“Fiori di acciaio, queste siamo noi donne” è un’opera intensa curata da suor Maria Trigila. Già vibrante dal titolo scelto, l’agile volume è il manifesto di un’epoca composto a più mani dagli studenti del Biennio Classico della Scuola “Don Bosco” Villa Ranchibile di Palermo. Il volume ha la pretesa, vinta, di non essere solo un opuscolo, l’ennesimo, dedicato alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne quanto un percorso educativo nel quale è la scuola ad insegnare un rispetto che va oltre le parole e che permette che i pensieri diventino pagine nate per lasciare un segno.

Il libro, edito da VDJ, è un’antologia intima e militante che non racconta solo la fragilità dell’essere donna ma celebra la resilienza in un viaggio dai toni quasi confessionali ed autentici, attraverso una scrittura corale affidata alle parole di giovanissimi autori. E’ quindi quasi un diario condiviso in cui ogni donna può cercarsi e, addirittura, ritrovarsi.
Fiori di acciaio piantati nel prato della gioventù
Proprio i giovani alunni dell’Istituto Don Bosco hanno dato la forma all’opera, attraverso la loro voce ed il confronto di idee e valori declinati ad un tema attuale e fortemente drammatico.
Nella loro riflessione si leggono appelli chiari e accorati: denunciare prima che sia troppo tardi, troncare le relazioni tossiche, rivendicare la propria libertà senza paura e rifiutare la riduzione della donna a mero oggetto.

Quello che si compone, man mano che la lettura procede, è un mosaico di pensieri, frammenti di parole, di poesie e di testimonianze che vengono ora analizzate, ora assorbite. I contenuti, maturi e sinceri, affrontano dal punto di vista dei giovani la complessità del tema, senza slogan e senza frasi di circostanza: ogni parola ha un suo peso, una sua meditazione, una sua riflessione.
Il volume diventa quindi un manuale per riconoscere, se ancora fosse necessario avere una guida per farlo, i segnali di tossicità e sopraffazione. Diventa soprattutto un punto di snodo per la promozione della cultura del rispetto reciproco, degli spazi altrui, dell’accettazione del no.
Dal titolo ai contenuti: il progetto racchiuso nella copertina
Il senso profondo dell’intero volume è racchiuso già nell’impaginazione grafica del progetto e nel suo titolo.
“Fiori di acciaio, queste siamo noi donne”: il fiore è la delicatezza e la sensibilita, l’acciaio è la forza interiore ma anche il coraggio di opporsi alla violenza e di difendere strenuamente la propria dignità. Un’antitesi formale già nel titolo che, dalla delicatezza del fiore alla durezza dell’acciaio, permette di percepire l’anima di un testo capace di dare voce all’universo donna in tutte le sue sfumature.

La copertina, ricca di dettagli metaforici che catturano immediatamente l’attenzione del lettore, fa comprendere quale sia l’indirizzo che la curatrice vuole dare alla sua opera: rose ed inchiostro, le prime strette nella mano tanto da ferirla e lasciare sgorgare non sangue ma il liquido nero che si riversa direttamente dentro ad un calamaio. L’esperienza della sofferenza che si trasforma in materia prima per la scrittura.
Ed ancora più giù un’altra mano ancora impugna una penna d’oca, inscrivendo un testo continuo e curvilineo che fa da cornice alla composizione. Frammenti di parole che sono densi di significato: “responsabili di difendere la dignità…”, “la morte non è una fatalità…”, echi di narrazione che ripercorrono la storia di moltissime donne.
La scuola ed il valore educativo dell’iniziativa “Fiori di acciaio, queste siamo noi donne”
Evidente il valore educativo dell’iniziativa, come ribadito già nella prefazione del preside, prof. Nicola Filippone, e nuovamente richiamato nella postfazione.
La scuola è uno dei primi presidi di educazione e luogo di formazione alla persona prima ancora che alla nozione. Questa visione è pienamente coerente con la tradizione educativa salesiana, che riconosce come paramentro educativo l’ascolto, il dialogo e la prevezione per costruire una società giusta.
Guidati con maestria e sensibilità dalla docente di italiano suor Maria Trigila, i giovani autori hanno trasformato un semplice compito scolastico in una testimonianza viva. In questo progetto i ragazzi non sono osservatori ma protagonisti di una riflessione che richiama al contrasto di stereotipi, pregiudizi e forme di violenza. Il gruppo classe è coinvolto senza distinzioni di genere, guidata nel riconoscere il rispetto reciproco come fondamento della relazione autentica.

La scuola, quella buona davvero e non solo per nota ministeriale, si dimostra capace di guidare alla riflessione libera per farla diventare responsabilità e coscienza civile.
“Fiori di acciaio, queste siamo noi donne” è la dimostrazione di come la scuola possa essere veramente laboratorio di cittadinanza attiva, capace di educare al pensiero critico. L’impegno della scuola ci ricorda come il contrasto alla violenza di genere non si costruisca solo attraverso le leggi, quindi nel momento in cui serve una legislazione che regolamenti ed eventualmente punisca, ma soprattutto attraverso percorsi di educazione, cultura e impegno quotidiano.
La postfazione del volume “Fiori di acciaio, queste siamo noi donne” e il Manifesto per la dignità e la libertà delle donne
A don Arnaldo Riggi viene affidata la postfazione del volume. E’ proprio attraverso le sue parole che l’immagine della copertina prende una forma capace di attraversare tutte le pagine del volume e sottolineare come la forza e la durezza non abbiano la stessa identità ma guidino entrambe la capacità di scegliere responsabilmente il bene.
A portare verso la fine del volume è il “Manifesto per la dignità e la libertà delle donne”, riflessione che nasce proprio dalla sensibilità delle nuove generazioni e che rievoca le molteplici forme della violenza, da quella fisica a quella digitale. Dalla lettura di questo excursus emerge un messaggio chiaro: l’amore autentico non ha bisogno di controllare, umiliare e possedere. E’ un percorso attraverso il rispetto della libertà dell’altro, della sua unicità e della sua libertà.

Il volume si conclude con i riferimenti ai servizi di emergenza e ai numeri di supporto, scelta che rappresenta un desiderio di concretezza: la sensibilizzazione acquista maggiore valore poichè accompagnata dalla consapevolezza che esiste una rete di aiuto per chi trova il coraggio di chiedere sostegno.
Per concludere
La lettura di “Fiori di acciaio, queste siamo noi donne” attraversa le tematiche del diritto, dell’identità femminile e di come la donna viene percepita (ora capace di piegarsi, ora capace di reagire e non lasciarsi spezzare dalle avversità della vita). Ma soprattutto il volume vuole rimettere al centro di tutto l’umanità, gli affetti, il rispetto ed il valore dell’altro.

Una lettura, preziosa e toccante, consigliata per il suo valore antologico e ancora di più per conoscere meglio le nuove generazioni. Un volume per ricordarci che siamo tutti corresponsabili nel costruire ed educare ad una società migliore. E per sottolineare ancora una volta che la violenza non nasce nell’improvviso o nel delirio, ma che è una pratica che si compone di tanti piccoli atteggiamenti quotidiani errati. E per questo si deve imparare a prevenire ogni giorno con parole, ascolto e soprattutto esempi positivi.
La scuola è ancora una volta buona maestra di vita.
Chiara Costanzo
