Ricordando il Papa dei giovani, in attesa del 1° maggio

Sono passati sei anni e sembra ieri.
Si continuerà giustamente a dire che Giovanni Paolo II è stato il Papa dei giovani anche se in più occasioni ha egli stesso affermato di essere guidato da loro: anche la Gmg è stata la sua risposta alla domanda delle nuove generazioni.
È stato un padre che ha chiesto ai giovani di crescere, di diventare adulti ed è arrivato, con la sua umiltà, a chiedere loro un aiuto per la propria crescita.
Nel tempo della riscoperta dell’educazione come via maestra verso il futuro, la lezione di papa Wojtyla appare non in tutta la sua straordinarietà ma in tutta la sua semplicità.
È importante prendere consapevolezza che proprio la sua testimonianza porta a dire che per un cristiano non esiste la straordinarietà.
L’aggettivo straordinario non dovrebbe esserci nel vocabolario di un cristiano.
Esiste la fedeltà totale, serena e operosa alla Parola.
Quella fedeltà che anche la sera del 2 aprile 2005 ha preso il volto di un Papa.
Sono passati sei anni e sembra ieri.
Forse è un luogo comune, Forse no.
Sei anni come un soffio, quel soffio che muoveva le pagine del libro del Vangelo sulla bara adagiata sul sagrato della basilica di san Pietro.
L’immagine biblica della brezza leggera richiama il dialogo tra il tempo e l’eternità.
Un’esperienza che lascia senza parole.
Lo si vivrà ancora una volta, questo dialogo, domenica 1° maggio: lo si vivrà anche in quell’abbraccio invisibile e tenerissimo tra Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.
Paolo Bustaffa
SIR
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