Interviste siciliane -34 / Mons Giovanni Battista Arista visse in pochi anni sei eventi calamitosi

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Giovanni Battista Arista

Acireale è costellata di illustri vescovi e sacerdoti, come abbiamo notato nelle precedenti interviste, personaggi che con la loro profonda spiritualità e doti carismatiche hanno reso grande la diocesi. Tra queste personalità oggi abbiamo l’onore di intervistare il venerabile Giovanni Battista Arista d.O. (Palermo, 2 aprile 1863 – Acireale, 27 settembre 1920).

Bentrovato mons. Arista. Prima di approfondire l’aspetto religioso della vostra vita, vi chiedo qualche breve notizia sulla vostra famiglia.

Sono nato il Giovedì Santo del 2 aprile 1863 a Palermo, sesto figlio del magistrato Domenico e di Francesca Vigo. Ho ricevuto il battesimo nella chiesa di S. Nicolò all’Albergaria. Otto mesi dopo la mia nascita, i miei genitori decidono di portarmi ad Acireale, città di origine di mia madre.

Apriamo una parentesi. Salvatore Vigo in Memorie e Rendiconti del 1982, rivista dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale, spiega l’origine del cognome di vostra madre, la famiglia Vigo o Vico. L’autore fa risalire la nascita della casata al 964 quando Ottone il Grande, prima di lasciare l’Italia, nomina console un certo Giovanni dei marchesi dei Vico, prefetti di Roma. Un esponente della famiglia approda ad Acireale dove alla fine del 1600 un certo Gian Maria sposa Agata Musmeci.

monsignor Arista giovane
Un’immagine di monsignor Arista giovane

Monsignor Giovanni Battista Arista, torniamo al vostro racconto.

Arrivato ad Acireale, i miei genitori mi iscrivono all’Istituto San Michele gestito dai padri Filippini Rosario e Antonino Licciardello, fondatori dell’istituzione religiosa. Nell’Oratorio dei Filippini ricevo la Prima Comunione all’altare della Madonna della Purità. Dopo il conseguimento della licenza liceale a Napoli, ritorno ad Acireale per entrare nel Seminario, da poco fondato da mons. Gerlando Maria Genuardi, primo vescovo della diocesi.

Quando siete stato consacrato sacerdote?

Il 26 marzo 1887 sono consacrato sacerdote dalle mani del primo vescovo di Acireale. Nei primi anni di sacerdozio ricopro le cariche di Direttore e Preposito dell’Oratorio.

Nell’Oratorio dei Filippini impiegate tutte le vostre forze per la formazione dei giovani.

Riorganizzo tutte le attività dell’Istituto, divenendo il secondo fondatore dopo il servo di Dio don Mariano Patanè, che nel 1756 aveva voluto l’Oratorio in Acireale.Monsignor Arista

Nel 1905 siete stato nominato vescovo ausiliare di mons. Genuardi e nel 1907 avete ricevuto il mandato a secondo vescovo di Acireale. Quale motto episcopale scegliete?

Ho preferito Omnia in caritate per sottolineare il mio programma episcopale fondato sulla vita donata ad altri, soprattutto per coloro che soffrono.

Ci raccontate un episodio tragico che vi siete trovato ad affrontare come pastore della comunità?

Più di un episodio: ho vissuto il maremoto del 1907 a Torre Archirafi, a Messina il terremoto del 1908, a Randazzo il colera del 1910, a Solicchiata l’eruzione dell’Etna del 1911, a Guardia Mangano lo scontro ferroviario del 1913 e a Linera il terremoto del 1914.

Per il vostro grande carisma verso i sofferenti siete stato definito “vero martire del dovere pastorale”. A proposito del terremoto di Linera avvenuto l’8 e il 9 maggio 1914, don Giovanni Mammino, rettore del Seminario di Acireale, in Memorie e Rendiconti del 2017-2018 pubblica un interessante cronaca sulla vostra generosa operosità ai terremotati di Linea e Cosentini.

Linera è stato l’epicentro del terremoto classificato dagli studiosi del nono-decimo grado. Quando ho appreso il triste evento, lasciai immediatamente il vescovado per recarmi in automobile nelle zone sinistrate. Arrivato in contrada Zaccanazzo, continuai  a piedi a causa dei crolli dei muri a secco delle strade. Arrivato a Linera, ho assistito alla catastrofe. Ancora oggi sono impresse nella mia memoria le immagini delle rovine della chiesa e delle donne che piangono, madri sconsolate per la perdita dei loro figli.

Il 15 giugno 1913 organizzate il I Congresso Eucaristico diocesano.

Il segreto della mia carità apostolica, la mia forza e la mia gioia è sempre l’Eucarestia. Ricordo che in quella occasione ho avuto il sostegno e la collaborazione della baronessa Maria Pennisi di Santa Margherita, moglie di Giuseppe, eletto deputato nelle burrascose elezioni politiche del 26 ottobre 1913.

 

Marcello Proietto