Il terzo anniversario della orrenda strage di Hamas contro Israele con i suoi 1200 morti circa, sta ponendo in evidenza il particolare momento storico in cui la Nazione è immersa. Le profonde crepe sociali, le contestazioni che ad esse si accompagnano, le divisioni ed i dissidi che agitano il mondo politico, i profondi turbamenti che sconvolgono la società e la cultura ebraiche, tutto espone il malessere e l’insoddisfazione profonda di una organizzazione democratica, ansiosa di imboccare quel mutamento politico, ritenuto decisivo per l’avvenire del Paese.
Dalle urne scaturirà il tanto sospirato cambiamento?
Si tratta di un delicato momento politico. Ed è anche la prima consultazione popolare dopo il barbaro agguato del 7 ottobre 2023. E la oltre ogni immaginazione crudele, spietata e disumana risposta di Israele. Con la riconduzione degli avvenimenti al genocidio del popolo Palestinese. “La miseria, la malattia e la guerra. Tutto ciò mi fa inorridire”. (1) Questo pensiero fotografa l’esatta condizione attuale del popolo palestinese a Gaza con la distruzione della città e del tessuto sociale a causa della guerra. Dunque, una consultazione popolare di estremo interesse nazionale, dato che dovrà segnare o certificare quella che dovrà essere la ribellione morale al regime di Netanyahu. Oltre Netanyahu e la destra messianica. La critica politica ha ben presenti i fondamentali e macroscopici errori politici di Netanyahu. Prima e dopo il 7 ottobre 2023.
La prima caduta dell’Esecutivo

Netanyahu diventa bersaglio dell’Autorità Giudiziaria israeliana a causa di un’indagine penale per corruzione in atti d’ufficio. La famiglia Netanyahu (il capo dell’Esecutivo e la moglie) è accusata di aver accettato sostanziosi regali, quali gioielli, casse di champagne e sigari, da imprenditori e commercianti del Paese, che avevano bisogno di accedere a prestiti o di godere di un occhio di riguardo dal Fisco.
A Netanyahu si richiedeva un passo indietro. In casi del genere, la tutela della propria immagine e della carica, allo stesso tempo, dovrebbero rivestire un interesse primario. Vi era dunque la necessità delle dimissioni per chiarire, prima di tutto, la posizione di fronte ai giudici. Ma il capo dell’Esecutivo agisce in modo diverso. Le regole democratiche non sono ritenute meritevoli di rispetto da Netanyahu. Dunque, non solo l’Esecutivo non accetta il chiarimento della sua posizione di fronte ai giudici, violando le regole democratiche, ma aggrava ancor di più la sua posizione politica e morale, di fronte alla Nazione ed al Mondo.
Il secondo errore capitale: la ricerca di accordi con Hamas e la chiusura all’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina)
Nel frattempo, tra il 2019 ed il 2023, la politica dell’Esecutivo sbaglia indirizzo. Dovrebbe ricercare un accordo per promuovere lo Stato palestinese, in linea col principio di rinunciare alle terre occupate in cambio di pace. Sulle orme della pace di Camp David del 1978 tra Begin e Sadat. Con la mediazione del presidente americano Jimmy Carter. Un Esecutivo che si rispetti avrebbe dovuto rifiutare la guerra permanente e trattare con l’OLP, l’organizzazione moderata palestinese e trovare un accordo. Terra in cambio di pace. Come fece Begin con Sadat. Ma Netanyahu ha pensato di chiudere ogni spiraglio con la moderata OLP e si è illuso invece di aprire ad Hamas. Apre ad Hamas, ma senza promettere nulla in cambio. Pensa di fare il furbo con un gruppo di estremisti radicali. E proprio lì trova l’attacco terroristico del 7 ottobre.
Altro errore fondamentale: gli avvertimenti dell’attacco del 7 ottobre 2023 non raccolti. E la reazione tardiva all’attacco stesso di Hamas
L’Esecutivo, dunque, con la sua politica, indirettamente, provoca la risposta cruenta e bestiale di Hamas. Non raccoglie gli avvertimenti che giungono, di azioni imminenti contro Israele. Sia dagli Emirati Arabi come dall’Egitto. E reagisce perfino con colpevole ritardo allo stesso attacco del 7 ottobre, una volta avvenuto. Su entrambi i temi specifici, il capo del Governo ha sempre rifiutato di dibattere le questioni e dare risposte esaurienti all’opinione pubblica ed ai Media. Dunque, nessuna trasparenza democratica di Netanyahu. Solo arroganza e mancanza di rispetto delle regole.
La risposta al 7 ottobre: una vendetta spietata ed indiscriminata contro la popolazione civile di Gaza
La risposta democratica al terrorismo di Hamas avrebbe dovuto essere un’ azione di polizia: ricerca e cattura dei responsabili, e loro relativa condanna giudiziaria. Niente di tutto quello avvenne. La risposta è una vera e propria guerra contro la popolazione civile di Gaza che lo spietato Netanyahu sfrutta a fini interni. Cioè, per sfuggire al processo per corruzione. Cinico e profondamente malvagio, sfrutta un episodio drammatico per mantenere il suo potere. Sono ben altre le regole della democrazia. Ora è tutto evidente: ha organizzato la violenza e la guerra per mantenere il potere perfino con l’Iran.
Netanyahu non potrà sfuggire alle responsabilità politiche e penali
L’auspicio è dunque che Netanyahu debba dar conto dello spietato cinismo e del gravissimo disprezzo delle regole morali e civili, in primo luogo, già a partire dal 27 ottobre prossimo. Prestando ascolto ai sondaggi demoscopici che delineano un futuro governo Netanyahu, esso, in verità, appare privo del necessario sostegno in Parlamento. Il popolo di Gerusalemme dovrà decidere: abbracciare il cambiamento o continuare a tenere in sella un governo che isola drammaticamente il Paese nel contesto internazionale e lo espone a sanzioni sempre più pesanti e mirate. Dunque, il voto del 27 ottobre sarà un autentico giudizio popolare sull’esercizio dei poteri democratici. E dunque sarà un voto molto importante e decisivo per la società e lo stato ebraico.
D’altra parte, se è vero che “ogni uomo è mortale ed ogni Nazione ha un’ascesa ed un declino, solo un’idea rimane. Le idee sono immortali”. (2)Il popolo Palestinese continuerà a lottare fino a raggiungere lo scopo della sua identità come Nazione. Dunque, l’ideale del popolo Palestinese è immortale. E di questa volontà qualunque forza politica di Gerusalemme dovrà necessariamente tener conto. Prima o poi, Netanyahu dovrà rispondere ai giudizi delle autorità costituite e dai tribunali, in casa ed all’estero. Anche quello dovrà essere uno scopo della maturità democratica del Paese.
- Presidente John Fitzgerald Kennedy, campagna elettorale 1960, orazione a New York.
- Presidente John Fitzgerald Kennedy, Casa Bianca, 1963.
Sebastiano Catalano
Giovanna Fortunato
