Libri / “Canta la notte”, quando le storie individuali s’intrecciano con la vita di una comunità

0
343
Ylenia D'Autilia e Giuseppe Puglisi

A Santa Venerina si è tenuta, lo scorso 13 agosto, la presentazione del libro “Canta La Notte. Memorie private di una storia collettiva”.  Gli autori sono Giuseppe Puglisi e Ylenia D’Autilia. Ha organizzato l’evento, nella Casa del Vendemmiatore, la locale associazione Sto.Cu.Svi.T, con il patrocinio del Comune.Copertina Canta la notte

Dopo i saluti di rito, il già preside Giovanni Vecchio avvia il dialogo con gli autori. E commenta il libro così: “Il testo è dedicato alle parole e all’anima del nostro territorio. È una storia che aspettava solo di essere scritta. Il racconto è allo stesso tempo intimo e corale. Si legge gradevolmente ed è composto da diciassette capitolo molto brevi”.

Vecchio presenta quindi i due autori: Giuseppe Puglisi, nato nel 1953 ed insegnante emigrato al Nord Italia e Ylenia D’Autilia, saggista, insegnante e psicologa.

Viene chiesto subito il perchè del titolo del libro “Canta La Notte”. Allora si ritorna con i ricordi indietro, al passato, quando ogni famiglia, più che con il proprio cognome, era riconosciuta con il soprannome, il cosiddetto “ngiuriu”. Ai tempi era utile in presenza di famiglie numerose. Proprio “Cantalanotte” era quello di Giuseppe Puglisi. L’autore spiega che l’origine era legata al nonno, che con il fratello, andava a suonare le classiche serenate di una volta.

Daniela Greco Gesuele Sciacca e Francesca Sciacca
Da sx: Daniela Greco, Gesuele Sciacca e Francesca Sciaccaz

Intervallati dagli intermezzi musicali di Gesuele Sciacca, della moglie Daniela Greco e della figlia Francesca, vengono presentati i capitoli più importanti del racconto. Hanno curato le letture l’attore Francesco Russo, Pietro Adornetto e Gaia Previtera.

Canta la notte / Un albero di Ficus nella prefazione

Il primo capitolo presentato è piuttosto una prefazione alla storia vera e propria. È dedicato ad un bell’albero di Ficus che per tantissimi anni è stato il protagonista di Bongiardo, frazione di Santa Venerina, dove è cresciuto e vive Puglisi.
Ha fornito ombra, con la sua ampia chioma, agli anziani con le loro storie e ai giovani che, come Giuseppe, sognavano e progettavano il loro futuro.
Il secondo capitolo descrive invece la nascita, negli anni ’70, della radio locale R.T.B., voluta da un gruppo di amici, tra cui lo stesso Puglisi. Successivamente divenne “Antenna Ionico Etnea”, dove entrò a collaborare lo stesso Giovanni Vecchio.

Altro capitolo significativo, commentato dalla D’Autila è il sesto, intitolato Madri. Spiega come importante sia stato per il protagonista il rapporto con la madre e con le donne, come sua moglie Maria. Grazie a loro ha avuto la capacità di affrontare momenti difficili con forza. La docente continua spiegando come sia importante per uomini e donne il rapporto materno. Perchè la madre è quella che si prende cura, che protegge.

Il racconto di vicende personali s’intreccia con la vita della comunità

Ylenia D'Autilia Giuseppe Puglisi e Giovanni Vecchio
Ylenia D’Autilia, Giuseppe Puglisi e Giovanni Vecchio

Il capitolo decimo racconta un momento di svolta per Puglisi: l’arrivo di un telegramma inaspettato che annuncia la chiamata per insegnare al Nord.  Il protagonista vive questa occasione in modo ambivalente. Esita pensando al lavoro con il padre, alla radio, agli amici.  Poi decide dopo l’incoraggiamento della moglie  e poi anche del padre. Ecco che partono con i loro tre figli. Viene descritta la difficoltà nel trovare una casa in affitto e come riesca pian piano ad ambientarsi.

Intervenendo D’Autilia afferma: “Penso che qualsiasi terra sia una terra di emigrazione, un luogo di incontro”. Ricorda con emozione le parole di un suo insegnante, che paragonava un popolo ad una foresta. Gli alberi sembrano separati, ma in realtà le radici si toccano e formano un tutt’uno.

Il capitolo quindicesimo descrive l’emergenza pandemica. Puglisi era stato sempre riluttante alla tecnologia. Riferisce: “In quel momento il mondo era sospeso per la paura. C’era incertezza su tutto. Ecco che nasce nel giro di pochissimo tempo un gruppo, un paese virtuale. Esso stava tenendo insieme una comunità costretta alla distanza. Capii allora come la tecnologia faceva in modo che l’isolamento non diventasse disperazione. Lo spazio rimase permanente”.

Una delle ultime pagine è dedicata al taglio, nel 2024, del Ficus, a cui tutta la frazione era affezionata. L’albero era ormai troppo malandato. L’autore racconta che fu una giornata di tristezza: se ne andava un pezzo di storia della sua Bongiardo.

  Adele Maugeri