Due volumi su Vaccarini, architetto siciliano del ’700

Evento culturale di forte spessore nella Biblioteca Zelantea, l’11 febbraio: presentazione dell’opera “Giovan Battista Vaccarini – Architetto siciliano del Settecento” del prof. Eugenio Magnano di San Lio dell’Università di Catania, socio dell’Accademia, presentato dal presidente Giuseppe Contarino con elogi per il suo rigore nella chiara ridefinizione storico stilistica del personaggio, vissuto a Catania tre lustri. Critico, il confronto della sua opera con quella di Francesco Fichera, del 1942,  per l’arbitraria attribuzione al Vaccarini di una serie d’importanti edifici. Tale discorso viene ripreso con vigore dagli altri due relatori, il prof. Matteo Donato e il prof. Giuseppe Pagnano, che ridimensionano le opere di Vaccarini, in base ad un’accurata documentazione, in favore di Giuseppe Palazzotto e Francesco Battaglia.

 Nativo di Palermo, venuto a Catania nel 1730 al seguito del vescovo Galletti, il Vaccarini, -alto prelato dispensato da vari obblighi, accolto dal Senato della città, quale professionista moderno,- pone termine all’egemonia dei messinesi. Le opere del palermitano, caratterizzato da una vena eclettica, sono il chiostro del Palazzo dell’Università degli Studi, essendo stato demolito il precedente, – sostituite le colonne con pilastri più resistenti ad eventuali scosse sismiche -; la facciata della Cattedrale; la fontana dell’elefante, che sostiene l’obelisco egizio, primo incarico del Senato; il disegno planimetrico del Municipio a pianterreno; vari palazzi signorili. Il Borromini è fonte d’ispirazione, come risulta dalla chiesa di Sant’Agata alla Badia, che riporta all’ambiente romano; le statue, di Giovanni Battista Marino, autore anche di quelle della basilica acese di san Sebastiano.

Il prof. Pagnano esalta il metodo filologico di Magnano di San Lio, definendo “monumentale” l’opera, piena di suoi rilievi, preziosi: crea così un mito sull’architettura barocca di Catania, educando i cittadini a riconoscersi in essa. Sono messe in luce le modanature inventate dal Vaccarini, le forme geometriche, che escludono il ciarpame, l’uso di marmi pregiati colorati. Eugenio Magnano conclude l’incontro, augurando alla città di Acireale, ricca delle opere settecentesche di Stefano Ittar, di scoprire, attraverso una sua futura opera, l’architetto acese Paolo Amico Guarrera, che da metà del Settecento agli inizi dell’Ottocento ha in essa il monopolio assoluto, risentendo di influssi mitteleuropei.

                                                                                              Anna Bella