Etna nascosto – 2 / Un produttore e un vignaiolo. Storie di un custode e di un precursore della bellezza.

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vigneto oggi proprietà Sgroi

Ho lavorato come responsabile in un’azienda per tanti anni. Poi ho sentito forte il richiamo della natura. Oggi mi sento come un custode di questo antico e suggestivo vigneto”.
Per Carmelo Sgroi fare vino è un atto di rispetto per la terra. E prendersi cura del suo vigneto una missione. Mentre passeggiamo inerpicandoci tra muretti in pietra e rasule, rifletto sulla “Laudato Sì” di Papa Francesco. E cioè sulla necessità di sentirsi “contadini” e non solo “guardie” del creato. Per farlo progredire e lasciarlo in eredità a chi verrà dopo di noi.

piccolo produttore Sgroi
Carmelo Sgroi nel suo vigneto

A Monte Gorna, comune di Trecastagni, versante sud est, il cielo di dicembre è cinereo e tutto sembra argentato attorno a noi. I raggi di un timido sole accarezzano i maestosi alberelli di vite etnea e la ricca vegetazione, cogliendone anche le sfumature più segrete. Carmelo sta potando e lavorando il terreno, un lavoro silenzioso che farà la differenza in primavera quando inizierà la fase di risveglio della vite. Un angolo di Etna nascosto che ci svela anche due storie che s’incrociano: da una parte il nostro piccolo produttore e dall’altra un anziano vignaiolo etneo, operai giusti della vigna, parafrasando l’evangelista Matteo.

Amore a prima vista

Carmelo compra questo vigneto di poco più di un ettaro da un anziano vignaiolo originario di Fleri. I due si incontrarono e fu amore a prima vista. Uno diventa custode della bellezza, l’altro un precursore.  Il vigneto apparteneva a don Alfio Girgenti anche se il suo vero nome è Rosario. Si racconta che sua madre lo lasciò sotto una quercia quando era bambino invocando l’intercessione dei santi protettori perché malato.
Disse: “Se guarirà lo chiamerò Alfio”.  E il miracolo ebbe luogo. Oggi “don Affiu” con i suoi 85 anni è la memoria storica di Monte Gorna e non solo.
Su Monte Ilice curò per decenni il vigneto che fu luogo di riprese di Storia di una Capinera, girato nel 1993  e diretto da Franco Zeffirelli, tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Verga. Un testimone prezioso d’altri tempi. Un dottore della vigna: maestro di potatura e custode della biodiversità.scorcio vigneto

Carmelo Sgroi un giorno assiste in vigna alla cosiddetta pratica da cascia. Il metodo consiste nello scavare una fossa rettangolare (appunto, come una cassetta) per la messa a dimora delle barbatelle americane. A quella della propaggine della vigna, cioè nell’interrare un tralcio ancora attaccato alla pianta madre per far sì che radichi e dia origine a una nuova piantina, identica alla pianta da cui proviene.

Trucchi e segreti per gestire il vigneto

Da don Alfio Girgenti il nostro piccolo produttore apprende trucchi e segreti per gestire il vigneto. La vigna è maritata, cioè mista con vitigni a bacca nera e bianca, allevata su tipici terrazzamenti. Coesistono nello stesso lembo di vigneto varietà diverse: nerello mascalese, nerello cappuccio, carricante, minnella. Anche qualche pianta di Zu’ Matteu, vitigno reliquia. Tutte ad alberello, con palo di castagno come tutore. Alcuni esemplari di vite sono da considerarsi centenarie per la considerevole volumetria del tronco centrale. Guardandole sembrano danzare, muoversi liberamente e armoniosamente verso l’alto.

vino prodotto da Sgroi
Il primo vino prodotto da Sgroi

Per il suo primo vino, Carmelo sceglie il nome “in alto come in basso”. Si tratta di un Etna Rosso Doc principalmente da nerello mascalese, vinificato in acciaio e affinato in bottiglia. È un richiamo all’essenziale, come in cielo così in terra. Essi non sono due mondi distinti.  L’umanità ha le sue radici nel cielo e la sua realizzazione avviene seguendo le sue vie terrene.

La coltivazione segue i ritmi della natura

Nessuna pratica invasiva, solo duro lavoro con due piccole motozappe a batteria. La natura agisce da sè, Carmelo semplicemente ne segue il ritmo e va incontro alla sua vigna rispettandola e accudendola. Lungo i muretti di pietra lavica origano, piante officinali, finocchietto selvatico e poi ancora verdure di campo, arricchiscono di micorizze il terreno, creando una simbiosi perfetta tra le radici delle piante e alcuni funghi presenti nel suolo, traendone benefici entrambi. Tutto questo in vigna significa maggiore efficienza nell’assorbimento di acqua piovana, maggiore resistenza a stress idrici, calore e malattie.

alberello nerello mascalese
Alberello nerello mascalese quasi centenario

Si può ancora ammirare una grande vasca con due scompartimenti da settecento litri, uno destinato alla calce e l’altro al solfato di rame,  un tempo utilizzate per la realizzazione della poltiglia bordolese. La reazione di queste due sostanze serviva a creare una barriera protettiva sulle piante contro attacchi fungini come la peronospora.

Nella parte sommitale del terreno si trova un agglomerato di case rurali dismesse, con cisterna e stalle, che testimoniano la civiltà contadina e pastorale del luogo. Qui terminiamo il nostro incontro e ci concediamo un attimo di pace ammirando il potente scenario che ci circonda rivivendo alcune pagine del romanzo verghiano: l’Etna, con la sua cima innevata, le vette di tutti i monticelli che gli fanno corona, le sue valli profonde, le sue pendici boschive, la sua vetta superba, su cui la neve, diramandosi per burroni, disegna immensi solchi bruni.

Domenico Strano