Intervista / Giuseppe “Pippo” Pavone: “Ogni quadro è per me come un bambino”

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Giuseppe Pavone

Ci sono persone che, anche quando smettono di indossare un’uniforme, non smettono mai di sentirsi al servizio della propria comunità. È il caso di Giuseppe “Pippo” Pavone, nato a Valverde il 21 giugno 1953 e per tanti anni comandante della Polizia Municipale del paese. Una vita trascorsa tra responsabilità, impegno e attenzione verso gli altri, alla quale si è affiancata, nel tempo, un’altra grande passione: la pittura.
Ma per raccontare Pippo Pavone bisogna partire da lontano. Dal lavoro iniziato quando era ancora giovanissimo, appena quattordicenne, per aiutare la famiglia. E da quella passione per la pittura che, nonostante gli impegni e le responsabilità della vita, non lo ha mai abbandonato.Giuseppe Pavone durante una manifestazione

C’è poi un episodio che ha lasciato un segno profondo nel suo percorso umano. Quando era ancora un giovane vigile, insieme ad alcuni colleghi, si trovò a soccorrere un ragazzo investito da un pirata della strada nella zona di San Gregorio di Catania. Quel giovane, fortunatamente, riuscì a sopravvivere e, negli anni, sarebbe diventato un suo caro amico.
Un incontro nato da un momento drammatico e trasformato dal tempo in un legame umano prezioso. Forse è anche attraverso esperienze come questa che si comprende quella particolare sensibilità che oggi emerge nei suoi quadri e nel suo modo di vivere il paese.

Giuseppe Pavone, comandante e pittore: quando nasce la passione per l’arte?

Ho iniziato a lavorare piccolino, già a 14 anni, per aiutare la famiglia, ma ho sempre amato la pittura fin da ragazzino. Poi, in età adulta, grazie al sostegno di mia moglie Paola, dei miei tre figli, Maria, Jenny e Filippo, e alle lezioni impartite presso l’associazione culturale “CleArt”, la pittura è divenuta per me qualcosa di più.

Quali sono i colori che più la rappresentano?

Il blu, il giallo e l’arancione. Sono i miei colori. Il blu rappresenta la parte saggia e tranquilla. Il giallo e l’arancione mostrano il lato allegro e brillante, portando buonumore. 

Le sue opere trasmettono sensibilità e grande attenzione ai dettagli. Da dove nasce la sua ispirazione?

Metto il cuore. Io sono innamorato della Madonna e del mio paese. Pur non essendo in servizio mi occupo molto del sociale. Se c’è qualche bambino che combina una marachella o tocca una rosa dalla piazza, lo richiamo all’ordine perché il nostro paese è casa nostra e casa nostra va rispettata. Io sono un paesano e ci tengo che il paese venga rispettato e tenuto pulito. Per noi la piazza è il nostro salotto, con quella facciata della chiesa di cui siamo tutti innamorati.

La ragazza con il cavallo
La ragazza con il cavallo

Tra le tante opere realizzate, ce n’è una alla quale è particolarmente legato?

Forse “La ragazza con il cavallo”. Dietro quel quadro c’è una storia che va oltre la pittura. L’ho regalato a una ragazzina di nome Greta, con un desiderio molto semplice e, allo stesso tempo, profondissimo: speravo di regalarle così un momento di felicità.

Lei è da sempre una figura molto attiva nella vita della comunità valverdese. Quando può l’arte contribuire a valorizzare un territorio?

Sicuramente l’arte ti aiuta. Ogni quadro è per me come un bambino. Tu capisci che se è un bambino, uno ci si affeziona e lo ama. Io ogni qualvolta che ho venduto un quadro è come se mi fossi separato da un mio bambino. Anche se ho cercato di replicarne uno uguale, non ci sono mai riuscito. Perché ogni dipinto nasce in un momento preciso, da uno stato d’animo irripetibile.
Ogni quadro è unico perché è unico lo spirito che tu hai nel momento in cui eserciti sulla tela. Non è una fotocopia.

Quale messaggio vorrebbe lasciare ai giovani che desiderano impegnarsi per il proprio territorio e, allo stesso tempo, coltivare le proprie passioni?

Io gli direi di amare il proprio paese. Se tu ami il tuo paese ti viene facile fare qualsiasi cosa. Se possiamo fare qualche cosa di buono per il nostro paese, lo dobbiamo fare. Dobbiamo rispettare l’ambiente.Giuseppe Pavone espone i suoi quadri

La storia di Giuseppe “Pippo” Pavone sembra così unire due mondi apparentemente lontani: quello della divisa e quello della tela. Da una parte il rigore, il senso del dovere e il servizio alla comunità; dall’altra la libertà dei colori, delle emozioni e dell’arte.
Ma forse, in fondo, sono sempre stati lo stesso percorso.
Perché dietro l’uomo che ha indossato per tanti anni la divisa della Polizia Municipale c’è sempre stato un uomo innamorato della propria terra. E dietro il pittore c’è ancora quel cittadino che osserva la sua piazza, la sua chiesa, i suoi bambini, le sue strade e sente che prendersene cura significa prendersi cura di casa propria.

«Il nostro paese è casa nostra», dice Pavone. Ed è forse proprio questa la tela più grande che Giuseppe Pavone continua a dipingere: non soltanto sulle sue tele, ma attraverso ogni gesto dedicato a Valverde.

A settembre, in occasione della Sagra della Pizza e della Scacciata, alcune delle sue opere saranno esposte presso l’atrio del Comune di Valverde, offrendo alla comunità la possibilità di conoscere e ammirare più da vicino il percorso artistico di un uomo che ha scelto di raccontare, attraverso i colori, ciò che da sempre porta nel cuore.

Perché ogni quadro, come dice lui, è un bambino. E forse ogni paese amato davvero è un po’ come un figlio: lo si custodisce, lo si protegge, lo si rimprovera quando serve, ma soprattutto lo si ama.

 

Federica Leonardi