Jazz in vigna / Apre Paolo Fresu nella tenuta San Michele. E la Cantina Murgo presenta la prima Jeroboam di spumante metodo classico

0
196
Jazz in vigna jeroboam cantina Murgo

Partenza spumeggiante per la settima edizione di Jazz in Vigna. Si parte domenica 28 giugno ricordando Miles Davis con un quartetto di musicisti d’eccezione: Dino Rubino, Marco Bardoscia, Stefano Bagnoli e il trombettista Paolo Fresu. Nell’occasione la Cantina Murgo presenterà la Jeroboam di Barone Emanuele Pas Dosé 2016. Si tratta di una produzione limitatissima. Una novità enologica nel panorama siciliano che conferma l’autentico e attento lavoro dell’azienda vinicola fondata dal barone Emanuele Scammacca e dai suoi figli nel campo della spumantistica da oltre quarant’anni anni.

Jazz in vigna / Sotto il vulcano musicisti di rilevanza internazionaleJazz in vigna

La rassegna estiva è ospitata dalla Tenuta San Michele e organizzata dal Monk Jazz Club, alle pendici del vulcano, in uno scenario magico che vede l’Etna ergersi sullo sfondo e le vigne a fare da cornice. Nelle precedenti edizioni ha registrato oltre 4mila presenze complessive e numerosi sold out, ospitando musicisti di rilevanza internazionale come Francesco Cafiso, Alfio Antico e lo stesso Paolo Fresu. Quest’ultimo protagonista con la sua tromba lo scorso mese alla serata inaugurale della rassegna Inda al teatro greco di Siracusa. Il Monk Jazz Club per quest’anno propone ben sei appuntamenti (28 giugno, 5-11-18-25 luglio e 1 agosto), di cui già alcuni sold out. L’evento è promosso dalla Regione Siciliana e dal Ministero della Cultura. Gli ultimi biglietti sono disponibili esclusivamente sul circuito CiaoTicket.

Una sperimentazione nella spumantistica sicilianaJazz in vigna 2

La Jeroboam equivale a quattro bottiglie standard ovvero tre litri. Questo formato nasce a Bordeaux e si afferma nella Champagne e si presta da sempre alla conservazione di vini di altissima qualità. La jeroboam Barone Emanuele è un pas dosè, cioè senza dosaggio zuccherino, per restituire nel calice la massima purezza territoriale, precisione aromatica e tensione minerale, tipiche del nerello mascalese con lunghi affinamenti sui lieviti. Essendo di grande formato le bottiglie non sono state riempite con la macchina imbottigliatrice ma direttamente dalla vasca di acciaio, una volta terminata la prima fermentazione.  Nessun“travaso” è avvenuto, cioè il vino non è passato dalla magnum alla jeroboam e il remuage è stato eseguito manualmente. Infine, la tecnica del dégorgement e della tappatura finale si è riadattata a quella dei grandi formati.

Il rapporto tra volume del vino e superficie del tappo riduce l’ingresso di ossigeno, favorendo una maturazione più lenta e armoniosa. Nel nostro caso si tratta di un Metodo Classico millesimato 2016, affinato sui lieviti per circa otto anni, prodotto in quantità estremamente limitata: appena una settantina di esemplari”, afferma Michele Scammacca del Murgo.

                                                                               Domenico Strano