Foibe: a Santa Venerina la “Giornata del ricordo”

Giovedì 10 febbraio, nell’aula magna dell’istituto comprensivo “A. Manzoni”  di Santa Venerina si è svolta la manifestazione riguardante la “giornata del ricordo” istituita dalla repubblica iItaliana con la legge n° 29 del 30 marzo 2004 con l’obiettivo di: “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo delle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. L’uomo purtroppo “vuole dimenticare e stendere  un velo di oblio sui misfatti” che invece la celebrazione della giornata intende puntualizzare.

Ecco le parole del dirigente della stessa scuola Antonino D’Urso di fronte alla platea composta dai giovani studenti e delle autorità militari e civili. Questa riflessione è stata condivisa dal sindaco di Santa Venerina, Enrico Pappalardo, il quale ha espresso cordoglio “per gli innocenti  caduti del periodo che va dal 1943 al 1947, arco di tempo in cui si segnarono in termini di sacrifici umani tantissime vittime che nulla avevano a che fare con la guerra”. A questo proposito, l’ass.re Angelo Silvio Musmeci, ha invitato i presenti a concepire questa giornata non tanto come una comune ricorrenza, quanto piuttosto come un evento di particolare importanza, sebbene a volte non riportato nei classici testi di storia. Sotto la guida della prof.ssa Teresa Maccarrone, sono inoltre intervenuti alcuni studenti che hanno letto gli articoli di riferimento alla “giornata del ricordo” e alcune proprie riflessioni.

Ha preso parte alla manifestazione il col. Francesco Polizzi, il quale ha presentato il soldato reduce di Cefalonia Antonino Corvaia , quest’ultimo destinato sul fronte greco  a soli diciannove anni durante la seconda guerra mondiale, visse la tragedia  delle truppe italiane nell’isola, dopo l’armistizio di Cassibile quando i tedeschi da alleati divennero nemici e trucidarono diverse migliaia di soldati italiani. Corvaia riuscì miracolosamente a scampare all’eccidio. A lui, che era stato già definito dal sindaco come colui che “rappresenta la memoria solida di un tempo che può raccontare ciò che è veramente successo in quei tragici momenti”, sono state consegnate due medaglie al merito: una per il periodo 1940-1943 e l’altra per la liberazione 1943-45 con i relativi attestati. La giornata si è conclusa fra gli applausi dei presenti e la rinnovata voglia di “non dimenticare”.

                                                                                                          Federica Orefice