Elezioni e democrazia / In Italia il rischio concreto di dittatura della minoranza

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costituzione italiana

Premessa: abbiamo un vitale bisogno di un’aristocrazia democratica. Pena la fine.

Se analizziamo il comportamento degli elettori nei sistemi maggioritari, appare chiaro che loro soffrono di un astensionismo maggiore dei sistemi proporzionali pluripartitici. In Italia tra il 1946 e il 1979, la percentuale dei votanti è stata più o meno costante, e di poco superiore al 90% (sic!).

Negli anni ’80 la percezione dell’immoralità della politica, poi confermata dallo scandalo di tangentopoli, ha inaugurato un’inversione di tendenza, che l’introduzione del maggioritario negli anni ’90 ha portato a compimento.
La percentuale dei votanti è oggi scesa a livelli che umiliano e squalificano l’idea stessa di democrazia. Ha infatti votato alle politiche del 2013 il 75% degli aventi diritto, alle europee del 2014 il 57%, e alle regionali del 2014 e del 2015 il 38%.

Nelle recentissime elezioni suppletive in Calabria, per sostituire un deputato, si è registrato il boom dell’astensionismo. Infatti, circa il 23% degli aventi diritto al voto contro il 49 % della precedente tornata elettorale. Il candidato “vincente“ è stato eletto con il 51% dei voti validi.

I media hanno, perlopiù, mostrato la gioia irrefrenabile del vincitore e della coalizione di centrodestra. Senza mettere in evidenza che, col precipitare della partecipazione al voto, la maggioranza dei votanti è ormai una nutrita minoranza degli elettori aventi diritto.

Dittatura della minoranzavoto

Similmente, con le leggi maggioritarie una minoranza dei votanti può ottenere la maggioranza dei seggi. E instaurare una dittatura della minoranza della minoranza, cioè una dittatura tout-court!
Si realizza, paradossalmente, il rovescio del timore della “dittatura della maggioranza” espresso sin dalla seconda presidenza americana di Adams (1787) e dal più noto capolavoro di Toqueville “La democrazia in America” (1835/1840).
Come può l’eletto osservare l’ art.67 della Costituzione italiana, il quale stabilisce che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato“, se è solo un minimo esito di una doppia minoranza?

Ma ciò dimostra anche esemplarmente che una Democrazia fondata sul “principio di maggioranza “ e quindi meramente quantitativo è ,di fatto,una democrazia falsata che aggrava la famelica corsa a formare gruppi e autentiche caste per garantirsi il piu possibile la rielezione

Già Rousseau affermava ( “Il Contratto sociale “ ) che la sovranità risiede nella “ volontà generale” e che essa non può essere alienata e/ o divisa quindi “non può essere delegata o rappresentata“ ma definibile “come “un tutto di cui si fa parte, di cui si è una parte. E ciascuno si impegna con il tutto, il tutto si impegna con ciascuno .”( cit.)

La percezione da decenni del singolo elettore di essere personalmente ininfluente di fronte alla massa dell’elettorato, nel quale esso conta soltanto per una quota infinitesimale – in Italia, pari a circa 1 su 50 milioni, ovvero lo 0,000002% – fa sì che “Questa degenerazione totalitaria costringe a un ripensamento radicale della democrazia che riscopra il suo significato. Torni alle sue origini, mediti sulla sua decadenza e si interroghi sulle sue prospettive.” (Oddifreddi ).

Ancora Rousseau:«Se ci fosse un popolo di dèi, si governerebbe democraticamente. Un governo così perfetto non è adatto agli uomini»( Il” contratto sociale” Libro III )

Bisognerebbe trovare il coraggio di sostenere una struttura che mantenga il suffragio universale. E affermi che il potere, pur restando assegnato al popolo per la “maggioranza”, debba almeno essere quella assoluta degli aventi diritto. “E che il potere esecutivo, il governo venga affidato ai  “migliori“ (ἄριστοι)”.

Rosario Patanè