Tante personalità illustri nate ad Acireale si sono affermate altrove, come il protagonista dell’intervista di oggi: Felice Coco (Acireale, 29 gennaio 1911 – Roma, 25 settembre 1996).
Bentrovato, professor Felice Coco. Il presidente dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale, prof. Cristoforo Cosentini, nel volume Memorie e Rendiconti del 1996, ha tracciato un profilo della sua figura, mettendo in luce i tratti distintivi dell’uomo di cultura.
Cominciamo dal principio: qual è stato il suo percorso scolastico?
Frequentai il ginnasio e il liceo “Gulli e Pennisi” di Acireale. Dopo aver conseguito la maturità, mi iscrissi alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Catania. Forse non la scelta più adatta alle mie attitudini, fortemente orientate verso la letteratura e la poesia. Nonostante ciò, mi laureai. Tuttavia, non esercitai mai la professione forense: scelsi invece la via dell’insegnamento.
Passiamo alla sfera privata. Lei si è sposato e ha avuto una famiglia numerosa.
Dieci figli: Pippo, Concettina, Bruno, Roberto, Maria Teresa, Massimo, Silvana, Marcello, Rita e Matilde. Purtroppo, la mia cara figlia Silvana fu la prima a lasciarci: morì giovanissima in un tragico incidente stradale.
Durante la Seconda guerra mondiale, si trovava a Roma, mentre la sua famiglia era ad Acireale. Come visse quella lontananza?
A Roma conobbi altri acesi, con i quali condividevo ansie, preoccupazioni e privazioni di quei giorni difficili. Tornavo ad Acireale ogni volta che mi era possibile, ma il destino volle che la mia vita si intrecciasse di nuovo con quella della capitale.
Infatti, a Roma intraprese un nuovo e importante percorso lavorativo.
Fui assunto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e, successivamente, al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Lì intrapresi un lungo cammino professionale, che mi portò a ricoprire i ruoli di ispettore prima e poi di dirigente.
Passiamo alla sua vena poetica. Quando è nata questa passione?
Sin da ragazzo mi dilettavo a scrivere versi: era il mio modo di esprimere emozioni profonde, attraverso la musicalità e la forma della poesia, sulla scia degli antichi maestri.
E anche la critica le ha riconosciuto diversi meriti.
Ottenni premi in vari concorsi nazionali di poesia e prosa. In più occasioni fui segnalato alla stampa e inserito in antologie letterarie, come Scrittori in marcia di Mino Caudano.
Una volta in pensione, veniva spesso ad Acireale.
Trascorrevo i mesi estivi nella mia casa a Santa Tecla, un luogo che consideravo ideale per dedicarmi alla scrittura poetica.
Ed è proprio lì che, nell’estate del 1981, incontra il presidente Cosentini.
Un giorno decisi di andare a trovarlo, sapendo che anche lui soggiornava a Santa Tecla durante l’estate. Portai con me un fascio di poesie, con l’intento di invitarlo a leggerle, sperando che potesse presentarle in volume. E così fu: nel libro Incanti e miti della terra d’Aci, la prefazione è proprio sua. Una raccolta che vuole essere una biografia lirica della mia città: ricordi di paesaggi, borghi, costumi e tradizioni popolari.
Alla fine del suo funerale, celebrato nel Santuario di Maria SS. di Loreto, sua nipote Barbara, figlia di Maria Teresa, lesse la poesia “Loreto”, tratta da Incanti e miti della terra d’Aci. Prof Felice Coco, ce ne recita un verso?
Con piacere. Vi recito la prima strofa, che apre la lirica dedicata a questo luogo ameno:
Loreto:
mi sovvien talor di quando
venivo lieto sull’agreste altura
dove riposa il vescovo Gerlando.
E ancor sorride intorno la natura,
l’allodola saltella, cinguettando:
e par s’aggiri ancor tra queste mura
il filosofo argùto che tesseva
nel nudo gergo paradossi amèni.
Marcello Proietto
