Pensione / Cos’è e perché conviene il Fondo complementare di categoria

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Fondo pensione complementare di categoria

Quando parliamo di pensione e opportunità sul tema, con riferimento alla Previdenza complementare, può essere funzionale valutare cosa sia e perché possa convenire il cosiddetto Fondo complementare di categoria.

Con l’entrata in vigore della cosiddetta riforma Dini (legge n° 335 del 1995), si attua la riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare, che rappresenta uno spartiacque epocale in temi di sistema di calcolo pensionistico introducendo il sistema contributivo. La norma sancisce che a partire dalla data del 1 gennaio 1996, a tutti i lavoratori venga applicato il metodo del calcolo contributivo e non più il vecchio sistema di calcolo contributivo.

Sistema retributivo vs sistema contributivo

Cerchiamo di capire le differenze in maniera semplice. Nel sistema di calcolo retributivo l’importo della pensione finale a cui aveva diritto il lavoratore era calcolato sulla media delle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro, mentre nel nuovo sistema il metodo applicato nel calcolo è la somma dell’ammontare dei contributi versati nell’intero ciclo di vita lavorativo. La differenza e le conseguenze sono evidenti: nel primo sistema si andava in pensione prendendo più o meno lo stesso importo dell’ultimo stipendio, nel nuovo sistema si procede all’accantonamento del montante totale di contribuzione versato che poi viene ridato sottoforma di assegno pensionistico, quindi l’assegno pensionistico è molto più basso ed ancorato agli importi versati.

La motivazione del nuovo sistema

La riforma si è resa necessaria in quanto il sistema retributivo generava uno squilibrio economico nelle casse dell’ INPS, versando più assegni pensionistici che  contributi accantonati, di conseguenza il sistema non era più sostenibile nel lungo periodo generando a lungo andare un forte indebitamento del sistema o rischio potenziale di default. Col metodo contributivo, il sistema, dopo circa un ventennio dalla sua attuazione dove progressivamente sono stati ridotti gli assegni su base retributiva, si mostra sostenibile sul lungo periodo in quanto l’importo pensionistico che verrà erogato sarà la cifra accantonata dal lavoratore più un delta di rivalutazione.

Il sistema pensionistico complementare

Lasciando stare tutti i sistemi di ammortizzazione che si sono susseguiti, (es. il sistema misto contributivo e retributivo), ci preme porre l’attenzione sull’introduzione del sistema pensionistico complementare che il legislatore ha fortemente incentivato proprio per creare un supporto integrativo della pensione INPS, in modo tale da riceve a fine ciclo lavorativo un assegno totale più elevato.

Pensione / Come funziona il Fondo complementare di categoria?

Il lavoratore a parte i contributi obbligatori versati all’INPS pari a circa il 33% della retribuzione lorda annua, accantona un’altra parte detta TFR (trattamento di fine rapporto) pari a circa il 7% lordo della retribuzione, le due voci sono visibili separatamente in busta paga (voci: INPS e TFR). Mentre la quota INPS è indisponibile al lavoratore fino alla data della pensione, la voce TFR ha un minimo di flessibilità di gestione da parte del lavoratore che può decidere la sua destinazione.

Fondamentalmente il lavoratore può decidere di lasciarla presso in datore di lavoro, creando così un montante che verrà restituito maggiorato degli interessi (nell’anno in corso l’indice di rivalutazione degli interessi è pari a 1,186%), oppure può essere destinato al sistema pensionistico complementare, versando la quota ad un fondo complementare di categoria.

Pensione / Fondo complementare di categoria: i molteplici vantaggi

Contributo aggiuntivo All’importo versato dal lavoratore minimo dell’ 1% il datore di lavoro versa lo stesso corrispettivo; quindi di fatto il lavoratore versa 1%  ma accantona il 2%. Con una RAL (retribuzione annua lorda) di 25.000€ il lavoratore si porta a casa 250€ in più pari all’1% aggiunto dal datore di lavoro.

Bassi costi di gestione. Il costo di gestione è rappresentato dall’Indicatore Sintetico di Costo (ISC), che include sia le commissioni di gestione che altre spese. I fondi complementari di categoria chiusi che ricordiamo essere quelli a cui possono accedere solo i lavoratori iscritti ad un CCNL specifico di categoria, es Cometa (CCNL Metalmeccanico, Fonchim CCNL chimico, Perseo Sirio o Espero per i dipendenti pubblici )  hanno un ISC compreso fra lo 0,20% e lo 0.40%, rispetto  ai fondi Aperti PIP (Piano individuale pensionistico, proposti tipicamente da assicurazioni) che in media hanno costi di gestione che oscillano dal 1,5% al 3% dell’importo gestito, compreso il fondo Poste che presenta costi fra l’1% – 2%.

Agevolazioni fiscali. I contributi versati possono essere dedotti dalla dichiarazione dei redditi fino alla concorrenza di 5.164,67€, questo vuol dire che per ogni 1.000€ versati, si ha un risparmio di tassazione di 230€ fino ad uno stipendio lordo di 28.000€. Ulteriore vantaggio si ha nei rendimenti annui: eventuali plus e minus valenze si compensano, si ha una tassazione al 20% al posto del 26%, e sui titoli di stato del 12,5%.

Anticipazione in caso di necessità

In caso di bisogno, a partire dall’ottavo anno si può attingere al montante del capitale versato per motivi sanitari, anticipazioni per acquisto o ristrutturazione casa, riscatto per perdita dei requisiti, liquidazione senza raggiungimento limite minimo anzianità; il tutto con tassazione agevolata.

Pensione / Le obiezioni al Fondo complementare di categoria

Spesso sentiamo dire come obiezione che lasciando il capitale presso il datore di lavoro non si corrono rischi mentre investito nei fondi pensione complementare il capitale è a rischio. Nulla di più falso. E’ vero che Il TFR lasciato presso il datore di lavoro non corre rischi e gode della rivalutazione ad oggi del 1,186% ma è anche vero che la rivalutazione è più bassa dell’inflazione (pari attualmente a 1,8%) di conseguenza è chiaro che il capitale lasciato dal datore di lavoro viene “eroso” dall’inflazione di un0 0,6% annuo (su dati attuali).

Destinando invece il TFR alla previdenza complementare il lavoratore può scegliere tipicamente il profilo di rischio che vuole affrontare, da rischio nullo (in questo caso l’importo viene investito in comparti assicurativi o obbligazionari) a medio (comparto bilanciato: obbligazioni- azioni) oppure comparto sviluppo (forte investimento i titoli azionari); ovviamente il rendimento dipenderà dal comparto scelto.

Di conseguenza anche scegliendo di destinare il TFR alla previdenza complementare si ha rischio nullo di perdita del capitale, con in più i vantaggi  evidenziati precedentemente. In più rispetto ai fondi aperti PIP o assicurativi, la scelta del comparto chiuso del proprio CCNL di categoria si riceve il contributo del datore di lavoro di pari importo alla contribuzione aggiuntiva scelta dal datore di lavoro e costi di gestione inferiori.

Ricordiamo a tutti i lavoratori, specialmente ai giovani, che è buona norma di scegliere sempre la destinazione al fondo di previdenza complementare di categoria in sede di firma del nuovo contratto di assunzione, in modo da avvantaggiarsi subito fin dal primo giorno del contributo del datore di lavoro e non aspettare i sei mesi di silenzio assenso o addirittura rinunciare a questa opportunità destinandolo presso il datore di lavoro.

Gianfranco Castro