Don Santino Spartà, cantore letterario del Papa-poeta

Mi imbatto in mons. don Santino Spartà lungo le viuzze di Randazzo. È una giornata d’inverno, trafitta da uno spicchio di sole.

Mi confida, con il solito suo sorriso, che è rimasto legato alle sue origini, perché ambiente lontano dall’assillo frenetico, nonostante i 40 anni circa vissuti nella capitale.

santino_spartà_2Colgo l’occasione per una intervista sul suo recente saggio, L’opera poetica completa di Karol Wojtyla (Giovanni Paolo II), edita dalla Libreria Editrice Vaticana (2013). Mi accoglie nello studio, colmo di trofei, di quadri, di riconoscimenti, di piatti caratteristici e di foto. Di una delle quali, avendo attirato la mia attenzione, chiedo il contenuto.

– Don Santino, qual è il significato?

«Sono ritratto, durante un’udienza, nel momento di porgere al Papa una mia opera sulla sua poesia. In cambio mi dona una dolcissima carezza sul viso.»

– Da cosa è stato affascinato per realizzare il libro?

«Dalla personalità del Santo Padre, dal suo universalismo evangelico, dalla consonanza di essere entrambi poeti. Ho curato immediatamente le prime sillogi in polacco, “Pietra di luce” e “Il sapore del pane” composte tra il 1939 e il 1978, pubblicate in diverse riviste con vari pseudonimi e tradotte in italiano da Aleksandra Kurczab e Margherita Guidacci. Tre giorni prima della distribuzione, l’editore della Libreria Editrice Vaticana mi invitò ad affidare alle onde della Radio Vaticana una premessa letteraria.»

Don Santino Spartà con Giovanni Paolo II

Don Santino Spartà con Giovanni Paolo II

– Il suo lavoro come si articola?

«Così come nella prima raccolta, commento ogni singola poesia, addito il luogo e la data di pubblicazione, incorniciandoli in una conclusione critico-letteraria, che è stata accolta con molta soddisfazione dall’ambiente culturale.»

– Quale profilo emerge dalla sua analisi?

«Fondamentalmente Karol Wojtyla indaga l’uomo nella dinamica esistenziale, nelle convinzioni cristiane, nell’attività concreta, nel concetto di patria.»

– Da cosa si differenzia il saggio dalla precedente raccolta?

«Incorporo nel recente volume il “Trittico Romano”, ascrivibile allo stesso autore, ma già Giovanni Paolo II, tradotto da Grazyna Miller, con la prefazione dell’allora cardinale Ratzinger.»

– Risponde a verità che il Papa avesse deciso di pubblicare questa nuova raccolta di poesie, dopo tanti anni?

«Ha così demolito, per fortuna, nell’immaginario collettivo, l’idea di aver chiuso con la poesia. Diversamente, non avremmo mai avuto questo gioiello poeticamente meditativo della letteratura.»

– Dove e quando Giovanni Paolo II è stato sedotto dall’afflato inventivo?

«A Castelgandolfo, nell’estate del 2003. Tramite questo pathos, si fondono visionariamente il poeta, il filosofo e il teologo nella suggestiva plasticità di tre momenti interiori.»

– Il saggio è stato recensito, anche se è da poco tempo nelle librerie?

«Sul “Settimanale Nuovo”, a firma di Matilde Amorosi, ed è andato in onda su circa 70 televisioni italiane dal nord al meridione.»

– Sarà ufficialmente presentato a Roma?

«Il 28 febbraio alla Radio Vaticana, dove sono stato collaboratore per vent’anni circa, dal vaticanista del quotidiano “La Stampa” e leggeranno le poesie gli attori Lino Banfi e Massimo Dapporto.»

Maria Pia Risa