Al Palazzo della Cultura il convegno promosso da Fildis Catania con il Comune: istituzioni, esperti e studenti a confronto sulla prevenzione della violenza di genere e giovanile.
La violenza non inizia sempre con un’aggressione fisica. Può manifestarsi attraverso umiliazioni, ricatti emotivi, gelosia possessiva e comportamenti di controllo. Imparare a riconoscere questi segnali, superare gli stereotipi ed educare al rispetto è il messaggio emerso dal convegno «Come dire NO alla violenza contro le donne e tra i giovani». L’iniziativa, svoltasi lo scorso 28 ottobre al Palazzo della Cultura di Catania, è stata promossa da Fildis Catania in sinergia con il Comune. Per l’evenienza sono stati coinvolti rappresentanti delle istituzioni, professionisti e studenti delle scuole del territorio.
Nella Inserra: il coraggio di parlare

Ad aprire i lavori è stata Nella Inserra, presidente di Fildis Catania, che ha invitato i giovani a non sottovalutare i primi segnali di sopraffazione e a cercare il dialogo con gli adulti di riferimento. «Non abbiate paura di parlare e di confrontarvi. Cercate il dialogo con gli adulti di cui vi fidate», ha esortato, ricordando che l’affetto non può trasformarsi in possesso o limitazione della libertà altrui.
Convegno Fildis sulla violenza / La prevenzione comincia dall’educazione
A portare i saluti istituzionali del sindaco Enrico Trantino sono stati gli assessori Viviana Lombardo, alle Pari Opportunità, e Andrea Cesare Guzzardi, alla Pubblica Istruzione. Guzzardi ha sottolineato che «la violenza non nasce all’improvviso»: può cominciare con una parola offensiva, con l’incapacità di accettare un rifiuto e con la mancanza di rispetto. Per contrastarla occorre un’alleanza educativa tra scuola, famiglie e istituzioni, capace di insegnare il valore delle emozioni e delle relazioni sane.
L’assessora Lombardo ha richiamato la dimensione culturale della violenza di genere, spesso alimentata da atteggiamenti di controllo e isolamento erroneamente scambiati per manifestazioni d’amore. «La violenza di genere rappresenta una sconfitta per l’intera società. Contrastarla richiede una profonda assunzione di responsabilità collettiva e un cambiamento culturale che coinvolga uomini, donne e giovani, promuovendo il rispetto della dignità, della libertà e dell’autonomia di ogni persona», ha affermato. L’assessora ha ricordato anche l’importanza del sostegno alle vittime e della collaborazione con le associazioni territoriali.
Convegno Fildis / Francesco Pira: riconoscere la violenza prima che esploda

Il sociologo Francesco Pira, professore associato all’Università di Messina, ha invitato a riconoscere le forme meno visibili della sopraffazione: svalutazione, ricatti affettivi, controllo e gelosia possessiva. Richiamando gli studi di Pierre Bourdieu e Raewyn Connell, ha spiegato come stereotipi e modelli culturali appresi possano favorire le disuguaglianze. Se la violenza è anche un comportamento appreso, educare al consenso e al rispetto può contribuire a prevenirla. Pira si è soffermato inoltre sui rischi del mondo digitale: cyberbullismo, diffusione non consensuale di immagini intime e deepfake realizzati con l’intelligenza artificiale. Anche chi condivide o assiste senza intervenire è chiamato a interrogarsi sulle proprie responsabilità.
Salvatore Montemagno: legalità e responsabilità dei minori
Sul versante della tutela e della prevenzione è intervenuto Salvatore Montemagno, primo dirigente della Polizia di Stato, soffermandosi su bullismo, cyberbullismo, minacce e aggressioni tra coetanei. Particolare attenzione è stata dedicata all’ammonimento del Questore, strumento amministrativo con funzione preventiva ed educativa, previsto nei casi stabiliti dalla legge. La disciplina, introdotta per il cyberbullismo dalla legge 71/2017, è stata successivamente ampliata, anche con interventi normativi del 2023 e del 2026.
L’ammonimento può riguardare minori dai 14 anni e, per specifiche ipotesi di legge, anche ragazzi tra i 12 e i 14 anni, non penalmente imputabili. La procedura coinvolge i genitori o chi esercita la responsabilità genitoriale e mira a fermare le condotte illecite prima che si ripetano. Montemagno ha richiamato così la responsabilità condivisa di giovani, famiglie e istituzioni nella protezione delle vittime.
Laura Pistorio e Carmela Bosco: il valore del «no» e dell’ascolto

La psicologa e psicoterapeuta Laura Pistorio, giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni e specialista dell’Asp di Catania, ha approfondito il significato educativo del rifiuto. Dire «no» significa difendere i propri confini; accettare il «no» dell’altro vuol dire riconoscerne libertà e autonomia. È un apprendimento fondamentale nella crescita emotiva dei ragazzi, che richiede la guida degli adulti.
Carmela Bosco, psicologa e psicoterapeuta dell’Associazione Thamaia, ha invece evidenziato l’importanza di aiutare i giovani a distinguere una relazione sana da una relazione violenta. A individuare, ancora, segnali come isolamento, intimidazione e svalutazione. Ha poi ricordato il ruolo dei centri antiviolenza, impegnati nell’assistenza alle donne e ai figli. Ma anche nella sensibilizzazione scolastica e nella costruzione di reti territoriali di sostegno.
A moderare gli interventi è stata Caterina Aiello, già procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Catania, che ha guidato il dialogo tra le diverse competenze professionali, mantenendo al centro la tutela dei più giovani e l’educazione alla legalità.
Convegno Fildis sulla violenza / Le scuole protagoniste del cambiamento

La partecipazione delle scolaresche ha rafforzato il valore formativo dell’iniziativa. Presenti, tra gli altri, l’Istituto Superiore Paritario “Savoia”, l’Iis “Gemmellaro” di Catania e gli istituti Cavour e XX Settembre. Le professoresse Patrizia Mertoli e Alessandra Lanzafame, dell’Iis «Gemmellaro», hanno definito la conferenza «un’importante occasione di riflessione sulla violenza contro le donne e tra i giovani». Le docenti hanno sottolineato «la necessità di promuovere nelle scuole rispetto, uguaglianza ed educazione all’affettività, aiutando gli studenti a comprendere che l’amore non è possesso, ma libertà, fiducia e rispetto reciproco». Il dialogo e la sensibilizzazione, hanno aggiunto, sono strumenti indispensabili per una società più consapevole.
Il rispetto, una responsabilità quotidiana
Dagli interventi è emersa una convinzione comune: dire no alla violenza non significa soltanto condannare le aggressioni, ma contrastare ogni forma di sopraffazione, nelle relazioni quotidiane come negli ambienti digitali. Ascolto, educazione al consenso e coraggio di chiedere aiuto sono le basi di una prevenzione efficace. È la sfida rilanciata da Fildis Catania e dal Comune: trasformare il rispetto della persona da principio astratto a impegno collettivo.
Luisa Trovato
