Libri / “Il Cristo siciliano”, arte, teologia ed antropologia nel libro di padre Antonio Agostini

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Presentazione libro Il Cristo siciliano di don Antonio Agostini

Era strapiena la chiesa dedicata a Maria SS. Annunziata, a Randazzo, in occasione della presentazione del nuovo libro di padre Antonio Agostini dal titolo: “Il Cristo Siciliano, per una rilettura delle immagini cristologiche nell’etnea Randazzo tra arte e teologia”. Il libro si rifà alla tesi di baccalaureato di don Agostini e, in una veste rielaborata, appare proprio in questo mese di luglio (Giuseppe Maimone Editore).Copertina Il Cristo Siciliano di padre Antonio Agostini

Don Antonio Agostini, sacerdote della Chiesa acese, docente di Storia dell’Arte nonché direttore del Museo Diocesano di Acireale, con questo suo lavoro ha cercato – riuscendovi bene – di dare un importante contributo nell’esplorazione dell’affascinante ed apparente “dicotomia” tra l’immagine ufficiale di Gesù proposta dalla Chiesa e quella più popolare, più intima ed, in un certo senso, più umana nata dall’incontro tra fede, tradizione e cultura della Sicilia.

Hanno porto i saluti istituzionali il sindaco di Randazzo, Antonino Grillo, e l’assessore alla cultura Sara Sindoni, a nome dell’amministrazione comunale che ha dato il patrocinio all’evento. Poi ha aperto i lavori – condotti dal fil rouge di padre Gianluca Franco, anche lui sacerdote della Chiesa acese e vicedirettore dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Acireale – l’ arciprete parroco della Basilica di Santa Maria Assunta, don Domenico Massimino. Che, peraltro, ha curato anche la Postfazione dell’opera di padre Agostini.

L’intervento di don Domenico MassiminoL'intervento di padre Domenico Massimino

“Il Cristo Siciliano, il Figlio di Dio fatto uomo, coinvolto pienamente e drammaticamente nei dolori e nelle sofferenze dell’umanità – ha detto padre Massimino – trova nell’antica città medievale di Randazzo una collocazione così significativa tanto da poter assurgere a modello paradigmatico cui guardare per scorgere ed approfondire quel fecondo rapporto osmotico tra arte figurativa e tradizioni popolari. Che, particolarmente nella nostra Isola, si concentra proprio nel Cristo della Passione e, particolarmente, sull’immagine di Cristo Crocifisso”. 

“La città di Randazzo, poi – ha tenuto a precisare lo stesso don Massimino nel suo apprezzato intervento di apertura – è contrassegnata da un’autentica, profonda e diffusa devozione mariana. Non c’è chiesa nella quale non si veneri la Madonna sotto un particolare titolo. E la patrona della città è proprio la Vergine Assunta. In occasione della cui festa (dopo la processione della Madonna Dormiente del 14 agosto sera), nel pomeriggio del successivo giorno 15, si ha la conosciutissima Vara dell’Assunta. Il carro trionfale cinquecentesco che raffigura i tre misteri mariani della Dormizione, Assunzione ed Incoronazione di Maria SS. in Cielo”.

Il Cristo siciliano / La relazione di padre Gaetano PulvirentiL'intervento del relatore padre Gaetano Pulvirenti

Dopo padre Massimino, ha preso la parola don Gaetano Pulvirenti, arciprete parroco della chiesa di Santa Lucia in Aci Catena. Egli si è particolarmente soffermato sul fatto, più che assodato, di come la cultura siciliana abbia segnato la figura di Cristo con alcuni suoi tratti specifici.

“Quello ipotizzato – ha detto padre Pulvirenti – è un Cristo quasi fuori dalla Chiesa. Ovvero un Cristo che non rientra nella predicazione, nella catechesi e nella liturgia ufficiale come spazio controllato solo ed esclusivamente dal clero e dal Magistero della Chiesa. Da precisare, però, che questo Cristo più popolare, in un certo senso fuori dai canoni della Chiesa, non è un Cristo contro di essa. Bensì un Cristo più libero, che cammina per strade proprie e che sfugge ad ogni previsione o controllo. In poche parole, è un Cristo più vicino alla gente, più intimo e più familiare”.

“L’opera di padre Antonio Agostini – ha ancora precisato don Gaetano Pulvirenti – si inserisce proprio in questo solco popolare e familiare, in cui, partendo dal linguaggio pittorico e della pietà popolare, si arrivi ad un Cristo che ha il suo centro interpretativo nel corpo.
Il corpo sulla croce, il corpo che afferma il primato dell’Incarnazione per poter comprendere la Pasqua. Quel corpo che viene torchiato affinché il suo sangue possa redimerci. Un corpo non solitario, ma messo prevalentemente accanto a quello della Madre Addolorata. Anzi, è proprio l’insieme dei due corpi che costituisce, forse, il centro focale della contemplazione collettiva del Venerdì Santo. Rendendo difficile stabilire se sia la Madre piuttosto che il Figlio il vero riferimento della celebrazione popolare”.

Il Cristo siciliano / Arte, teologia ed antropologia nel libro di padre Antonio Agostini

Da sx,don Domenico Massimino don Gaetano Pulvirenti don Gianluca Franco e don Antonio Agostini
Tavolo dei relatori. Da sx: don Domenico Massimino, don Gaetano Pulvirenti, don Gianluca Franco e don Antonio Agostini

E così, attraverso un linguaggio che unisce arte, teologia ed antropologia, lo studio di padre Antonio Agostini elegge la città di Randazzo, posta sulle pendici settentrionali dell’Etna, come caso esemplare, come paradigma. Grazie al suo grande patrimonio storico-culturale ed alla presenza e persistenza di antiche tradizioni che spaziano dal Medioevo ai giorni nostri.

Il testo esamina con grande cura le tante immagini cristologiche presenti nel suo territorio. Partendo da raffigurazioni simboliche medievali come il torchio mistico – Gesù che spremendo se stesso produce il suo Sangue quale Succo salvifico per l’intera umanità – sino ad arrivare al realismo drammatico dei crocifissi di epoca barocca. Per approdare infine al secolo XIX attraverso l’analisi di fonti che hanno determinato questa specifica cultura.

Un pilastro fondamentale su cui si regge il lavoro di Antonio Agostini è dato, anche, dalla Settimana Santa che ogni anno si svolge a Randazzo. Dove le diverse processioni, con la partecipazione attiva delle varie Confraternite, non sono semplici tradizioni. Ma rappresentano la più alta espressione di una religiosità autentica che unisce la sofferenza di Dio e della Vergine Addolorata a quella dell’uomo.

Gesù sulla croce mezzo di comunicazione teologica e culturaleIl folto pubblico presente

“Nel mio studio qui pubblicato – ha spiegato l’Autore – ho cercato di dimostrare, sommessamente, come la rappresentazione di Gesù sofferente sulla croce non sia soltanto un riflesso della devozione popolare, ma anche un potente mezzo di comunicazione teologica e culturale che ha saputo integrare elementi di pietà popolare con le grandi tradizioni dell’arte sacra. E per fare questo ho preso ad esempio la città di Randazzo con i suoi tre quartieri imperniati sulle tre principali strutture ecclesiastiche del tempo: latino (Santa Maria Assunta), greco (San Nicolò di Bari) e lombardo (San Martino), che sino al ‘500 parlavano tre lingue diverse, come testimoniato da più autori”.Randazzo, presentazione libro di don Agostini,gruppo

“E tutto questo esaminando un arco temporale che va dal Medioevo ai giorni nostri. Ecco, dunque, spiegata l’abbondanza di opere d’arte giunte sino a noi.
L’analisi di queste opere d’arte e dei vari riti della Settimana Santa randazzese sono diventate, pertanto, occasione per una chiave di lettura assolutamente necessaria per comprendere come la figura del Cristo abbia assunto connotazioni particolari in tutto il contesto della nostra Isola. Diventando simbolo di una religiosità profondamente radicata nel suo tessuto sociale”.

“L’osservazione delle numerose processioni che si snodano durante tutta la Settimana Santa a Randazzo – ha concluso padre Agostini – ci permette di comprendere meglio come dietro alla viva partecipazione dei fedeli e delle varie Confraternite vi sia non solo un richiamo alle tradizioni lasciate in eredità dalle generazioni precedenti. Ma l’essenza stessa dalla fede del popolo randazzese, ancora genuina in tutte le sue espressioni.
Colpisce – soprattutto – la ritualità del Venerdì Santo. Per i suoi toni festosi, talvolta variopinti, imbevuti sempre, però, di quel dramma del vissuto dell’uomo sempre connesso con il desiderio di Dio. Per dirla con il grande Sant’Agostino d’Ippona”.

Le conclusioni del vescovo  mons. Antonino RaspantiL'intervento del vescovo monsignor Raspanti

A trarre le conclusioni finali è stato poi il vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, che ha curato anche la Prefazione del volume.
“Lo studio di padre Antonio Agostini – ha detto mons. Raspanti – delinea le basi metodologiche per un’analisi approfondita della figura del Cristo Siciliano. Inteso come fenomeno culturale e teologico che trascende la semplice devozione religiosa.
La ricerca di don Agostini si propone di esplorare la tensione dialettica tra l’iconografia ufficiale della Chiesa, soprattutto quella del primo millennio, e la sua rielaborazione popolare.
La figura del Cristo Siciliano viene indagata non come una mera variante folkloristica dell’iconografia sacra. Bensì come un complesso costrutto teologico-antropologico radicato nella nostra identità isolana”.

“La città di Randazzo, attraverso lo studio delle testimonianze sia materiali che immateriali raccolte da padre Antonio Agostini, diviene – ed è divenuta – un laboratorio ideale per una verifica empirica, utile a dimostrare come la pietà popolare non sia un puro e semplice riverbero della fede.  Bensì un potente mezzo di comunicazione culturale capace di influenzare persino la stessa liturgia e le tradizioni dell’arte sacra”.

“È, questo di don Agostini – ha concluso il vescovo – un saggio in cui l’arte e la teologia si incrociano con la storia, l’antropologia e la letteratura mistica, svelando iconografie significative con passaggi che fanno comprendere come l’arte sacra sia luogo teologico, un’occasione preziosa in cui l’uomo sperimenta l’incontro con Dio che cammina al suo fianco nelle strade della vita. Anche e soprattutto in quelle più difficoltose e nei momenti più difficili”.

                                                                               Giuseppe Portale