza solo col rispetto delle tradizioni delle comunità ospitanti. Raccomandato se non preteso quando per qualsiasi motivo ci si voglia inserire in altri contesti sociali.

Trovo una foto ma troppo anacronistica… neppure un filo grigio… quasi irriconoscibile… alla vista!

                                                                    Giuseppe Longo