Il regno di Luis Enrique continua: il club parigino ha la meglio ai rigori dopo una finale tesissima contro l’Arsenal e, di nuovo, sale sul tetto d’Europa per il secondo anno di fila
Questa volta non è stato un trionfo assoluto come il 5-0 sull’Inter dello scorso anno, ma una finale tesa contro una squadra che avrebbe meritato di vincere forse al pari dei parigini. Ma andiamo in ordine e cerchiamo di analizzare i momenti più salienti della finale per poi cogliere i segreti del c.t. che ha reso il PSG il club più forte d’Europa.
La partita
Si chiude, dopo gli scudetti, anche la stagione Champions e, in una finale non di certo entusiasmante come ci si sarebbe aspettati tra il PSG e l’Arsenal, è stato il club allenato da Luis Enrique ad avere la meglio ai dischetti per diventare la quinta squadra a prendersi la coppa più importante del continente ai rigori e i primi a fare il bis dal tris del Real Madrid nelle stagioni 2016-2018.
La gara si accende dopo appena 6 minuti con una cavalcata di Havertz che si è conclusa con un sinistro che coglie impreparato Safonov e che porta i Gunners subito in vantaggio.
Il PSG tenta quindi l’assalto durante tutto il primo tempo, ma invano, perché i Gunners blindano la loro metà campo e la banda di Enrique deve accontentarsi del possesso palla che, però, oltre a due conclusioni di Fabian Ruiz, non portano a nulla di concreto. La partita si sblocca per i parigini dopo l’intervallo quando un fallo grossolano in area di Mosquera su Kvara ha regalato al PSG un rigore ineccepibile, trasformato da Dembélé nell’1-1 che ha riaperto la partita. Da lì il club parigino ha aumentato il ritmo e all’Arsenal non è rimasto altro che difendersi. Kvara e due volte..
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