Itinerari / Esperienza immersiva a Catania, alla scoperta del centro

0
8
Catania Duomo e liotru

Contrariamente a quanto prevede il programma “sabatino”   dei miei fine settimana, quel primo  sabato di ottobre avevo  accantonato l’ idea di fare la solita  incursione  in un centro commerciale.
Appena sveglio mi ha incantato il sole del primo  mattino che  illuminava già i tetti di tegole rosse e le facciate delle case intorno alla mia. L’aria più fresca si mischiava  con  il profumo del pane appena sfornato,  proveniente da una piccola bottega dietro l’angolo.

Il richiamo a fare un’esperienza immersiva nel centro città era forte, quasi irresistibile. Quindi, decisione presa all’ unanimità: si va a Catania! Parcheggiata  l’auto nell’ area a ridosso degli Archi della Marina, inizia quella che si preannuncia un’escursione emozionante. Appena superato l’ arco di Porta Uzeda, si sentono i nostri passi che  risuonano leggeri sul pavimento lastricato di basole,  incastrate in geometrica armonia. Ed ecco la piazza Duomo che si apre alla vista con la sua composta vivacità.  Ci accoglie lo scorrere dell’ acqua “o linzolu”  che scivola compatta dalla fontana dell’ Amenano. Sembra intonare  un canto quasi litanico che  sublima un passato per sempre smarrito. Un gatto randagio si muove lento tra i vasi di gerani rossi sistemati sulla loggia  di uno tra i più imponenti palazzi barocchi della piazza.

Catania, Tritone particolare della fontana dell'Amenano
Particolare della fontana dell’Amenano

Catania / La maestosità del Duomo

Nel frattempo lo sguardo  verso la maestosa cattedrale è catturato dal  suo  fastigio. Incorniciato da una teoria  di colonne corinzie,  ci  offre  solenne  il gruppo statuario di Sant’ Agata in trionfo con gli angeli. E l’ immancabile Liotru  l’ ammira. Nel suo assordante silenzio, si compiace e sembra inchinarsi dinanzi all’ atteggiamento mistico della Santa Patrona. I  bar all’aperto, intanto, accolgono i primi clienti. Molti scorrono il dito sullo schermo  dello smartphone, qualcuno legge, ancora,  il giornale cartaceo. Tutti al tavolino sorseggiano ora un caffè caldo, ora un cappuccino fumante accompagnato dalla brioche col tuppo.

La passeggiata inizia così, tra la bellezza silenziosa della storia e la vita semplice di ogni giorno. Si  colora di una luce dorata e malinconica: quella  stessa che la pietra nera del vulcano, rivestendo i palazzi di un fascino antico, riesce a infondere  delicatamente nell’ animo.
Il tepore di ottobre, sopravvissuto al ricordo di un’ estate che si allontana, porta con sé l’odore della salsedine che sale dal porto, mescolandosi al vocío della sottostante pescheria.

Catania / Da Piazza Università…a Piazza Stesicoro

Catania, Loggia del Palazzo dell'Università
Loggia del Palazzo dell’Università

Allungando il passo verso piazza Università, l’ emozione si fa più densa. Il prospetto del Siculorum Gymnasium, con i suoi rigidi finestroni ingentiliti dagli  artistici candelabri,  pare voglia  custodire segreti centenari. Il suo asse sommitale, puntellato lungo tutto il perimetro dai graziosi pinnacoli, registra un impatto elegante e distinto. Immagino che ci racconti, a tratti, lo straordinario mondo degli studi che qui a Catania, dal 1434, la fa da padrona.  Per un attimo la mente torna indietro, sognando le carrozze e i passi dei nobili che un tempo affollavano questi stessi marciapiedi. Giunti più avanti, dinanzi  alla curvilinea facciata della Collegiata, la Regia Cappella degli Aragonesi, lo stupore trabocca. É un colpo d’occhio vedere le maestranze che  intrecciano fiori e drappeggi a far da scenario ad un imminente  e sgargiante matrimonio.

Spingendoci più  avanti, con l’ impazienza di giungere all’epilogo di un’ opera d’ arte a cielo aperto,  dopo aver divorato in successione  palazzi riccamente decorati , facciamo  ingresso su Piazza Stesicoro. Essa, divisa a metà tra la modernità dei palazzi novecenteschi e il grande vuoto sotterraneo dell’Anfiteatro romano,  vibra di una particolarità unica e profonda. È qui che il tempo sembra fermarsi, sospeso tra ciò che è stato e il presente che scorre veloce.  In un’area privilegiata della piazza, si eleva il   monumento dedicato a Vincenzo Bellini. Il Musicista siede sulla sua poltrona di marmo con  lo sguardo rivolto verso l’infinito, circondato dalle allegorie dei suoi melodrammi più famosi. Nella suggestione  che si crea nella mente di chi  lo osserva, tra il brusío che sfuma in sottofondo, sembra quasi di avvertire la sua presenza.

L'Etna in veduta prospettica da via Etnea
L’Etna vista da via Etnea

Nel dialogo silente con il Cigno catanese, ad un tratto,  irrompe  l’ energia dell’Ouverture di Norma. Diffusa dagli altoparlanti,  le sue  note  decise e ben  armonizzate,  offrono un’ esplosione sonora  che si coniuga con la luce calda del giorno. Viene da pensare a quel giovane genio che lasciò prematuramente questo mondo, portando nel cuore la dolcezza triste della  sua  Patria.

Catania / Un saluto alla Montagna e poi ..gli irrinunciabili arancini

Tra una sosta e l’altra, giunge il momento di togliere le tende. Non prima, però, di aver scattato un ultimo flash alla Montagna.
Sollevando gli occhi lungo l’asse di Via Etnea, in fondo alla prospettiva perfetta del rettilineo, si staglia maestoso il profilo del Mongibello. Perché per  la gente  etnea,  il vulcano non è solo un importante rilievo  geografico. Piuttosto è il gigante addormentato, avvolto da sfumature evanescenti che gli fanno da sfondo . È questa l’essenza del carattere  del catanese: l’unione tra la fragilità dell’arte umana  e la forza travolgente dell’Etna che sorveglia tutto, immobile, da secoli. Ad un certo punto, un seducente profumo di fritto e di ragù ci invitava a respirarlo a pieni polmoni,  orientantoci verso una storica rosticceria.  Un richiamo irresistibile dopo una bella scarpinata. Camminavamo a passo svelto per raggiungerla, perché nella testa c’era un solo obiettivo: arancini caldi, croccanti e dorati.

Arancino
L’irresistibile arancino al ragù

Entrati nel locale, folgorati  dal bancone in cui svettavano quelle piramidi perfette di riso, la richiesta è stata chiara: “Mezza dozzina al sugo, per favore!”. Il banconista li ha avvolti con cura nella carta oleata, sistemandoli in un vassoio.

Rientrati a casa,  senza temporeggiare neanche un istante, li  abbiamo tirati fuori , sistemandoli su un piatto di ceramica  di Caltagirone. Erano ancora fumanti. Al primo morso, la crosta ha ceduto lasciando  intravedere il ripieno  generoso di ragù, piselli e  caciocavallo filante. Seduti al tavolo della cucina in religioso silenzio, eravamo concordi nel ritenere che non ci sarebbe stato modo migliore di questo per concludere l’ indimenticabile mezza giornata.

Nel pomeriggio si è ripartiti dal punto  in cui ci si era fermati. Sì, perché spostata la fascia oraria, al centro commerciale ci siamo andati ugualmente, come ogni sabato. Il ciclo ha ripreso il suo corso, severo e intransigente.  Imponendo i suoi ritmi e le sue scadenze . E ritorna quel tempo che, sostanzialmente, non si è mai fermato.

Marcello Distefano