Giovedì 9 luglio si è tenuto a Stazzo l’incontro “La nuova sfida della dispersione scolastica”, in cui sono intervenuti l’avvocato Saria Pavone e il professore Marco Cristaldi. Il parroco della comunità di Stazzo, don Salvatore Di Mauro, ha presentato il secondo appuntamento degli “Incontri al Pozzo”, presso il cortile della sua parrocchia. È stato un momento di profonda riflessione comunitaria focalizzato su una delle piaghe più silenziose e complesse del nostro sistema educativo: la dispersione scolastica. Gli esperti, in ambito giuridico e accademico, si sono confrontati per analizzare il fenomeno non solo come un dato statistico, ma come il sintomo di disagi familiari e sociali molto più profondi.
Stazzo / Cosa si nasconde dietro la dispersione scolastica
Ad aprire il dibattito, l’avvocato Saria Pavone ha richiamato l’articolo 34 della Costituzione, intrecciato alle tutele ONU e CEDU, per ribadire come il diritto allo studio sia un pilastro da garantire a ogni costo. “Dietro all’abbandono dei banchi di scuola, spesso, si apre un vaso di Pandora”. La legale spiega che di solito si presentano tre grandi criticità. “Separazioni conflittuali vissute male dai figli, dinamiche di trascuratezza da parte di genitori e contesti di marginalità sociale o povertà educativa”. Questi ultimi aprono le porte al lavoro nero e alla microcriminalità. “A queste si aggiunge il fenomeno sempre più diffuso degli hikikomori”, letteralmente “stare in disparte” o “isolarsi”. È una condizione per cui i giovani scelgono la via dell’isolamento sociale volontario.
Quando la scuola segnala un’assenza prolungata, “si attiva una macchina complessa”. L’avvocato Pavone ha tenuto a precisare che non si tratta di un meccanismo punitivo, bensì di un percorso di comprensione.
L’iter della dispersione scolastica
Il magistrato incarica i servizi sociali di avviare un’indagine sul nucleo familiare. Se emergono gravi incapacità nel far rispettare l’obbligo scolastico, il Tribunale per i minorenni incardina un ricorso de potestate (sulla responsabilità genitoriale). In questa fase, viene ascoltato il minore e nominato un curatore speciale, ovvero un legale che tuteli esclusivamente il bambino. Una svolta fondamentale secondo Pavone, la quale ha sottolineato come oggi si sia finalmente “messo al centro il minore e la tutela del bambino, capendo che doveva avere anche lui una voce in capitolo”.
L’iter si conclude poi con un provvedimento del Tribunale a supporto della famiglia oppure con un’archiviazione. Sullo sfondo resta il severo Decreto Caivano del 2023, che ha inasprito le sanzioni per i genitori inadempienti, passando da una multa irrisoria di 30 euro fino a due anni di carcere. Tuttavia, l’obiettivo resta il riscatto dei giovani. Un esempio è il progetto “Liberi di scegliere“, ideato nel 2012 e promosso dal giudice Roberto Di Bella, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania. Si impegna ad “assicurare una concreta alternativa di vita ai soggetti minorenni provenienti da famiglie inserite in contesti di criminalità organizzata o che siano vittime della violenza mafiosa e ai familiari che rifiutano le logiche criminali”.
I numeri del disagio e la dispersione implicita
Il focus si è poi spostato su un’analisi pratica della didattica grazie all’intervento del professor Marco Cristaldi. Il docente ha lanciato un importante campanello d’allarme. “La dispersione non è solo l’abbandono fisico della scuola, ma esiste anche una “dispersione implicita”. E’ la condizione di quegli studenti che, pur frequentando, non raggiungono i traguardi minimi di competenze”.
I dati macroscopici delineano uno scenario contrastante. Nel 2025 il tasso ELET (l’indicatore europeo dell’abbandono scolastico precoce) è sceso all’8,2%, un dato in calo che vede però i maschi e gli studenti nati all’estero come i soggetti più a rischio. Ma è guardando a livello locale che la situazione si fa drammatica. In Sicilia, quasi un ragazzo su quattro è a rischio di dispersione implicita già alle scuole medie. Mentre alle superiori ben sei studenti su dieci non riescono a raggiungere gli obiettivi minimi in matematica.
L’appello alla comunità
Secondo il docente, il ruolo dell’insegnante potrebbe, e dovrebbe, fare la differenza. In primis, dovrebbe “prevenire, intercettando il disagio e il disinteresse prima ancora che scatti la segnalazione ufficiale. Il secondo consiglio è rivoluzionare i metodi didattici: “la lezione frontale è ormai passiva e mostra forti limiti nel trattenere l’attenzione degli alunni”. La soluzione sta nel programmare esperienze attive e forme di apprendimento cooperativo. Per sconfiggere la dispersione scolastica serve abbandonare la logica punitiva e investire risorse concrete: infrastrutture moderne, formazione, assunzione di nuovo personale e, soprattutto, la riduzione del numero di alunni per classe.
A terminare l’incontro sulla dispersione scolastica sono state le parole del parroco di Stazzo, don Salvatore Di Mauro, che ha richiamato l’intera comunità alle proprie responsabilità educative e sociali. “Ognuno di noi è chiamato a fare squadra per il bene dei ragazzi” ha concluso.
Sabrina Levatino
