Fildis / Convegno a Catania: dire no alla violenza, il rispetto diventa una responsabilità condivisa

0
14
Intervento della psicologa Bosco

Al Palazzo della Cultura il convegno promosso da Fildis Catania con il Comune: istituzioni, esperti e studenti a confronto sulla prevenzione della violenza di genere e giovanile.

La violenza non inizia sempre con un’aggressione fisica. Può manifestarsi attraverso umiliazioni, ricatti emotivi, gelosia possessiva e comportamenti di controllo. Imparare a riconoscere questi segnali, superare gli stereotipi ed educare al rispetto è il messaggio emerso dal convegno «Come dire NO alla violenza contro le donne e tra i giovani». L’iniziativa, svoltasi lo scorso 28 ottobre al Palazzo della Cultura di Catania, è stata promossa da Fildis Catania in sinergia con il Comune. Per l’evenienza sono stati coinvolti rappresentanti delle istituzioni, professionisti e studenti delle scuole del territorio.

Nella Inserra: il coraggio di parlare

Convegno Fildis Nella Inserra
Nella Inserra, presidente della Fildis Catania

Ad aprire i lavori è stata Nella Inserra, presidente di Fildis Catania, che ha invitato i giovani a non sottovalutare i primi segnali di sopraffazione e a cercare il dialogo con gli adulti di riferimento. «Non abbiate paura di parlare e di confrontarvi. Cercate il dialogo con gli adulti di cui vi fidate», ha esortato, ricordando che l’affetto non può trasformarsi in possesso o limitazione della libertà altrui.

Convegno Fildis sulla violenza / La prevenzione comincia dall’educazione

A portare i saluti istituzionali del sindaco Enrico Trantino sono stati gli assessori Viviana Lombardo, alle Pari Opportunità, e Andrea Cesare Guzzardi, alla Pubblica Istruzione. Guzzardi ha sottolineato che «la violenza non nasce all’improvviso»: può cominciare con una parola offensiva, con l’incapacità di accettare un rifiuto e con la mancanza di rispetto. Per contrastarla occorre un’alleanza educativa tra scuola, famiglie e istituzioni, capace di insegnare il valore delle emozioni e delle relazioni sane.

L’assessora Lombardo ha richiamato la dimensione culturale della violenza di genere, spesso alimentata da atteggiamenti di controllo e isolamento erroneamente scambiati per manifestazioni d’amore. «La violenza di genere rappresenta una sconfitta per l’intera società. Contrastarla richiede una profonda assunzione di responsabilità collettiva e un cambiamento culturale che coinvolga uomini, donne e giovani, promuovendo il rispetto della dignità, della libertà e dell’autonomia di ogni persona», ha affermato. L’assessora ha ricordato anche l’importanza del sostegno alle vittime e della collaborazione con le associazioni territoriali.

Convegno Fildis / Francesco Pira: riconoscere la violenza prima che esploda

Relatori Montemagno Pistorio Bosco Pira Inserra Aiello e agenti PS
Da sx: I Relatori Montemagno, Pistorio, Bosco, Pira, Inserra, Aiello e agenti PS

 

Il sociologo Francesco Pira, professore associato all’Università di Messina, ha invitato a riconoscere le forme meno visibili della sopraffazione: svalutazione, ricatti affettivi, controllo e gelosia possessiva. Richiamando gli studi di Pierre Bourdieu e Raewyn Connell, ha spiegato come stereotipi e modelli culturali appresi possano favorire le disuguaglianze. Se la violenza è anche un comportamento appreso, educare al consenso e al rispetto può contribuire a prevenirla. Pira si è soffermato inoltre sui rischi del mondo digitale: cyberbullismo, diffusione non consensuale di immagini intime e deepfake realizzati con l’intelligenza artificiale. Anche chi condivide o assiste senza intervenire è chiamato a interrogarsi sulle proprie responsabilità.

Salvatore Montemagno: legalità e responsabilità dei minori

Sul versante della tutela e della prevenzione è intervenuto Salvatore Montemagno, primo dirigente della Polizia di Stato, soffermandosi su bullismo, cyberbullismo, minacce e aggressioni tra coetanei. Particolare attenzione è stata dedicata all’ammonimento del Questore, strumento amministrativo con funzione preventiva ed educativa, previsto nei casi stabiliti dalla legge. La disciplina, introdotta per il cyberbullismo dalla legge 71/2017, è stata successivamente ampliata, anche con interventi normativi del 2023 e del 2026.
L’ammonimento può riguardare minori dai 14 anni e, per specifiche ipotesi di legge, anche ragazzi tra i 12 e i 14 anni, non penalmente imputabili. La procedura coinvolge i genitori o chi esercita la responsabilità genitoriale e mira a fermare le condotte illecite prima che si ripetano. Montemagno ha richiamato così la responsabilità condivisa di giovani, famiglie e istituzioni nella protezione delle vittime.

Laura Pistorio e Carmela Bosco: il valore del «no» e dell’ascolto

Presidente Fildis CT e studenti IS  Savoia e Gemmellaro
La presidente Fildis – CT e studenti degli Istituti Savoia e Gemmellaro

La psicologa e psicoterapeuta Laura Pistorio, giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni e specialista dell’Asp di Catania, ha approfondito il significato educativo del rifiuto. Dire «no» significa difendere i propri confini; accettare il «no» dell’altro vuol dire riconoscerne libertà e autonomia. È un apprendimento fondamentale nella crescita emotiva dei ragazzi, che richiede la guida degli adulti.

Carmela Bosco, psicologa e psicoterapeuta dell’Associazione Thamaia, ha invece evidenziato l’importanza di aiutare i giovani a distinguere una relazione sana da una relazione violenta. A individuare, ancora, segnali come isolamento, intimidazione e svalutazione. Ha poi ricordato il ruolo dei centri antiviolenza, impegnati nell’assistenza alle donne e ai figli. Ma anche nella sensibilizzazione scolastica e nella costruzione di reti territoriali di sostegno.

A moderare gli interventi è stata Caterina Aiello, già procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Catania, che ha guidato il dialogo tra le diverse competenze professionali, mantenendo al centro la tutela dei più giovani e l’educazione alla legalità.

Convegno Fildis sulla violenza / Le scuole protagoniste del cambiamento

Cortile Palazzo della cultura
Palazzo della cultura, veduta dall’alto dello storico cortile

La partecipazione delle scolaresche ha rafforzato il valore formativo dell’iniziativa. Presenti, tra gli altri, l’Istituto Superiore Paritario “Savoia”, l’Iis “Gemmellaro” di Catania e gli istituti Cavour e XX Settembre. Le professoresse Patrizia Mertoli e Alessandra Lanzafame, dell’Iis «Gemmellaro», hanno definito la conferenza «un’importante occasione di riflessione sulla violenza contro le donne e tra i giovani». Le docenti hanno sottolineato «la necessità di promuovere nelle scuole rispetto, uguaglianza ed educazione all’affettività, aiutando gli studenti a comprendere che l’amore non è possesso, ma libertà, fiducia e rispetto reciproco». Il dialogo e la sensibilizzazione, hanno aggiunto, sono strumenti indispensabili per una società più consapevole.

Il rispetto, una responsabilità quotidiana

Dagli interventi è emersa una convinzione comune: dire no alla violenza non significa soltanto condannare le aggressioni, ma contrastare ogni forma di sopraffazione, nelle relazioni quotidiane come negli ambienti digitali. Ascolto, educazione al consenso e coraggio di chiedere aiuto sono le basi di una prevenzione efficace. È la sfida rilanciata da Fildis Catania e dal Comune: trasformare il rispetto della persona da principio astratto a impegno collettivo.

 

Luisa Trovato