Francesca Pia Russo, storica dell’arte bonaccorsese di 26 anni, ha dedicato la sua carriera all’accessibilità museale. I suoi studi sono dedicati all’analisi della sottile differenza tra guardare un’opera d’arte e poterla realmente fruire.
Attraverso l’uso sapiente della tecnologia e una profonda sensibilità verso le diverse esigenze del pubblico, Francesca Pia sta tracciando nuove strade per rendere il patrimonio culturale un bene davvero democratico.
Francesca Pia Russo / Casi studio di accessibilità museale
Il caso della Chiesa di San Giuliano
Il percorso sull’accessibilità museale di Francesca Pia Russo inizia con una sfida concreta: una chiesa barocca, splendida ma difficile da raggiungere. La sua tesi di laurea si è concentrata sulla chiesa di San Giuliano in via Crociferi, a Catania, un gioiello architettonico che però presenta diverse barriere fisiche. Non potendo intervenire sulla struttura storica con rampe o ascensori, Francesca ha scelto la via della digitalizzazione. Grazie a una raccolta meticolosa di immagini, ha creato un’esperienza a 360 gradi fruibile sia tramite visori VR che attraverso un semplice smartphone.
“Non si tratta di spettacolarizzare il bene” spiega Francesca “ma di creare un nuovo metodo di fruizione che possa essere utile a quanti più utenti possibile. Dalla persona con disabilità allo studioso che ha bisogno di rivedere un dettaglio, fino a chi vuole prepararsi alla visita fisica per non avere sorprese”.
La “Risoluzione Semantica”
Se un gradino è una barriera evidente, esistono ostacoli molto più silenziosi ma altrettanto escludenti: le barriere cognitive. Attualmente, la storica dell’arte, Francesca Pia Russo, sta lavorando a un progetto innovativo chiamato “Risoluzione Semantica”, focalizzato sull’accessibilità museale, specialmente dei mosaici, per persone con disturbi dello spettro autistico. L’idea nasce da un’intuizione scientifica: la struttura del mosaico, fatta di tessere, è incredibilmente simile a quella del pixel.

“Ho scoperto studi che confermano come i pattern geometrici siano spesso più leggibili e comprensibili per le persone con autismo” racconta “Mi sono chiesta: perché non rendere i mosaici leggibili in questo senso, lavorando sulla densità delle tessere e accompagnandoli da testi così da renderla adatta e adattabile a diversi tipi di pubblico?” L’obiettivo è ambizioso ma guidato da un sano realismo. Francesca è consapevole che l’accessibilità universale sia un traguardo complesso: “Sarebbe pretenzioso creare qualcosa che sia perfetto per tutti, perché l’accessibilità è legata al singolo soggetto. Ma quanto più un contenuto è adatto a un pubblico maggiore, tanto più è accessibile”.
Digitale vs Reale: un’integrazione necessaria
Nonostante il suo lavoro si basi su visori e link YouTube, Francesca Pia Russo non crede che la tecnologia possa o debba sostituire l’emozione del “dal vivo”. Definisce i dispositivi digitali come strumenti necessari a completamento della visita o come preziosi sussidi didattici. “L’esperienza fisica non sarà mai sostituibile. La visita vera riesce a trasmetterti emozioni che la tecnologia difficilmente raggiunge. Però, pensiamo a quanto sarebbe utile nello studio della storia dell’arte o dell’architettura. Potrebbe dare un senso dell’opera molto più profondo, soprattutto nei casi di edifici“.
Un futuro possibile
La digitalizzazione non è un processo proibitivo, ma una scelta politica e culturale che le istituzioni possono compiere.
Molte persone, specialmente quelle con autismo, sentono il bisogno di conoscere un luogo nei minimi dettagli prima di visitarlo per sentirsi al sicuro. Quindi, strumenti come quelli sviluppati da Francesca diventano bussole indispensabili. La sua missione è chiara: dimostrare che, volendo, “non è così complicato digitalizzare le opere d’arte”, per aprire le porte della bellezza a tutti.
(Cliccando qui) l’intervista integrale disponibile sul canale YouTube della Voce dell’Jonio.

Sabrina Levatino e Giorgio Trombetta
